INFORM - N. 217 - 22 novembre 2010


ASSOCIAZIONI

Istituto Fernando Santi: Rilanciare l'unità sindacale , un valore in sé trascurato o sottovalutato

 

ROMA - L'elezione di Susanna Camusso  a  Segretario Generale della CGIL, a ragione,  ha suscitato molte aspettative dentro e fuori del sindacato Il primo e più antico sindacato dei lavoratori  nato dal movimento operaio e  socialista, un protagonista  di prima grandezza nella storia della  emancipazione del  nostro paese, per la prima volta, ha un segretario donna  alla guida di milioni di donne e uomini iscritti alla CGIL.

Questo primo dato che in assoluto rappresenta una scelta coerente con  l'accresciuto ruolo delle donne nel sindacato si somma all'altro   rappresentato dal percorso che l'ha  fatta pervenire  alla massima  responsabilità nell'organizzazione: percorso caratterizzato da un forte e  deciso gradualismo riformatore che è  stato l'elemento distintivo dei gruppi  dirigenti della CGIL che si sono succeduti nel tempo da Giuseppe Di Vittorio  a Luciano Lama, da Fernando Santi, a Fausto Vigevani.

L'elezione di un Segretario Generale donna  rappresenta la certezza che,  nelle sue decisioni la CGIL  ancor più sarà in grado ora  di  valorizzare il  principio di eguaglianza nelle opportunità come anche  Il riconoscimento e  la valorizzazione delle diversità, delle scelta di genere, dei diritti delle  donne oggi, di nuovo  rimessi in discussione da forze politiche che dalla  commistione di ruolo fra stato e Chiesa pensano di trarre un perenne  sostegno elettorale.

E' aperta una partita importante con le rappresentanze degli imprenditori  e  con il governo.

Ora che le controparti datoriali  del sindacato riconoscono che il paese è in crisi, si deve andare a discutere senza pregiudiziali . E' alla fine che  si vedrà e  si valuterà l'esito della negoziazione. Di certo il mondo delle  imprese che si attribuisce , a ragione, un ruolo nazionale e spesso si  richiama alla responsabilità sociale dell'impresa,  va messo alla prova dei  fatti non solo verso i propri associati ma anche verso l'intero paese che è  il loro non meno che dei lavoratori. Alzare il tiro chiedendo anche di non  rincorrere il contingente e di non farsi immobilizzare dentro la stagione degli annunci elettorali governativi  è un dovere  per chi ha senso di  responsabilità .

Sistema produttivo e welfare hanno bisogno di una rinegoziazione  a tutto  campo e di un accordo fra soggetti diversi per interessi rappresentati . Un  patto sociale non leonino può  ancora una volta assestare l'Italia per i prossimi anni su un terreno in cui i diritti dei lavoratori  siano  concretamente riconosciuti  da un mondo delle imprese capace di capire e  rispettare  le ragioni del mondo del lavoro  e di mediare le proprie  rivendicazioni. Un mondo di regole deve sostituire gli ammiccamenti di un  capo del governo "carismatico" oggi  imprenditore fra imprenditori , domani artigiano, dopodomani operaio secondo il consolidato schema del populismo  che, con l'appello al popolo  ogni quattro anni, tende solo alla propria  periodica riproduzione  .

In questa fase appare essenziale avere  chiarezza negli obiettivi ,  fare un  uso ragionato della forza  e non meri esercizi di  potenza muscolare,  avere  sempre  la consapevolezza del peso e della correlazione delle forze che in  campo si misurano . All'interno della CGIL la più ampia discussione ma anche  una grande unità intorno al Segretario Generale appare oggi  particolarmente  necessaria per rilanciare il sindacato su  più impegnativi obiettivi.

Un quadro di riferimento così mutato in peggio sia dal versante  del mondo  del lavoro sia da quello dello stato sociale  comporta un adeguamento  dei  soggetti della rappresentanza dei lavoratori anche dal punto di vista della loro  vita interna: dalla formazione delle decisioni, alla selezione, alla  modalità ed a  tempi del ricambio dei gruppi dirigenti. Particolarmente in  un sindacato che sin dalla sua nascita  ha scelto di essere confederazione e  non  organizzazione tradeunionistica.

Oggi l'esigenza di garantire la negoziazione aziendale impone di rinnovare  le RSU  nei posti di lavoro del pubblico impiego avviando unitariamente le  necessarie procedure.

