INFORM - N. 220 - 25 novembre 2010


MUSICA

Il Risorgimento di Gioachino Rossini

L’Opera di Roma inaugura la stagione lirica con “Moïse et Pharaon”

storicamente connessa alla causa dell’Unità

 

ROMA – Da Salisburgo a Roma. Dopo il festival austriaco anche il Teatro dell’Opera della Capitale allestisce, sul palcoscenico del Costanzi, l’opera di Gioachino Rossini “Moïse et Pharaon ou Le Passage de la Mer Rouge” con cui la Fondazione lirica inaugura la stagione 2010-2011. E’ uno dei capolavori fra le creazioni “serie” del musicista pesarese, non inferiore per genialità alle grandi opere “buffe” come “Il barbiere di Siviglia” o “La Cenerentola”.

 Il “Moïse”, concepito a Parigi rielaborando un precedente “Mosè in Egitto”, rispondeva egregiamente al gusto francese del grande spettacolo di musica, canto e danza in una cornice fastosa, e andò in scena nel 1828. Come già a Salisburgo, ma con apporti nuovi, questa ripresa della partitura rossiniana impegna a fondo i numerosi interpreti – oltre ai cantanti e l’orchestra, il coro e il corpo di ballo -. E si avvale per la direzione musicale della bacchetta prestigiosa di Riccardo Muti. Con lui, nella complessa impresa, artisti di sua completa fiducia guidano le diverse componenti dello spettacolo: Pier’Alli per la regia, le scene e i costumi, Roberto Gabbiani per il coro, il cino-americano Shen Wei per la danza, tutti molto quotati in campo internazionale.

 L’azione del libretto, scritto da Luigi Balocchi ed Etienne de Jouy, abbraccia la vicenda biblica  della prigionia di Mosè e degli ebrei in Egitto, fino alla liberazione grazie all’”apertura” miracolosa del Mar Rosso. Con l’inserimento di una storia d’amore tra il figlio del faraone e una nipote di Mosè. La scelta di quest’opera si inquadra anche nel clima di celebrazione per i 150 anni dall’Unità d’Italia. Verdi, si sa, fu influenzato dal “Moïse” nella composizione di “Nabucco”, intriso di valori risorgimentali. E il melodramma verdiano sarà rappresentato al Costanzi nel corso della stagione, ancora sotto la direzione di Riccardo Muti. (Toni Colotta – Inform)     

 

 


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