INFORM - N. 220 - 25 novembre 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Eugenio Marino (Pd) fa il punto sui tagli delle risorse pubbliche, sul voto all’estero e sulla riforma di Comites e Cgie

“Noi vorremmo l’attenzione del Governo sulle questioni che toccano la carne viva degli italiani all’estero... Sarà nostra priorità rendere il voto più sicuro”

 

ROMA- In questi mesi il variegato mondo degli italiani all’estero deve affrontare la duplice sfida dalla crisi economica, che causa drastici tagli alle risorse pubbliche destinate alle comunità, e di quella politica. In caso di elezioni anticipate le nostre collettività nel mondo sarebbero infatti chiamate nuovamente al voto senza la revisione organica, più volte auspicata da tutte le forze politiche, degli aspetti tecnici della legge che regolamenta il suffragio nella circoscrizione Estero. Modifiche, volte a migliorare la segretezza e la sicurezza del voto, che, in caso di consultazioni anticipate, dovrebbero essere rapidamente selezionale ed approvate. Una limitata riforma tecnica, composta da alcuni punti fermi, che, per marciare speditamente andrebbe concordata dal Governo anche con le forze di opposizione. Per saperne di più su questa ipotesi di percorso, già enunciata dal sottosegretario Mantica, e su altre questioni che riguardano da vicino i nostri connazionali all’estero, abbiamo rivolto alcune domande al responsabile del Pd per gli Italiani nel Mondo Eugenio Marino.

Se la legislatura dovesse finire prima del tempo si andrebbe al voto con la vecchia legge che ha più volte evidenziato alcuni limiti tecnici. Lei crede che saranno possibili, a tempi brevi, limitati correttivi della norma?    

Se le elezioni si terranno a breve sarà difficile promuovere un normale iter parlamentare per unificare le varie proposte in Parlamento di modifica del voto all’estero ed arrivare ad un testo unico da discutere. Quindi se si dovesse andare al voto anticipato, soprattutto se questo avesse luogo in primavera, non ce la faremmo perché i tempi dell’iter sarebbero troppo lunghi. Alla luce di tutto ciò il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica a settembre aveva detto che era necessario vagliare l’ipotesi del varo di un decreto legge che ponesse almeno dei paletti , attuando alcune modifiche che, pur non risolvendo tutti i problemi del voto, avrebbero contribuito a renderlo più sicuro . E siccome parlava di un decreto legge, uno strumento un po’ insolito, chiedeva di farlo insieme alle opposizioni. Immediatamente noi gli abbiamo risposto che eravamo d’accordo e che la priorità per noi è quella di rendere il voto più sicuro difendendolo da ogni possibilità di broglio. Quindi ci siamo subito detti disponibili a parlarne. Mantica ha apprezzato, ma sono passati 3 mesi e ancora non è stato avviato alcun confronto. Stiamo aspettando che Mantica convochi l’opposizione e apra un tavolo di discussione per parlare di queste modifiche. Noi siamo favorevoli a farle, purché vi sia un accordo sui punti  da realizzare.   

La riforma dei Comites e del Cgie attende da tempo il via libera della Commissione Bilancio del Senato. Al ritorno del provvedimento alla Commissione Esteri vi sarà probabilmente il tempo per un ulteriore approfondimento del testo e per l’eventuale acquisizione dei suggerimenti formulati dello stesso Consiglio Generale. Cosa ne pensa?

Io credo che per adesso questa proposta di riforma vada accantonata, proprio perché vi sono molte possibilità che si vada al voto anticipato. Non mi sembra che vi siano le condizioni per aprire un discussione sulla riforma  di Comites e Cgie. Personalmente penso che a suo tempo, quando sono state presentate le proposte di legge, andasse avviata una seria discussione con le opposizioni. Invece si è preferito andare avanti in una direzione. Adesso non ci sono le condizioni o i tempi per parlare della riforma, lasciamola stare e concentriamoci sul voto. Se invece le elezioni dovessero avvenire in tempi più lunghi, allora si potrà riprendere una discussione non unilaterale e seria sulla riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero. Un dibattito che coinvolga, tra l’altro, anche lo stesso Cgie che ha già avanzato da tempo una proposta di autoriforma.  

Nel corso dell’ultima riunione del Cgie i consiglieri sono scesi in piazza per protestare contro i tagli alle risorse pubbliche destinate agli italiani all’estero che rischiano di colpire le categorie più a rischio delle nostre comunità nel mondo. Secondo lei questa manifestazione avrà ricadute positive?   

E’ stata una bella manifestazione unitaria, fatta da tutto il Cgie con il sostegno di associazioni e partiti. L’unica cosa che è mancata è stata  l’interlocuzione con la maggioranza di governo. Questa iniziativa  si prefiggeva infatti di sensibilizzare sui problemi degli italiani all’estero i capigruppo della maggioranza e dell’opposizione e i rappresentanti dell’esecutivo. Con i manifestanti hanno invece interloquito solo il vice presidente della Camera Bindi, la presidente del gruppo Pd al Senato Finocchiaro e il leader dell’Udc Casini. Va inoltre segnalato il messaggio che il presidente della Camera Fini ha inviato al Cgie. E’ mancata invece la partecipazione degli esponenti e degli eletti all’estero della maggioranza. Penso comunque che la manifestazione sia riuscita ed abbia fatto sentire la voce del Cgie e degli italiani all’estero. Una voce però che  “si perde nel vento”, come direbbe Bob Dylan, perché il governo non ascolta.

Mi preme inoltre ricordare che gli italiani all’estero hanno problemi seri. Questioni su cui il Cgie e i partiti di opposizione non riescono ad interloquire con il governo. Fra i numerosi problemi spiccano quelli degli indebiti pensionistici e dell’assistenza. Questioni che toccano la carne viva degli italiani all’estero. Noi vorremmo l’attenzione del governo a partire dagli indebiti pensionistici. Ci sono pensionati a cui, per errori dello Stato e dell’Inps, vengono chieste somme ingenti. Soldi che questa gente non può materialmente restituire. Su questo problema è stata presentata una proposta di legge, firmata anche da deputati del Pdl, che si prefigge di trovare una via di uscita, una soluzione a questo problema enorme, ma non si riesce nemmeno a calendarizzarla per la discussione parlamentare. Vi sono poi i tagli ai fondi per l’assistenza. C’è gente che ha bisogno di un minimo di assistenza medica, e nemmeno quella gli viene riconosciuta. Ieri il Presidente della Repubblica ha detto che non si risanano i bilanci tagliando i fondi per la cultura. Questo vale non solo nel nostro paese, ma ancora per le risorse destinate alla diffusione della lingua e cultura italiana all’estero che sono state altrettanto colpite. (Goffredo Morgia – Inform)

 


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