CONFERENZE
All’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, Alberto
Sorbini direttore dell’Istituto per
“Fra innovazione e tradizione: modelli alimentari
degli ultimi 150 anni in Umbria”
Promossa dall’IIC, dalla Regione Umbria e
dall’Arulef
PERUGIA/BRUXELLES – “La cucina regionale
è una invenzione che risponde a esigenze politiche, commerciali, turistiche,
ma non culturali”. Lo ha detto il professor Alberto Sorbini, direttore dell’Istituto per
“In un’ottica propriamente culturale – ha
spiegato il professor Sorbini - sarebbe opportuno
riferirsi a cucine ‘locali’, ‘territoriali’, ‘cittadine’, e quindi, in un secondo
momento, al circuito ‘nazionale’ che le integra, secondo il modello della rete.
Esistono – ha osservato Sorbini - maggiori omogeneità
fra alcuni territori confinanti con altre regioni (si pensi all’Eugubino e ai
suoi rapporti con i limitrofi territori della Romagna e delle Marche, oppure
la zona del lago Trasimeno e
Il professor Sorbini
ha sottolineato come “il terreno delle pratiche alimentari e dei saperi ad esse
tradizionalmente connessi è quello che consente maggiormente, oggi, di far emergere
e di apprezzare quelle differenze, quelle sfumature nelle diverse modalità di
preparazione e di confezione dei cibi, che caratterizzano le varie aree e possono
mostrare che anche una regione piccola (com’è l’Umbria) per numero di abitanti
e per ampiezza, sia costituita da più realtà locali, vicine, simili ma anche
diverse e soprattutto non totalmente omologate”.
“Il contesto alimentare – ha aggiunto Sorbini - è stato spesso visto in termini di tradizione, inteso
cioè come qualcosa di monolitico e immutabile, trasmesso di generazione, ma
– ha sottolineato - la realtà è ben diversa: il prodotto culinario è il risultato
di modificazioni, aggiustamenti, aperture a suggestioni che, provenienti dall’esterno,
venivano reinserite all’interno di un ambito familiarmente noto”.
La conferenza del professor Sorbini è stata l’occasione per presentare l’ultimo “quaderno”
edito dal Museo Umbro dell’Emigrazione, “Emigranti e immigrati nelle
rappresentazioni di fotografi e fotogiornalisti”, curato da Paola Corti. (lb-b/