INFORM - N. 221 - 26 novembre 2010


CONVEGNI

Presso il Consiglio regionale della Liguria

“Genova porto di emigranti ai tempi dell’Unità d’Italia”

Monteleone: “L'emigrazione è anche una ricchezza. Occorre trovare il giusto equilibrio fra legalità e diritti umani”. Dall'archivio del Cisei salta fuori il progetto di Garibaldi per il porto di Genova

 

GENOVA - “Genova porto di emigranti ai tempi dell’Unità d’Italia”: è il convegno che si è tenuto presso il Consiglio regionale della Liguria, a Genova.

Il convegno - promosso con il Centro internazionale studi sull'emigrazione italiana - è stato introdotto dal presidente dell'Assemblea regionale Rosario Monteleone.

“L'emigrazione assume un particolare rilievo nella storia della nostra città” ha detto Monteleone ricordando che il fenomeno iniziò già dagli ultimi anni della Repubblica di Genova con picchi importanti nei primi anni del regno. “Complessivamente dai porti italiani quasi venti milioni di persone si imbarcarono per emigrare nelle Americhe”. Le navi generalmente partivano da Napoli, facevano scalo a Genova dove completavano il loro carico di esseri umani. “Un mondo dalle dimensioni sconvolgenti di cui Genova fu il centro. L'emigrante allora, come spesso oggi, era una merce su cui si esercitava la speculazione degli intermediari. I liguri - ha proseguito Monteleone - che avevano anticipato di molti decenni il flusso migratorio verso le ‘Meriche’ quali emigranti modello già negli anni 30 dell'ottocento divennero imprenditori di un trasporto di emigranti caratterizzato, come emerge con amara chiarezza dalle fonti dell'epoca, da uno sfruttamento e una ghettizzazione sconosciute ad altre realtà consimili quali Amburgo, Le Havre o Marsiglia”. Sono cose su cui occorre studiare e riflettere perché – ha aggiunto il presidente “la crisi economica internazionale odierna rischia di far precipitare nuovamente centinaia di migliaia di uomini e donne verso vecchi soprusi e antichi sfruttamenti. È tempo che i diritti degli uomini, e in primo luogo quelli dei migranti, trovino il giusto equilibrio con la legalità e la sicurezza sociale, secondo un patto di responsabilità che resta l'unica risposta che una società civile è chiamata a dare a un fenomeno, quello dell'immigrazione, avvertito troppo spesso nella sua problematicità e raramente come ricchezza” .

Giovanni Enrico Vesco, assessore alle politiche dell'immigrazione e dell'emigrazione, ha ricordato che “gli emigranti italiani e liguri hanno portato in America competenze importanti e hanno dato un contributo a realizzare produzioni allora ben poco diffuse: il vino, ma anche i vetri tipici di Altare prodotti in Argentina da una famiglia di liguri, o a realizzare importanti istituzioni come la Banca d'America. L'emigrazione italiana per quei paesi è stata una ricchezza. Può esserlo anche quella attuale verso il nostro paese”.

Giorgio Devoto, assessore provinciale alla Cultura, ha sottolineato che la Provincia di Genova è socio del Cisei, il Centro internazionale studi emigrazione italiana, nato a Genova per valorizzare la memoria dell'emigrazione italiana. “Oggi l'Italia - ha detto - sta vivendo alla rovescia un fenomeno che l'ha toccata prima dell'Unità d'Italia: Genova, con il suo porto, allora era una porta d'uscita verso altri paesi, adesso è una porta d'entrata. Per questo è importante non dimenticare le nostre radici. Gli italiani sono stati grandi emigranti”.

Andrea Ranieri, assessore comunale alla Promozione della Città, ha detto: “Oggi Genova  può diventare il futuro porto d’Africa, la porta attraverso la quale, grazie alle autostrade del mare, si collega l’Europa a paesi come quelli del Mahgreb che ormai hanno tassi di sviluppo del 4 per cento e da dove partiranno i futuri traffici che possono ridare slancio e sviluppo all'economia ligure”.

