INFORM - N. 219 - 24 novembre 2010


IMMIGRAZIONE 

Contro la tratta umana quattro progetti sostenuti dalla Regione Lazio

 

ROMA – “Quattro progetti per combattere la tratta degli esseri umani e fornire protezione, inclusione e reinserimento sociale alle persone gravemente sfruttate nell'ambito della prostituzione e del lavoro nero. Progetti messi in campo dal Terzo settore in linea con la nuova impronta che stiamo dando alle politiche sociali del Lazio: la sussidiarietà orizzontale come risposta alle difficoltà”. Lo dichiara Aldo Forte, assessore alle Politiche sociali e Famiglia, in riferimento agli interventi in tema di immigrazione che su sua proposta nella seduta di giunta la Regione ha deciso di cofinanziare.

Nello specifico, Forte si riferisce al programma “Ambiguità dell’Accoglienza” dell’Associazione Ora d’Aria, che dispone di una casa di accoglienza nella quale offre sostegno ai transessuali vittime di tratta e di sfruttamento da parte di racket internazionali, in particolare dal Brasile e dall'Argentina. Un sostegno – spiega Forte - che va dall'assistenza sanitaria e legale al counselling psicologico fino all'inserimento lavorativo. Stesse linee guida per il progetto della Provincia di Roma “Prendere il volo 4”, il quale attraverso una unità mobile e personale specializzato interviene direttamente sulla strada per salvare tutte le vittime dello sfruttamento sessuale. Vittime che ricevono assistenza anche grazie al progetto della Comunità Papa Giovanni XXIII e alla casa di accoglienza messa in piedi dall’associazione a Sabaudia.

“Oltre allo sfruttamento sessuale, certamente più noto, - aggiunge l'assessore - da non trascurare è però anche quello legato al lavoro forzato. Non a caso, come ha recentemente rivelato il nostro ‘Rapporto sui servizi sociali del Lazio’, tra le forme di disagio che interessano gli immigrati al primo posto c’è quella legata al lavoro nero”. Ecco perché tra i quattro progetti interessati dal cofinanziamento regionale c’è anche quello della Cooperativa sociale Parsec, dal titolo “Right Job 5”, che sperimenta un sistema di monitoraggio del fenomeno e interviene per informare, inserire in percorsi di protezione e sostenere nel reinserimento lavorativo e sociale le persone identificate come vittime.

“In particolar modo, l'osservatorio legato al progetto ha messo in evidenza che sono coinvolti in questo fenomeno immigrati per lo più di sesso maschile (80%), provenienti da un gruppo di paesi molto più ampio che per lo sfruttamento sessuale (Marocco, Tunisia, Cina, Nigeria, Egitto, Romania, Filippine, Pakistan). Inoltre si sono notate delle vere e proprie segmentazioni territoriali ed etniche: gli agricoltori indiani si concentrano nell'Agro Pontino, i mobilieri pachistani nel Frusinate, le badanti sono per lo più ucraine e rumene, i manovali edili rumeni ed albanesi, i lavoratori domestici provengono dall'Asia e dal Sud America, mentre i lavoratori tessili dalla Cina”.

“Con i progetti finanziati, l'obiettivo è proprio quello di creare una rete di attori sociali locali per rispondere direttamente sul territorio al dramma dell'immigrazione clandestina e - conclude l’assessore Forte - per difendere la dignità umana”. (Inform)

 

 


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