ASSOCIAZIONI
Istituto Fernando Santi: Rilanciare l'unità
sindacale , un valore in sé trascurato o sottovalutato
ROMA - L'elezione di Susanna Camusso a Segretario Generale della CGIL, a ragione,
ha suscitato molte aspettative dentro e fuori del sindacato Il primo e
più antico sindacato dei lavoratori nato dal movimento operaio e socialista,
un protagonista di prima grandezza nella storia della emancipazione
del nostro paese, per la prima volta, ha un segretario donna alla
guida di milioni di donne e uomini iscritti alla CGIL.
Questo primo dato che in assoluto rappresenta
una scelta coerente con l'accresciuto ruolo delle donne nel sindacato
si somma all'altro rappresentato dal percorso che l'ha fatta
pervenire alla massima responsabilità nell'organizzazione: percorso
caratterizzato da un forte e deciso gradualismo riformatore che è
stato l'elemento distintivo dei gruppi dirigenti della CGIL che si sono
succeduti nel tempo da Giuseppe Di Vittorio a Luciano Lama, da Fernando
Santi, a Fausto Vigevani.
L'elezione di un Segretario Generale donna
rappresenta la certezza che, nelle sue decisioni
E' aperta una partita importante con le rappresentanze
degli imprenditori e con il governo.
Ora che le controparti datoriali del
sindacato riconoscono che il paese è in crisi, si deve andare a discutere senza
pregiudiziali . E' alla fine che si vedrà e si valuterà l'esito
della negoziazione. Di certo il mondo delle imprese che si attribuisce
, a ragione, un ruolo nazionale e spesso si richiama alla responsabilità
sociale dell'impresa, va messo alla prova dei fatti non solo verso
i propri associati ma anche verso l'intero paese che è il loro non meno
che dei lavoratori. Alzare il tiro chiedendo anche di non rincorrere il
contingente e di non farsi immobilizzare dentro la stagione degli annunci elettorali
governativi è un dovere per chi ha senso di responsabilità
.
Sistema produttivo e welfare hanno bisogno
di una rinegoziazione a tutto campo e di un accordo fra soggetti
diversi per interessi rappresentati . Un patto sociale non leonino può
ancora una volta assestare l'Italia per i prossimi anni su un terreno in cui
i diritti dei lavoratori siano concretamente riconosciuti
da un mondo delle imprese capace di capire e rispettare le ragioni
del mondo del lavoro e di mediare le proprie rivendicazioni. Un
mondo di regole deve sostituire gli ammiccamenti di un capo del governo
"carismatico" oggi imprenditore fra imprenditori , domani artigiano,
dopodomani operaio secondo il consolidato schema del populismo che, con
l'appello al popolo ogni quattro anni, tende solo alla propria periodica
riproduzione .
In questa fase appare essenziale avere
chiarezza negli obiettivi , fare un uso ragionato della forza
e non meri esercizi di potenza muscolare, avere sempre
la consapevolezza del peso e della correlazione delle forze che in campo
si misurano . All'interno della CGIL la più ampia discussione ma anche una
grande unità intorno al Segretario Generale appare oggi particolarmente
necessaria per rilanciare il sindacato su più impegnativi obiettivi.
Un quadro di riferimento così mutato in peggio
sia dal versante del mondo del lavoro sia da quello dello stato
sociale comporta un adeguamento dei soggetti della rappresentanza
dei lavoratori anche dal punto di vista della loro vita interna: dalla
formazione delle decisioni, alla selezione, alla modalità ed a tempi
del ricambio dei gruppi dirigenti. Particolarmente in un sindacato che
sin dalla sua nascita ha scelto di essere confederazione e non
organizzazione tradeunionistica.
Oggi l'esigenza di garantire la negoziazione
aziendale impone di rinnovare le RSU nei posti di lavoro del pubblico
impiego avviando unitariamente le necessarie procedure.
Dopo molti anni dal loro insediamento, tuttavia
all'interno della CGIL ed unitariamente andrebbe trovato il tempo per
tirare il bilancio pluriennale del ruolo che svolgono le RSU sia
in termini di rappresentanza che di prima sede di elaborazione di rivendicazioni
e di piattaforme contrattuali. A partire dalle finalità più generali delle RSU
che anche possono correre il rischio di trasformarsi in una componente
della cogestione conservativa dell'esistente favorita anche, in
alcuni casi, da un inadeguato turnover dei suoi componenti
eletti.
Tuttavia il tema che, negli ultimi
anni, per molte cause, non è stato considerato nella sua rilevanza strategica
come sarebbe stato necessario, è quello della unità sindacale anche se
non va sottaciuta l'importante unità d'azione di diverse categorie
e , fra queste, con rilievo, quella dei pensionati che si sono impegnati in
tutto il paese per portare avanti la contrattazione sociale che
lo stesso ultimo congresso della CGIL ha ribadito essere essenziale.
Sarebbe un fatto importante se il tema dell'unità
sindacale fosse messo tra i primi punti nella agenda della CGIL
dei prossimi mesi. L'unità sindacale è un valore in sé che in questi anni
è stato trascurato o sottovalutato per ragioni note, comprensibili ma
non accettabili. E'tuttavia
Alcuni giorni or sono, qualche giorno prima
di essere eletta Segretario Generale, rispondendo ad una domanda del direttore
di Rassegna Sindacale che la intervistava: "Hai qualche speranza
sul fronte dell'unità sindacale?" Susanna Camusso,
rispondeva :"L'unità sindacale è, per
Il peggioramento delle relazioni fra
CGIL, CISL e UIL e la consapevolezza dei tempi lunghi devono stimolare
la ripresa di una discussione seria, di merito, dovrebbero
stimolare una discussione del comitato direttivo della CGIL
da subito su come consolidare l'unità d'azione e su come promuovere
una grandissima iniziativa per avviare una discussione con CISL
e UIL.
