ITALIANI ALL’ESTERO
Questa
mattina la presentazione del “Rapporto Italiani nel Mondo”
ROMA - E’ fondato pensare, a seguito di una vera e propria disaffezione culturale, che gli italiani all’estero rischiano di essere dimenticati dagli italiani che vivono in Italia?
Se così fosse, a cosa sarebbero serviti gli investimenti fatti in viaggi, visite, convegni e progetti e la stessa normativa finalizzata al recupero della loro partecipazione politica?
L’Italia si sta forse dimenticando di una sua epopea nazionale, rischiando di diventare un paese dalle radici rinsecchite, con 4 milioni di orfani e decine di milioni di oriundi senza riferimento, invitati a cavarsela per proprio conto?
Conviene entrare nel merito di queste domande, avendo riguardo all’attuale fase di difficoltà che sta conoscendo l’Italia e tenendo fermi due principi: come non è giustificabile la distrazione che si riscontra in Italia rispetto agli italiani nel mondo, così va superato il disinteresse di chi è emigrato, e dei loro discendenti, nei confronti dell’Italia.
Il Museo dell’Emigrazione Italiana ha formalmente riconosciuto nell’esperienza degli emigrati un elemento fondamentale dell’identità nazionale, perché sono partiti come appartenenti a una singola regione o a un singolo paese, ma all’estero si sono scoperti soprattutto come italiani, pur nell’ambito di un’appartenenza multipla anche al nuovo paese. Perciò, non senza ragione, il direttore scientifico del museo, lo scalabriniano p. Lorenzo Prencipe, ha precisato: “La principale missione del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana consiste nel non disperdere la memoria storica dell’emigrazione che, pur avendo forgiato l’identità di un popolo, rischia di essere reclusa nella sezione degli oggetti folcloristi di un lontano passato”.
Vi è anche un’altra ragione che induce ad apprezzare l’apporto degli emigrati. Lo Stato italiano, che non si è formato con un processo secolare come altrove, rende gli italiani più vulnerabili alle suggestioni demagogiche. Chi ha fatto per un certo periodo l’esperienza in emigrazione, sia che sia rimasto oltre confine sia che sia ritornato, è portatore di altre impostazioni nazionali in grado di correggere e arricchire i difetti del “Sistema Italia”. In quest’ottica andrebbe apprezzata, in particolare, la sensibilità europea propria dei migranti, che grazie al processo di integrazione comunitaria hanno visto attenuarsi, fino ad essere superate, le barriere nazionali e gli ostacoli che esse costituivano alla loro tutela.
Gli italiani residenti all’estero, anche coloro il cui progetto migratorio non ha avuto un successo eccezionale, hanno stabilizzato la loro situazione. Ora non è più il tempo di mantenere una mentalità rivendicazionista o assistenzialista nei confronti della patria, sempre più in difficoltà a causa dei nuovi e più agguerriti competitori sullo scenario mondiale. In Italia ristagnano gli investimenti, aumenta il debito pubblico e diminuisce la competitività: questi fattori, se non contrastati, possono avere delle conseguenze devastanti. È in difficoltà il “Sistema Paese”, lento se non incapace di portare avanti le riforme strutturali, di avviare un confronto politico serrato ma sereno, di qualificare il sistema universitario, la ricerca, i servizi; di investire sui giovani, di proiettarsi verso il futuro.
Secondo
Secondo mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, “affinché l’Italia riassuma il suo ruolo e rivitalizzi il dinamismo del passato, è indispensabile un aiuto di ritorno da parte degli emigrati italiani, protagonisti in paesi le cui esperienze presentano stimoli utili. Solo così si potrà riattivare un dinamismo rimasto inceppato e rinascerà la convinzione che l’Italia può riprendersi e cambiare in meglio. Questo è l’aiuto concreto che gli italiani nel mondo possono fornire in occasione del 150° anniversario dell’Unità di Italia”.
Quello che serve,
da una parte e dall’altra, è questa nuova mentalità. Le azioni concrete, senz’altro,
seguiranno. Il messaggio del Rapporto Italiani nel Mondo 2010 è che l’emigrazione
italiana non è una realtà morta: basta solo riscoprirla. Dagli emigrati e dai
loro discendenti, sulla base delle esperienze fatte nei paesi di adozione, possono
provenire preziosi stimoli a sostegno di un paese in affanno. (Migrantes/