INFORM - N. 219 - 24 novembre 2010


CONFERENZE

All’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, Alberto Sorbini direttore dell’Istituto per la Storia Contemporanea dell’Umbria

“Fra innovazione e tradizione: modelli alimentari degli ultimi 150 anni in Umbria”

Promossa dall’IIC, dalla Regione Umbria e dall’Arulef

 

PERUGIA/BRUXELLES  – “La cucina regionale è una invenzione che risponde a esigenze politiche, commerciali, turistiche, ma non culturali”. Lo ha detto il professor Alberto Sorbini, direttore dell’Istituto per la Storia Contemporanea dell’Umbria, nel corso di una conferenza tenuta oggi pomeriggio a Bruxelles presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura. All’iniziativa, dedicata al tema “Fra innovazione e tradizione: modelli alimentari degli ultimi 150 anni in Umbria” e promossa dallo stesso Istituto Italiano di Cultura, dalla Regione Umbria e dall’Arulef (l’associazione regionale umbra dei lavoratori emigrati e delle loro famiglie), hanno preso parte addetti commerciali, operatori belgi del settore della gastronomia, della stampa specializzata e rappresentanti delle istituzioni belghe e comunitarie europee.

“In un’ottica propriamente culturale – ha spiegato il professor Sorbini - sarebbe opportuno riferirsi a cucine ‘locali’, ‘territoriali’, ‘cittadine’, e quindi, in un secondo momento, al circuito ‘nazionale’ che le integra, secondo il modello della rete. Esistono – ha osservato Sorbini - maggiori omogeneità fra alcuni territori confinanti con altre regioni (si pensi all’Eugubino e ai suoi rapporti con i limitrofi territori della Romagna e delle Marche, oppure la zona del lago Trasimeno e la Toscana) più di quanto possa esserci fra questi territori e altri che fanno parte della regione”. Secondo il professor Sorbini, “il tentativo di definire una identità regionale alimentare e gastronomica va, in Umbria come in altre regioni, di pari passo con il processo di unificazione politica del paese, e classificare dunque ricette e prodotti entro confini convenzionali e predefiniti dalle regioni amministrative rappresenta un’evidente forzatura, che, corrispondendo solo in parte alla realtà storico-culturale, crea collegamenti artificiosi là dove mancano e li spezza là dove esistono”.

Il professor Sorbini ha sottolineato come “il terreno delle pratiche alimentari e dei saperi ad esse tradizionalmente connessi è quello che consente maggiormente, oggi, di far emergere e di apprezzare quelle differenze, quelle sfumature nelle diverse modalità di preparazione e di confezione dei cibi, che caratterizzano le varie aree e possono mostrare che anche una regione piccola (com’è l’Umbria) per numero di abitanti e per ampiezza, sia costituita da più realtà locali, vicine, simili ma anche diverse e soprattutto non totalmente omologate”.

“Il contesto alimentare – ha aggiunto Sorbini - è stato spesso visto in termini di tradizione, inteso cioè come qualcosa di monolitico e immutabile, trasmesso di generazione, ma – ha sottolineato - la realtà è ben diversa: il prodotto culinario è il risultato di modificazioni, aggiustamenti, aperture a suggestioni che, provenienti dall’esterno, venivano reinserite all’interno di un ambito familiarmente noto”.

La conferenza del professor Sorbini è stata l’occasione per presentare l’ultimo “quaderno” edito dal  Museo Umbro dell’Emigrazione,  “Emigranti e immigrati nelle rappresentazioni di fotografi e fotogiornalisti”, curato da Paola Corti. (lb-b/Inform)

 

 


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