Una grande energia positiva può essere messa
in circolo all'interno della CGIL suscitando le speranze delle giovani
generazioni di lavoratori spesso incerti del futuro per la precarietà
della loro condizione economica e sociale . Una generazione di nuovi quadri
e dirigenti sindacali ,"la generazione dell'unità sindacale"
perché vinca , dove la precedente generazione ha fallito, dando
al paese un movimento sindacale unitario ed unito per cambiare ed
unire il paese nella giustizia sociale, nella democrazia e nella
attuazione dei principi della nostra costituzione. Divisi non si vince
.
Già oggi una rafforzata unità d'azione
appare necessaria per ottenere una contrattazione più partecipata
e più favorevole ai lavoratori. La contrattazione nazionale ma anche quella
territoriale non sempre copre i lavoratori che le trasformazioni produttive
e sociali hanno collocato ai margini o fuori della contrattazione nazionale
o aziendale ma che , tuttavia. vanno contrattualmente garantiti.
Occorre dare risposte alla parcellizzazione
del mercato del lavoro, alla precarietà, al moltiplicarsi delle tipologie
contrattuali, alla difficoltà a contrattualizzare rapporti di fatto, spesso "faccia a
faccia" come quello delle "badanti," che pure hanno un
contratto nazionale,largamente inapplicato.
Guglielmo Epifani, il Segretario Generale
che dopo la direzione di Cofferati molto caratterizzata dal suo
protagonismo ha preceduto Camusso alla direzione
della Confederazione, si è confrontato con un ciclo economico e con una
temperie sociale assolutamente eccezionale operando con equilibrio e senso
di responsabilità.
Forse sono mancate le condizioni oggettive
forse soggettivamente è mancato il convincimento all'intero dell'intero
gruppo dirigente della CGIL di poter scommettere sulla unità sindacale
per più adeguatamente invertire tendenze involutive presenti nella
società e nelle istituzioni pubbliche
recuperando, in molte strategiche situazioni
una unità di fatto che l'attivismo governativo aveva contribuito
a ridurre quasi allo zero sul piano nazionale.
Qualcuno ha osservato come vi sia stato
un problema di armonizzazione dei "caratteri" dei massimi
dirigenti delle tre grandi confederazioni a loro volta distintamente e
diversamente influenzati dalle dinamiche interne o dai richiami
delle sirene governative. In realtà vanno armonizzate le ricette che le
singole confederazioni hanno pensato per far uscire il paese dalla crisi
grave in cui versa.
La carovana dell'unità sindacale potrà
riprendere il suo cammino ? Speriamo di poter dire che " il buon giorno
non si vede dal mattino", atteso che la sera della storica
elezione di Susanna Camusso il Segretario della
CISL, l'amico Bonanni dopo aver detto di essere
pronto a riprendere il confronto con
Bonanni ha certamente ragione
quando rivendica la pari dignità fra sindacati che sono stati
e sono parte imprescindibile della ricostruzione della vita democratica
del paese ma ne ha meno quando invoca rapporti di forza rivolgendosi
sostanzialmente ad una collega Segretario Generale della CGIL che prima
ancora di essere eletta dentro una situazione difficile per
i rapporti fra le rappresentanze sindacali dei metalmeccanici, ha voluto
riconfermare senza riserve che" l'unità sindacale è il dna della
CGIL".
Un valore in se accanto a quello dell'unità
sindacale è quello dell'unità della CGIL. L'una e l'altra si tengono
insieme e si legittimano a vicenda diversamente da collanti fasulli quale
quello della vicinanza o lontananza da questa o quella forza politica.
L'autonomia del sindacato dai partiti e dai governi- ai diversi livelli-
deve ritornare ad essere nella coscienza di tutti gli iscritti
della CGIL una orgogliosa rivendicazione d'identità.
Tutte queste cose le aveva già dette e praticate
il socialista Fernando Santi , uno tra i più grandi dirigenti della
CGIL e, purtroppo, tra i grandi dimenticati dal comitato promotore delle
celebrazioni del centenario della CGIL, organizzazione, come è noto, fondata
dai socialisti.
Oggi il largo spazio che Susanna
Camusso ha scelto di dare all'obiettivo dell'unità
sindacale nelle sue prime prese di posizione o nelle sue prime di
che può segnare e caratterizzare in modo
inedito l'intero corso della prima Segreteria Generale a direzione
femminile della CGIL.
Una citazione particolare merita una intervista
rilasciata da Susanna Camusso al Corriere della
Sera: il Segretario Generale della CGIL in una intervista del 26 giugno al Corriere
della Sera nell'affermare di non essere favorevole ad una funzione imperativa
dei governi sulle materie del lavoro ma solo a loro interventi atti a
favorire soluzioni avanzate precisava " E' questa una mia convinzione che
deriva proprio dalla mia identità socialista alla quale sono rimasta fedele,
mentre vedo che Sacconi è cambiato». E' ragione di soddisfazione constatare
come
E' significativo ricordare infine un'altra
intervista rilasciata da Bruno Trentin al giornale
L'Unità nel 2006 per il significato che assunse allora e per la circostanza
in cui fu fatta.
Trentin , finita la sua lunga
ed importante esperienza nella CGIL e, nella veste di dirigente
dei DS, nella citata intervista al giornalista Ugolini,
rivendicando nel suo partito lo stesso rispetto del pluralismo culturale
che aveva trovato ed alimentato in CGIL, affermava : "Vorrei
poter morire socialista" a sostanziale chiusura di una
sua osservazione sul fatto che non si può rappresentare tutti ma occorre
"distinguere fra operai e banchieri, fra salario, profitto e rendita".
(SantiNews/