Dopo molti anni dal loro insediamento, tuttavia all'interno della CGIL ed unitariamente andrebbe  trovato il tempo per tirare il bilancio pluriennale  del ruolo che svolgono le RSU  sia in termini di rappresentanza che di prima sede  di elaborazione di rivendicazioni e di piattaforme contrattuali. A partire dalle finalità più generali delle RSU che  anche possono correre il  rischio di trasformarsi in una componente della cogestione conservativa  dell'esistente  favorita anche, in alcuni casi,  da un  inadeguato turnover  dei suoi componenti eletti.

Tuttavia il  tema che, negli ultimi anni, per molte cause, non è stato  considerato nella sua rilevanza strategica  come sarebbe stato necessario, è  quello della unità sindacale anche se non va sottaciuta l'importante  unità  d'azione  di diverse categorie e , fra queste, con rilievo, quella dei pensionati che si sono impegnati in tutto il paese per portare  avanti la  contrattazione sociale che lo stesso ultimo congresso della CGIL ha ribadito  essere essenziale.

Sarebbe un fatto importante se il tema dell'unità sindacale fosse messo tra  i primi  punti nella agenda della CGIL dei prossimi mesi. L'unità sindacale  è un valore in sé che in questi anni è stato trascurato o sottovalutato per ragioni note,  comprensibili ma non accettabili. E'tuttavia la CGIL deve assumersi il compito di rialzare per prima  la bandiera dell'unità  sindacale. La CGIL ha il compito storico  di essere anche oggi quello che è  stato fino ad oggi e cioè il grande protagonista sociale delle emancipazione  dei lavoratori. Il sindacato cui ,peculiarmente , per storia e  responsabilità storiche, spetta il maggior compito di promuovere e far  raggiungere nel confronto e nella mediazione con le altre organizzazioni dei  lavoratori, l'unità di tutti i lavoratori italiani.

Alcuni giorni or sono, qualche giorno prima di essere eletta Segretario Generale, rispondendo ad una domanda del direttore di Rassegna Sindacale che  la intervistava: "Hai qualche speranza sul fronte dell'unità sindacale?" Susanna  Camusso, rispondeva :"L'unità sindacale è, per la CGIL, il suo dna, una scelta fondamentale" sottolineando tuttavia, non in termini ostativi, che  "pensare che a breve ci sia una ricostruzione dell'unità mi pare  difficile".

Il peggioramento delle relazioni  fra CGIL, CISL e UIL  e la consapevolezza  dei tempi lunghi devono stimolare  la ripresa   di una discussione  seria,  di merito, dovrebbero   stimolare una discussione del  comitato direttivo  della CGIL  da subito su come consolidare  l'unità d'azione e su come  promuovere una grandissima iniziativa  per avviare  una discussione con CISL  e UIL.

Una grande energia positiva può essere messa  in circolo all'interno della  CGIL suscitando le speranze delle giovani generazioni di lavoratori  spesso  incerti del futuro per la precarietà della loro condizione economica e  sociale . Una generazione di nuovi quadri e dirigenti sindacali ,"la  generazione dell'unità sindacale" perché vinca , dove la precedente  generazione ha fallito,  dando al paese un movimento sindacale unitario ed  unito per cambiare  ed unire il paese  nella giustizia sociale, nella  democrazia e nella attuazione dei principi della nostra costituzione. Divisi  non si vince .

Già oggi  una rafforzata unità d'azione appare  necessaria per ottenere una  contrattazione più  partecipata e più favorevole ai lavoratori. La contrattazione nazionale ma anche quella territoriale non sempre copre i lavoratori che le trasformazioni produttive e sociali hanno collocato ai  margini o fuori della contrattazione nazionale o aziendale ma che ,  tuttavia. vanno contrattualmente garantiti.

Occorre dare risposte alla parcellizzazione del mercato del lavoro, alla  precarietà, al moltiplicarsi delle tipologie contrattuali,  alla difficoltà  a contrattualizzare rapporti di fatto, spesso "faccia a faccia" come quello  delle "badanti," che pure hanno un contratto nazionale,largamente  inapplicato.

Guglielmo Epifani, il Segretario Generale che dopo la direzione  di  Cofferati molto caratterizzata dal suo protagonismo ha preceduto Camusso  alla direzione della Confederazione, si è confrontato con un ciclo economico  e con una temperie sociale assolutamente eccezionale operando con equilibrio  e senso di responsabilità.

Forse sono mancate le condizioni oggettive  forse soggettivamente  è mancato  il convincimento all'intero dell'intero gruppo dirigente  della CGIL di  poter scommettere sulla unità sindacale per  più adeguatamente invertire  tendenze involutive presenti nella società e nelle istituzioni pubbliche

recuperando, in molte strategiche situazioni una unità di fatto che  l'attivismo governativo  aveva contribuito a ridurre quasi allo zero sul  piano nazionale.

