.STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da “America Oggi”
Brooklyn. Vendola
tra i pugliesi d’America
NEW YORK - La folta collettività pugliese
accoglie giovedì sera il presidente della loro Regione con un caloroso applauso
all’ingresso nella St. Anthony Hall a Brooklyn.
È la prima volta di Nichi
Vendola tra la sua gente a New York, che da lungo
tempo attendeva la visita del suo governatore nell’area metropolitana dove la
numerosa comunità pugliese si pone in prima fila nella promozione di attività
tese a tramandare lingua, cultura e tradizioni a future generazioni di italoamericani.
Lo ha spiegato a Vendola
Leonardo Campanile, presidente del Circolo culturale di Mola e Tiziano Dossena della casa editrice Idea Publications
ha presentato al presidente tre libri recentemente pubblicati strettamente legati
alla cultura della Puglia, tra cui il primo di una collana intitolata “Scrittori
italiani all’estero”.
A salutare il presidente Vendola c’erano il console Laura Aghilarre,
pure di origine pugliese, Nicola Fazio presidente della St. Anthony Society
e John Mustaro presidente della Federazione dei Pugliesi,
che al termine dell’incontro ha donato all’ospite una Big Apple di cristallo,
prima del bagno di folla per Vendola.
Mustaro ha sottolineato la prima
visita del presidente della Regione dai tempi di Di
Staso. “L’ultima brillante idea del presidente - ha esordito Mustaro - è l’invito a società americane ad investire in Puglia
sull’energia dove ha eliminato ostacoli per le aziende che intendono investire
nella Regione. E in un momento in cui l’economia è ridotta così male, è un buon
incentivo. Anche se non condivido il pensiero del presidente in tutto, una cosa
però ci accomuna: la stessa passione per la nostra Regione”.
Vendola illustra il significato
della sua missione a stelle e strisce, gli incontri e ciò che ha imparato in
questo viaggio: “
Il commento di Vendola
sulla visita negli Stati Uniti, da costa a costa, è entusiasta. “È un viaggio
carico di regali per la mia Regione. Relazioni internazionali di alto livello,
imparare acquisendo informazioni sulle buone pratiche che in altre parti del
mondo vengono messe in azione, studiare cosa fanno in California sulla mobilità
sostenibile, sulle vetture ad idrogeno, imparare cosa fanno in altre parti del
mondo per aiutare il pianeta a non soffocare e offrire un mondo migliore alle
nuove generazioni”.
Ascolta i suoi corregionali di Giovinazzo, Mola, Palo del Colle, Bitonto, Gravina e dice:
“I nomi delle vostre città che sento - ha aggiunto il governatore - sono i nomi
della mia vita, dei miei sentimenti.
Tra il pubblico una nutrita rappresentanza
di presidenti e componenti di altre organizzazioni che raggruppano pugliesi
dal Canada al New Jersey e Connecticut venuti a Brooklyn per ascoltarlo.
“Per chi vive da lontano i luoghi della propria
famiglia, della propria storia, della propria culla e delle proprie radici,
ne conserva un ricordo nitido, lo coltiva, se lo porta appresso sempre. L’amore
non può significare semplicemente descrivere la bellezza del tuo luogo. L’amore
significa collocare il tuo luogo e dare a quei luoghi l’orgoglio che non è la
tifoseria. L’orgoglio è la capacità di custodire le cose belle che abbiamo e
di metterle a disposizione degli altri”.
Il governatore Vendola,
dallo scorso fine ottobre presidente di Sinistra Ecologia Libertà, spiega quella
che chiama la “maledizione del Meridione”.
“Al Sud abbiamo una maledizione. Non esiste
il verbo viaggiare. Esiste il verbo emigrare. Io voglio che i miei nipoti possano
viaggiare, senza che questo significhi emigrare, perché emigrare è doloroso
e non è accettabile”.
Sollecitato sulla sua posizione in merito
al diritto di voto agli ityaliani nel mondo, Vendola così ha risposto: “Non perché gli italiani all’estero
non hanno il diritto di voto, perché tanti italiani in Italia non hanno diritto
di voto. È importante dare il diritto di voto a tutti coloro che sono membri
della comunità italiana. Anche a chi è italiano, ma è nato negli States. Però, io so di tante persone nate da genitori stranieri
in Italia, cresciute in Italia, che hanno studiato nelle scuole italiane, che
lavorano in Italia, che pagano le tasse, ma non votano, perché non hanno cittadinanza.
Ecco, io sono perché il diritto di voto riconosca il contributo che una persona
effettivamente ha dato al nostro Paese”.
E a chi gli chiede il suo punto di vista
sul diffuso fenomeno di razzismo in Italia, Vendola
risponde “noi abbiamo un po’ perso l’elemento di solidarietà”.
“Dobbiamo combattere il razzismo, che è la
malattia peggiore che esista sulla faccia della terra, dobbiamo combatterlo
con la cultura, perché il razzismo è sempre un problema di ignoranza. Lo abbiamo
subito noi, qui in America per cinqant’anni quando
per i giornali d’epoca sembrava che la mafia e la criminalità fossero una tipicità
italiana. Nessun popolo è cattivo, in ognuno ci sono buoni e cattivi e bisogna
che ognuno venga giudicato per quello che fa. È terribile invece, avere un pregiudizio
di tipo razzista”.
Infine Vendola
conclude parlando dell’America apripista per un mondo migliore.
“Amo molto le parole del presidente Obama
perché ci indicano la necessità di costruire una cultura migliore in un’epoca
nuova. Lo sapete, sono un uomo di sinistra e lo sono diventato anche per amore
dell’America. Ho sempre associato la parola sinistra anche all’amore per New
York, per tutte le cose straordinarie che questa città ha costruito. Non dobbiamo
mai dimenticare che tra i costruttori delle meraviglie di New York ci sono anche
italiani”. (Riccardo Chioni- America Oggi, 20
novembre/