INFORM - N. 218 - 23 novembre 2010


.STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “America Oggi”

Brooklyn. Vendola tra i pugliesi d’America

 

NEW YORK - La folta collettività pugliese accoglie giovedì sera il presidente della loro Regione con un caloroso applauso all’ingresso nella St. Anthony Hall a Brooklyn.

È la prima volta di Nichi Vendola tra la sua gente a New York, che da lungo tempo attendeva la visita del suo governatore nell’area metropolitana dove la numerosa comunità pugliese si pone in prima fila nella promozione di attività tese a tramandare lingua, cultura e tradizioni a future generazioni di italoamericani.

Lo ha spiegato a Vendola Leonardo Campanile, presidente del Circolo culturale di Mola e Tiziano Dossena della casa editrice Idea Publications ha presentato al presidente tre libri recentemente pubblicati strettamente legati alla cultura della Puglia, tra cui il primo di una collana intitolata “Scrittori italiani all’estero”.

A salutare il presidente Vendola c’erano il console Laura Aghilarre, pure di origine pugliese, Nicola Fazio presidente della St. Anthony Society e John Mustaro presidente della Federazione dei Pugliesi, che al termine dell’incontro ha donato all’ospite una Big Apple di cristallo, prima del bagno di folla per Vendola.

Mustaro ha sottolineato la prima visita del presidente della Regione dai tempi di Di Staso. “L’ultima brillante idea del presidente - ha esordito Mustaro - è l’invito a società americane ad investire in Puglia sull’energia dove ha eliminato ostacoli per le aziende che intendono investire nella Regione. E in un momento in cui l’economia è ridotta così male, è un buon incentivo. Anche se non condivido il pensiero del presidente in tutto, una cosa però ci accomuna: la stessa passione per la nostra Regione”.

Vendola illustra il significato della sua missione a stelle e strisce, gli incontri e ciò che ha imparato in questo viaggio: “La Puglia è le persone che hanno costruito in ogni parte del mondo sviluppo, talento, fortuna, che hanno lavorato duramente che hanno portato nel cuore l’immagine della loro terra d’origine. Ho vissuto questi giorni molto intensamente, anche con l’orgoglio di rappresentare la Puglia e l’Italia di fronte a protagonisti molto importanti sulla scena mondiale. Ero l’unico italiano al vertice convocato in California dal governatore Schwarzenegger per spingere l’economia verso l’obiettivo della sostenibilità ambientale”.

Il commento di Vendola sulla visita negli Stati Uniti, da costa a costa, è entusiasta. “È un viaggio carico di regali per la mia Regione. Relazioni internazionali di alto livello, imparare acquisendo informazioni sulle buone pratiche che in altre parti del mondo vengono messe in azione, studiare cosa fanno in California sulla mobilità sostenibile, sulle vetture ad idrogeno, imparare cosa fanno in altre parti del mondo per aiutare il pianeta a non soffocare e offrire un mondo migliore alle nuove generazioni”.

Ascolta i suoi corregionali di Giovinazzo, Mola, Palo del Colle, Bitonto, Gravina e dice: “I nomi delle vostre città che sento - ha aggiunto il governatore - sono i nomi della mia vita, dei miei sentimenti. La Puglia è bella anche per l’orgoglio contadino e bracciantile e anche di grandi lotte meravigliose che hanno portato benessere”.

Tra il pubblico una nutrita rappresentanza di presidenti e componenti di altre organizzazioni che raggruppano pugliesi dal Canada al New Jersey e Connecticut venuti a Brooklyn per ascoltarlo.

“Per chi vive da lontano i luoghi della propria famiglia, della propria storia, della propria culla e delle proprie radici, ne conserva un ricordo nitido, lo coltiva, se lo porta appresso sempre. L’amore non può significare semplicemente descrivere la bellezza del tuo luogo. L’amore significa collocare il tuo luogo e dare a quei luoghi l’orgoglio che non è la tifoseria. L’orgoglio è la capacità di custodire le cose belle che abbiamo e di metterle a disposizione degli altri”.

Il governatore Vendola, dallo scorso fine ottobre presidente di Sinistra Ecologia Libertà, spiega quella che chiama la “maledizione del Meridione”.

“Al Sud abbiamo una maledizione. Non esiste il verbo viaggiare. Esiste il verbo emigrare. Io voglio che i miei nipoti possano viaggiare, senza che questo significhi emigrare, perché emigrare è doloroso e non è accettabile”.

Sollecitato sulla sua posizione in merito al diritto di voto agli ityaliani nel mondo, Vendola così ha risposto: “Non perché gli italiani all’estero non hanno il diritto di voto, perché tanti italiani in Italia non hanno diritto di voto. È importante dare il diritto di voto a tutti coloro che sono membri della comunità italiana. Anche a chi è italiano, ma è nato negli States. Però, io so di tante persone nate da genitori stranieri in Italia, cresciute in Italia, che hanno studiato nelle scuole italiane, che lavorano in Italia, che pagano le tasse, ma non votano, perché non hanno cittadinanza. Ecco, io sono perché il diritto di voto riconosca il contributo che una persona effettivamente ha dato al nostro Paese”.

E a chi gli chiede il suo punto di vista sul diffuso fenomeno di razzismo in Italia, Vendola risponde “noi abbiamo un po’ perso l’elemento di solidarietà”.

“Dobbiamo combattere il razzismo, che è la malattia peggiore che esista sulla faccia della terra, dobbiamo combatterlo con la cultura, perché il razzismo è sempre un problema di ignoranza. Lo abbiamo subito noi, qui in America per cinqant’anni quando per i giornali d’epoca sembrava che la mafia e la criminalità fossero una tipicità italiana. Nessun popolo è cattivo, in ognuno ci sono buoni e cattivi e bisogna che ognuno venga giudicato per quello che fa. È terribile invece, avere un pregiudizio di tipo razzista”.

Infine Vendola conclude parlando dell’America apripista per un mondo migliore.

“Amo molto le parole del presidente Obama perché ci indicano la necessità di costruire una cultura migliore in un’epoca nuova. Lo sapete, sono un uomo di sinistra e lo sono diventato anche per amore dell’America. Ho sempre associato la parola sinistra anche all’amore per New York, per tutte le cose straordinarie che questa città ha costruito. Non dobbiamo mai dimenticare che tra i costruttori delle meraviglie di New York ci sono anche italiani”.  (Riccardo Chioni- America Oggi, 20 novembre/Inform)

 

 

 


Vai a: