ITALIANI ALL’ESTERO
Eugenio Marino (Pd) fa il punto sui tagli delle risorse
pubbliche, sul voto all’estero e sulla riforma di Comites
e Cgie
“Noi vorremmo l’attenzione del Governo sulle questioni
che toccano la carne viva degli italiani all’estero... Sarà nostra priorità
rendere il voto più sicuro”
ROMA- In questi mesi il variegato mondo
degli italiani all’estero deve affrontare la duplice sfida dalla crisi economica,
che causa drastici tagli alle risorse pubbliche destinate alle comunità, e di
quella politica. In caso di elezioni anticipate le nostre collettività nel mondo
sarebbero infatti chiamate nuovamente al voto senza la revisione organica, più
volte auspicata da tutte le forze politiche, degli aspetti tecnici della legge
che regolamenta il suffragio nella circoscrizione Estero. Modifiche, volte a
migliorare la segretezza e la sicurezza del voto, che, in caso di consultazioni
anticipate, dovrebbero essere rapidamente selezionale ed approvate. Una limitata
riforma tecnica, composta da alcuni punti fermi, che, per marciare speditamente
andrebbe concordata dal Governo anche con le forze di opposizione. Per saperne
di più su questa ipotesi di percorso, già enunciata dal sottosegretario Mantica,
e su altre questioni che riguardano da vicino i nostri connazionali all’estero,
abbiamo rivolto alcune domande al responsabile del Pd per gli Italiani nel Mondo
Eugenio Marino.
Se la legislatura dovesse finire prima
del tempo si andrebbe al voto con la vecchia legge che ha più volte evidenziato
alcuni limiti tecnici. Lei crede che saranno possibili, a tempi brevi, limitati
correttivi della norma?
Se le elezioni si terranno a breve
sarà difficile promuovere un normale iter parlamentare per unificare le varie
proposte in Parlamento di modifica del voto all’estero ed arrivare ad un testo
unico da discutere. Quindi se si dovesse andare al voto anticipato, soprattutto
se questo avesse luogo in primavera, non ce la faremmo perché i tempi dell’iter
sarebbero troppo lunghi. Alla luce di tutto ciò il sottosegretario agli Esteri
Alfredo Mantica a settembre aveva detto che era necessario vagliare l’ipotesi
del varo di un decreto legge che ponesse almeno dei paletti , attuando alcune
modifiche che, pur non risolvendo tutti i problemi del voto, avrebbero contribuito
a renderlo più sicuro . E siccome parlava di un decreto legge, uno strumento
un po’ insolito, chiedeva di farlo insieme alle opposizioni. Immediatamente
noi gli abbiamo risposto che eravamo d’accordo e che la priorità per noi è quella
di rendere il voto più sicuro difendendolo da ogni possibilità di broglio. Quindi
ci siamo subito detti disponibili a parlarne. Mantica ha apprezzato, ma sono
passati 3 mesi e ancora non è stato avviato alcun confronto. Stiamo aspettando
che Mantica convochi l’opposizione e apra un tavolo di discussione per parlare
di queste modifiche. Noi siamo favorevoli a farle, purché vi sia un accordo
sui punti da realizzare.
La riforma dei Comites
e del Cgie attende da tempo il via libera della Commissione
Bilancio del Senato. Al ritorno del provvedimento alla Commissione Esteri vi
sarà probabilmente il tempo per un ulteriore approfondimento del testo e per
l’eventuale acquisizione dei suggerimenti formulati dello stesso Consiglio Generale.
Cosa ne pensa?
Io credo che per adesso questa proposta
di riforma vada accantonata, proprio perché vi sono molte possibilità che si
vada al voto anticipato. Non mi sembra che vi siano le condizioni per aprire
un discussione sulla riforma di Comites e Cgie. Personalmente penso che a suo tempo, quando sono state
presentate le proposte di legge, andasse avviata una seria discussione con le
opposizioni. Invece si è preferito andare avanti in una direzione. Adesso non
ci sono le condizioni o i tempi per parlare della riforma, lasciamola stare
e concentriamoci sul voto. Se invece le elezioni dovessero avvenire in tempi
più lunghi, allora si potrà riprendere una discussione non unilaterale e seria
sulla riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero. Un dibattito
che coinvolga, tra l’altro, anche lo stesso Cgie che ha già avanzato da tempo una proposta di autoriforma.
Nel corso dell’ultima riunione del
Cgie i consiglieri sono scesi in piazza per protestare contro
i tagli alle risorse pubbliche destinate agli italiani all’estero che rischiano
di colpire le categorie più a rischio delle nostre comunità nel mondo. Secondo
lei questa manifestazione avrà ricadute positive?
E’ stata una bella manifestazione unitaria,
fatta da tutto il Cgie con il sostegno di associazioni
e partiti. L’unica cosa che è mancata è stata l’interlocuzione con la
maggioranza di governo. Questa iniziativa si prefiggeva infatti di sensibilizzare
sui problemi degli italiani all’estero i capigruppo della maggioranza e dell’opposizione
e i rappresentanti dell’esecutivo. Con i manifestanti hanno invece interloquito
solo il vice presidente della Camera Bindi, la presidente del gruppo Pd al Senato
Finocchiaro e il leader dell’Udc Casini. Va inoltre
segnalato il messaggio che il presidente della Camera Fini ha inviato al Cgie.
E’ mancata invece la partecipazione degli esponenti e degli eletti all’estero
della maggioranza. Penso comunque che la manifestazione sia riuscita ed abbia
fatto sentire la voce del Cgie e degli italiani all’estero.
Una voce però che “si perde nel vento”, come direbbe Bob Dylan, perché
il governo non ascolta.
Mi preme inoltre ricordare che gli
italiani all’estero hanno problemi seri. Questioni su cui il Cgie e i partiti di opposizione non riescono ad interloquire
con il governo. Fra i numerosi problemi spiccano quelli degli indebiti pensionistici
e dell’assistenza. Questioni che toccano la carne viva degli italiani all’estero.
Noi vorremmo l’attenzione del governo a partire dagli indebiti pensionistici.
Ci sono pensionati a cui, per errori dello Stato e dell’Inps, vengono chieste
somme ingenti. Soldi che questa gente non può materialmente restituire. Su questo
problema è stata presentata una proposta di legge, firmata anche da deputati
del Pdl, che si prefigge di trovare una via di uscita,
una soluzione a questo problema enorme, ma non si riesce nemmeno a calendarizzarla
per la discussione parlamentare. Vi sono poi i tagli ai fondi per l’assistenza.
C’è gente che ha bisogno di un minimo di assistenza medica, e nemmeno quella
gli viene riconosciuta. Ieri il Presidente della Repubblica ha detto che non
si risanano i bilanci tagliando i fondi per la cultura. Questo vale non solo
nel nostro paese, ma ancora per le risorse destinate alla diffusione della lingua
e cultura italiana all’estero che sono state altrettanto colpite. (Goffredo
Morgia – Inform)