MUSICA
Il Risorgimento di Gioachino
Rossini
L’Opera di Roma inaugura la stagione lirica
con “Moïse et Pharaon”
storicamente connessa alla causa dell’Unità
ROMA – Da Salisburgo a Roma. Dopo il festival
austriaco anche il Teatro dell’Opera della Capitale allestisce, sul palcoscenico
del Costanzi, l’opera di Gioachino Rossini “Moïse et Pharaon ou
Le Passage de
Il “Moïse”,
concepito a Parigi rielaborando un precedente “Mosè in Egitto”, rispondeva egregiamente
al gusto francese del grande spettacolo di musica, canto e danza in una cornice
fastosa, e andò in scena nel 1828. Come già a Salisburgo, ma con apporti nuovi,
questa ripresa della partitura rossiniana impegna a fondo i numerosi interpreti
– oltre ai cantanti e l’orchestra, il coro e il corpo di ballo -. E si avvale
per la direzione musicale della bacchetta prestigiosa di Riccardo Muti. Con
lui, nella complessa impresa, artisti di sua completa fiducia guidano le diverse
componenti dello spettacolo: Pier’Alli per la regia, le scene e i costumi, Roberto Gabbiani
per il coro, il cino-americano Shen Wei per la danza, tutti molto quotati in campo internazionale.
L’azione del libretto, scritto da Luigi
Balocchi ed Etienne de Jouy, abbraccia la vicenda
biblica della prigionia di Mosè e degli ebrei in Egitto, fino alla liberazione
grazie all’”apertura” miracolosa del Mar Rosso. Con l’inserimento di una storia
d’amore tra il figlio del faraone e una nipote di Mosè. La scelta di quest’opera
si inquadra anche nel clima di celebrazione per i 150 anni dall’Unità d’Italia.
Verdi, si sa, fu influenzato dal “Moïse” nella composizione di “Nabucco”, intriso di valori
risorgimentali. E il melodramma verdiano sarà rappresentato al Costanzi nel corso della stagione, ancora sotto la direzione
di Riccardo Muti. (Toni Colotta –