ITALIANI ALL’ESTERO
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“L’Italiano” l’editoriale del direttore Gian Luigi Ferretti
No all’Italia nel mondo
ROMA - Mi è venuto il sospetto che non ci sia nulla di personale nei tagli feroci ai capitoli degli italiani nel mondo, ma che ci sia un disegno ben preciso, per quanto incomprensibile, per eliminare ogni traccia di Italia nel mondo.
Si stanno progressivamente, e rapidamente, tagliando i legami con i quasi 5 milioni di connazionali e quasi 70 milioni di oriundi sparsi per ogni dove quasi ad evitare il rischio che possano essere di valido ausilio di quel Sistema Italia che evidentemente non si vuole assolutamente esportare.
Vogliamo parlare della promozione delle nostre esportazioni all’estero? Leggiamo quanto osserva Dario Di Vico nel suo editoriale sul Corriere della Sera di oggi:
E’ chiaro che l’export resta la carta più importante che possiamo giocarci per uscire dalla crisi, per entrare nei mercati emergenti, quelli che promettono di crescere di più. Ma nell’agenda politica di questa priorità non v’è tracci. Nei giorni scorsi il ministro Giulio Tremonti ha definito “folkloristiche” le nostre strutture di promozione all’estero. E’ da maleducati chiedere ai partiti della maggioranza di sospendere per un momento la compravendita di deputati e/o senatori e3 decidere cosa vogliamo fare dell’Ice e delle sue sette sorelle? O aspettiamo che tutti, proprio tutti, i nostri concorrenti abbiano nel frattempo conquistato le loro brave quote di mercato in India, Cina, Brasile e Sudafrica?
Vogliamo parlare della promozione della lingua e cultura italiana?
Se poi qualcuno ci dice che questi tagli sono per risparmiare, intanto gli ricordiamo la storia del padrone che fece morire il cavallo perché gli dava sempre meno biada fino a negargliela del tutto. Per risparmiare, appunto.
E poi, senza scomodare
le auto blu, le comunità montane, le province e via discorrendo, ci permettiamo
di rispondere che non passa giorno che la propaganda governativa non ci spieghi
come noi siamo messi meglio, nei confronti della crisi, di quasi tutti i paesi
europei. E allora perché gli altri non tagliano i ponti che li collegano al
mondo? Andatevi a rileggere le cifre che spendono per la promozione della loro
lingua e cultura e confrontatele con le nostre mancette. Spiegano tutto. (Gian
Luigi Ferretti-L’Italiano/