Fabio Capocaccia, il presidente del Cisei il centro italiano di studi sull'emigrazione, ha ricordato che il suo centro, nato dal contributo di Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio, ha realizzato alla Commenda una banca dati dove è già possibile ricostruire almeno parte della storia di 3 milioni di migranti. Questo grazie a una fitta collaborazione con i porti di arrivo, sia quelli statunitensi che quelli dei paesi del Sud e centro America. Fra le tante carte ritrovate, un inedito progetto di ristrutturazione del porto redatto da Garibaldi nel 1880. “Negli ultimi suoi anni di vita, il generale era preoccupato che Genova e il regno d'Italia si trovassero impreparati davanti alla crescita dei traffici marittimi frutto dell'apertura del canale di Suez. E in soli 5 anni fece realizzare il Molo Galliera a difesa del bacino portuale salvando comunque una spiaggetta alla base della collina di Castello Garibaldi - ha ricordato Capocaccia - aveva  già previsto l'allargamento del porto a Sampierdarena tramite un canale da realizzare a monte della Lanterna. Negli archivi della Società di letture scientifiche, sono stati trovati i dibattiti verbalizzati di una Commissione creata appositamente nel 1880 per esaminare il progetto di Garibaldi per l'allargamento del porto di Genova, dove il generale letteralmente proponeva di ‘Tagliare il promontorio della Lanterna con un canale navigabile, che passi a monte del Faro e metta in comunicazione le acque del porto antico con quelle della spiaggia di Sampierdarena, e costruire, alla distanza di 320 metri dalla spiaggia attuale, un molo per operazioni commerciali, che vada parallelo alla medesima, e costituisca per Sampierdarena un porto-canale con due ingressi opposti, uno dall'interno dell'antico porto, e l'altro dal mare…’”. Tornando a parlare dei giorni nostri, Capocaccia ha affermato che i traffici portuali negli ultimi anni sono in calo, mentre quelli con il Mahgreb sono saliti del 15 per cento. Un segnale importante di quello che può essere il ruolo futuro dello scalo genovese.

Emilio Franzina, docente di Storia contemporanea della facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Verona, che è intervenuto su ‘Emigrazione e storia d'Italia prima e dopo l'Unità’ e Francesco Surdich, docente di Storia delle esplorazioni e scoperte geografiche della facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Genova, su ‘Genova e la cultura dell'emigrazione tra Otto e Novecento’.

Al termine della sessione mattutina sono state presentate le opere sul tema dell'emigrazione, realizzate con la tecnica dell'aerografo, dell'artista pittore e scultore Meo Carbone, a cui è dedicato il calendario 2011 del Centro internazionale studi sull'emigrazione italiana. Nel pomeriggio la parola è passata a Antonio Gibelli, docente di Storia contemporanea e presidente del Comitato scientifico del Cisei, Marco Doria, docente di Storia economica della facoltà di Economia, su ‘Merci e persone in transito. Le trasformazioni del porto dopo l'Unità’, Danilo Cabona, responsabile dell'Archivio storico dell'Autorità portuale di Genova su ‘Il porto ai tempi della grande emigrazione’, Chiara Vangelista, docente di Storia dell'America latina, ‘L'emigrazione in America Latina da Waterloo alla Belle Époque’, Franco Sborgi, docente di Storia dell'arte contemporanea, su ‘Genova e il suo porto: l'immagine pittorica’, Silvia Martini, responsabile Ufficio stampa dell'Autorità portuale di Genova su ‘Emigrazione e sviluppo delle banchine del porto di Genova tra storia e cronaca’ e Carlo Stiaccini, studioso presso il Dipartimento di Storia moderna e contemporanea e il Cisei, su ‘Racconti di viaggio sulla via delle Americhe’. (Inform)

 

 


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