Qualcuno ha osservato come  vi sia stato un problema di  armonizzazione dei  "caratteri" dei massimi dirigenti delle tre grandi confederazioni a loro  volta distintamente e diversamente influenzati dalle dinamiche interne  o  dai richiami delle sirene governative. In realtà vanno armonizzate le  ricette che le singole confederazioni hanno pensato per far uscire il paese  dalla crisi grave in cui versa.

La carovana dell'unità sindacale  potrà riprendere il suo cammino ? Speriamo di poter dire che " il buon giorno non si vede dal mattino", atteso  che la  sera della  storica  elezione di Susanna Camusso  il Segretario  della CISL, l'amico Bonanni  dopo aver detto di essere pronto a riprendere il confronto con la CGIL, purchè la stessa " riconosca l'identità e la forza  della CISL",   subito dopo se n'è andato ad un incontro separato con il  governo.

Bonanni ha certamente ragione quando rivendica  la pari dignità  fra  sindacati che sono stati e sono parte imprescindibile della ricostruzione  della vita democratica del paese  ma  ne ha meno quando invoca rapporti di forza  rivolgendosi  sostanzialmente ad una collega Segretario Generale della CGIL che prima  ancora  di essere eletta dentro  una situazione  difficile per  i rapporti fra le rappresentanze sindacali dei  metalmeccanici, ha voluto riconfermare senza riserve  che" l'unità sindacale è il dna della CGIL".

Un valore in se accanto a quello dell'unità sindacale è quello dell'unità  della CGIL.  L'una e l'altra si tengono insieme e si legittimano a vicenda  diversamente da collanti fasulli quale quello della vicinanza o lontananza  da questa o quella forza politica. L'autonomia del sindacato dai partiti e  dai governi- ai diversi livelli- deve ritornare ad essere  nella coscienza  di tutti  gli iscritti della CGIL una orgogliosa rivendicazione d'identità.  

Tutte queste cose le aveva già dette e praticate il socialista Fernando  Santi ,  uno tra i più grandi dirigenti della CGIL e, purtroppo, tra i  grandi dimenticati dal comitato promotore delle celebrazioni del centenario della CGIL, organizzazione, come è noto, fondata dai socialisti.

Oggi il largo  spazio  che Susanna Camusso ha scelto di dare  all'obiettivo  dell'unità sindacale nelle sue prime prese di posizione o nelle sue prime  dichiarazioni, rappresenta, a nostro giudizio un positivo, coraggioso  elemento di discontinuità, che rimuove inerzie e dinamizza la situazione e

che può segnare e caratterizzare in modo inedito l'intero corso della prima  Segreteria  Generale a direzione femminile della CGIL.

Una citazione particolare merita una intervista rilasciata da Susanna  Camusso al Corriere della Sera: il Segretario Generale della CGIL in una intervista del 26 giugno al  Corriere della Sera nell'affermare di non essere favorevole ad una funzione  imperativa dei governi sulle materie del lavoro ma solo a loro interventi  atti a favorire soluzioni avanzate precisava " E' questa una mia convinzione  che deriva proprio dalla mia identità socialista  alla quale sono rimasta  fedele, mentre vedo che Sacconi è cambiato». E' ragione di soddisfazione constatare come la Camusso abbia voluto  affermare  di riporre la sua fiducia in quelle idee che sono state a  fondamento della profonda trasformazione  democratica della maggior parte  dei paesi in cui il ruolo dei lavoratori ò cresciuto fino ad divenire determinante e che sono state  in Italia la stella polare di generazioni di  italiani delle diverse classi sociali che hanno avuto ed hanno cuore  i  diritti di coloro che vivono del proprio lavoro.

E' significativo ricordare infine  un'altra intervista rilasciata da Bruno Trentin al giornale L'Unità nel 2006 per il significato che assunse allora e  per la circostanza in cui fu fatta.

Trentin , finita la sua lunga ed importante esperienza nella CGIL e, nella  veste  di dirigente dei DS,  nella citata intervista al giornalista Ugolini, rivendicando nel suo partito  lo stesso rispetto del pluralismo culturale che aveva trovato ed alimentato  in CGIL,  affermava : "Vorrei poter morire socialista" a  sostanziale chiusura   di una sua osservazione sul fatto che  non si può rappresentare tutti ma occorre "distinguere fra operai e banchieri, fra salario, profitto e rendita". (SantiNews/Inform)

 

 


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