.ITALIANI ALL’ESTERO
Dal “Messaggero di sant’Antonio”, edizione per l’estero
Lontani dal proprio mare
Da Fiume all’Australia: la storia di un esilio
nel libro di Pino Bartolomè. Fuggiti in massa dai
territori dell’ex Jugoslavia sull’Adriatico. Profughi in un’Italia sorda e cieca.
Partirono in migliaia: istriani e giuliano-dalmati
alla ricerca di una patria perduta
MELBOURNE - Pino Bartolomè,
presidente dell’Associazione Italo Australiana Città di Fiume a Melbourne, nel
libro Esilio e nuova vita sotto
L’esodo delle popolazioni istriano-giuliano-dalmate, avvenuto nell’immediato dopoguerra,
è un fenomeno che, purtroppo, non ha avuto una rilevanza particolare nella storia
dell’Italia. Solo qualche anno fa, con l’istituzione del «Giorno del Ricordo»
si è iniziato a scrivere e parlare, in modo documentato e serio, dell’esilio
a cui sono state costrette 350 mila persone.
In base alla legge n. 92 del 30 marzo 2004
«
La legge è arrivata dopo un lunga attesa
della comunità degli esuli, durata oltre sessant’anni. La caduta dei blocchi
in Germania e nei Paesi dell’Est europeo, ha permesso che venisse riconosciuta
la tragedia di tutte quelle popolazioni «frontaliere» che a causa della guerra
hanno subito la triste condizione di diventare persone senza patria, o semplicemente
profughi.
Gli italiani che vivono nei grandi Paesi
d’emigrazione, come Canada, Stati Uniti, Argentina e Australia, conoscono il
fenomeno dell’esodo istriano meglio degli italiani in patria, poiché all’estero
le comunità istriane sono numerose, attive, bene organizzate e inserite in un
contesto sociale di «italianità» serena e costruttiva.
Proprio dagli esuli di queste comunità è
nata anche un’interessante bibliografia, basata su esperienze personali e su
un’attenta ricostruzione degli eventi storici. Di recente questa bibliografia
è stata arricchita proprio dal libro di Pino Bartolomè,
interessante sia dal punto di vista storico che letterario. Il saggio è sempre
vivace nella narrazione, nella limpidezza del linguaggio, e nel taglio della
cronaca.
«Il libro – spiega Bartolomè
nella premessa – è suddiviso in due parti: la prima narra gli avvenimenti che
ho vissuto personalmente e che hanno vissuto i miei genitori e le mie sorelle
dall’esilio fino al nostro arrivo, e la sistemazione definitiva in Australia.
La seconda parte è un mix di fatti storici, di racconti personali di altri esuli,
di liste dei campi profughi in Italia e degli ostelli per emigranti che ci hanno
accolto in Australia. Fanno parte della seconda parte anche brevi storie sull’associazionismo
dei giuliano–dalmati per far comprendere al lettore
come questa nostra comunità di diplaced persons
sia risorta dalle ceneri, e si sia reinventata nel Paese d’accoglienza per unire
e tenere viva la storia e le tradizioni delle sue genti».
Pino Bartolomè
nacque nel
Bartolomè scrive che «Nel 1945 Fiume
venne occupata dalla Jugoslavia e poi annessa assieme all’Istria con il Diktat
del 10 febbraio 1947, al quale seguirà, nel 1975, il Trattato di Osimo. Il nome
della città venne cambiato dagli jugoslavi con Rijeka.
Alla fine della Seconda Guerra mondiale, Fiume contava 68 mila abitanti, la
maggioranza dei quali, circa l’85%, optarono per mantenere la cittadinanza italiana.
Negli anni seguenti lasciarono in massa la città per sottrarsi alle persecuzioni
e al terrore comunista, prendendo la via dell’esilio».
«Abbandonammo la nostra cara Fiume la sera
del 10 ottobre 1948 con il cuore gonfio. Sapevamo che non saremmo più tornati
a vivere nella nostra terra nativa. Per i miei genitori, come per tutti gli
adulti, la separazione fu particolarmente dolorosa. Lasciavano per sempre i
parenti e gli amici, e abbandonavano nel camposanto di Cosale i loro avi che
erano il simbolo delle radici profonde che da secoli li legavano alla loro terra
(...) La distanza tra Fiume e Trieste era di soli
Iniziò così il girovagare della famiglia
Bartolomè nei centri d’accoglienza dei profughi, sempre segnata
dalla solita trafila: registrazione, assegnazione di brandine, coperte, gavette,
posate, vestiti donati dalla Croce Rossa Italiana. Liberi sì, ma il prezzo della
libertà era alto. Il governo italiano di allora volle intenzionalmente disperdere
gli esuli in tutto il territorio nazionale onde prevenire raggruppamenti e proteste.
I «centri raccolta» che ospitarono gli esuli giuliano-dalmati
erano circa 120 tra il 1945 e il 1960. Alcuni esuli vissero in questi campi
per periodi anche di dieci anni. I Bartolomè vennero
assegnati al campo profughi di Gaeta, uno dei peggiori dal punto di vista del
vitto e dell’alloggio. Il grande nemico era la noia, l’ozio. Per i ragazzi,
l’unico svago era qualche partitina a pallone nell’oratorio dei Salesiani di
Don Bosco. Finalmente l’intervento dell’IRO: l’International Refugee
Organization, portò sollievo e speranza a centinaia
di famiglie. I Bartolomè vennero chiamati a Roma per
un esame di idoneità all’espatrio, divenendo in tal modo da profughi a emigranti.
Seguì il trasferimento in altri campi come Carinaro d’Aversa e Bagnoli. Qui vi fu un momento di grande
paura e sconforto quando circolò la notizia che il quartier generale dell’IRO,
a Ginevra, aveva emesso un decreto che di
«Il giorno dell’imbarco per l’Australia venne
fissato per il 3 gennaio 1952 con partenza dal porto di Brema. Sulla motonave
Nelly eravamo in 1.250 di diverse nazionalità, inclusi 125 giuliano-dalmati. Finalmente, dopo quattro lunghi anni passati
a languire nei campi profughi, si chiudeva un’altra pagina della nostra vita.
Addio Fiume, Istria e Zara! Addio Italia, incapace di proteggere e assistere
i tuoi figli! Addio vecchia e martoriata Europa divisa. Ci aspettava un continente
nuovo e la speranza di una vita migliore. Finalmente Melbourne! Era il tardo
pomeriggio del 9 febbraio 1952, e avevamo navigato per 37 giorni. Ci riversammo
tutti sul ponte per ammirare in lontananza l’illuminazione di quella che sarebbe
diventata per molti di noi la nostra nuova città».
Nella seconda parte del libro, Pino Bartolomè racconta il periodo, non facile, della sistemazione
in Australia, e poi l’espansione e la crescita della comunità istriana e delle
associazioni, sia sportive che sociali e culturali (la squadra femminile di
pallacanestro, il Circolo Fiumano, L’Associazione
Italo Australiana Città di Fiume, il Coro Adriatico,
Le eventuali richieste del libro, vanno rivolte
all’autore: Pino Bartolomè, 44 Curlew Ave, Altona 3018 Victoria
– Australia (Germano Spagnolo- Messaggero di sant'Antonio, edizione italiana per
l'estero, numero di novembre/