INFORM - N. 222 - 29 novembre 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Rinnovata nel sacrario di Zonderwater l’amicizia Italia-Sud Africa

 

JOHANNESBURG - Nel sacrario di Zonderwater, il campo di prigionia in cui tra il 1941 e ’45 furono reclusi quasi 100 mila soldati italiani, si è celebrata domenica 7 novembre l’amicizia fra Italia e Sud Africa, rinnovata ogni anno in virtù dei legami tra i due paesi nati fra i reticolati, dal momento che furono proprio i circa 800 prigionieri rimasti in Sud Africa dopo la liberazione a dar vita alla prima fase dell’emigrazione italiana in questo paese, poi irrobustita da una seconda ondata risalente ai primi anni Cinquanta.

Aerei sudafricani - segnalano gli Emiliano-Romagnoli nel Mondo - hanno sorvolato il sacrario mentre era in corso la commemorazione dei 252 caduti, un elicottero ha lanciato dal cielo petali di fiori sulle tombe, il coro ha cantato gli inni nazionali dei due paesi e i rappresentanti delle due nazioni e delle associazioni d’arma hanno deposto corone di fiori ai piedi dell’altare e delle tre grandi croci che fanno da sfondo alle piccole croci bianche allineate in tante file uguali nel grande cimitero.

L’Italia ufficiale era rappresentata dall’ambasciatore Elio Menzione, dal console generale a Johannesburg Enrico De Agostini e dall’addetto militare, colonnello Roberto Danieli. Per il governo sudafricano era presente il vice ministro della Difesa Thabang Makwetla, mentre le forze armate erano rappresentate dal capo di stato maggiore dell’Aviazione generale Carlo Gagiano, di origine italiana.

Il presidente dell’Associazione Zonderwater Block, Emilio Coccia - anche presidente dell’associazione Parma Nostra che raduna gli emiliano-romagnoli in Sud Africa e ha sede a Johannesburg - ha accompagnato il vice ministro Makwetla e le altre personalità italiane e sudafricane presenti a visitare il museo che arricchisce il sacrario di preziose testimonianze degli anni di prigionia a Zonderwater. La ricostruzione delle vicende dei prigionieri italiani di Zonderwater, che fu il più grande campo di prigionia del mondo, si deve tutta al parmense Emilio Coccia, imprenditore e appassionato di storia, che ha lavorato con l´appoggio delle istituzioni sudafricane. (Inform)


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