SEMINARI DI STUDIO
Promosso da Acli, Enaip, Fai,
e sostenuto da Eza e Commissione Europea
Povertà e impoverimento in Europa tra crisi
economica e soggetti sociali
SAN GALLO (Svizzera) - Si è tenuto dall’11
al 13 novembre a Parigi il 4° seminario internazionale di studio su “Povertà
e impoverimento in Europa tra crisi economica e soggetti sociali” promosso dalle
ACLI, l’ENAIP e
Per le ACLI e per
Il seminario ha visto la partecipazione anche
di Jacques Delors (già Presidente della Commissione Europea), di Emilio Gabaglio (già segretario generale della Confederazione Europea
dei Sindacati), di Conny Reuter
(Presidente della Social Platform), di Raf Chanterie (Presidente dell’EZA – Centro Europeo per i problemi
dei lavoratori), di Albin Krämer (KAB – Movimento dei Lavoratori Cattolici) e molti
altri.
Al termine dell’Anno europeo contro la povertà
e l’esclusione sociale, le ACLI intendono interrogarsi non solo sull’efficacia
delle politiche pubbliche del lavoro e dell’inclusione sociale, ma anche sulla
capacità che hanno le reti sociali di rappresentare i soggetti più deboli promuovendo
risposte/interventi diretti e indiretti, nuove pratiche dell’associazionismo
di promozione sociale con l’idea concreta di trovare strumenti di partecipazione
attiva in tutte quelle istanze sia istituzionali europee sia di collaborazione
attiva con le altre reti sociali europee pensando anche ad un luogo d’incontro
di condivisione e di proposte.
Una delle grandi domande che si è posto anche
Andrea Olivero, Presidente della FAI e delle ACLI
Nazionali, è sul significato stesso del vivere, oggi, in povertà nell’Unione
Europea. Attualmente ben 79 milioni di cittadini comunitari fanno fatica a giungere
alla fine del mese e/o a garantire l’istruzione superiore o le cure mediche
ai propri figli. Per non parlare dell’attuale crisi economica che mette a rischio
di perdita del proprio posto di lavoro a 6 milioni di europei, colpendo comunque
le fasce più svantaggiate quali i giovani.
Per l’UE diventa, di fatto, una priorità
morale, sociale ed economica; ma tutti i soggetti devono sentirsi coinvolti
a partecipare attivamente nelle varie azioni di intervento. Per questo, anche
le ACLI, viste le proprie finalità statutarie, si sente e deve sentirsi coinvolta
ed impegnata con la propria azione sociale attivando il dialogo con tutti gli
attori istituzionali e privati. Non a caso anche le politiche sociali europee,
nella sua “Strategia Europa
In questo, la grande esperienza delle ACLI,
di più di mezzo secolo, può contribuire all’elaborazione di pratiche dell’associazionismo
di promozione sociale condivisibile da tutti quegli attori che già operano a
sostegno dei più deboli.
Ma su questo punto, anche P. Elio Dalla Zuanna (incaricato nazionale della Conferenza Episcopale italiana
per la formazione spirituale nelle ACLI), ci mette sull’attenti a non fare diventare
il tema della povertà un tema astratto. Già oggi nel nostro agire quotidiano
all’interno delle nostre associazioni facciamo fatica ad andare in certi quartieri
poveri; anche nelle nostre stesse città facciamo fatica ad incontrare l’altro,
il diverso.
Olivero ci rammenta i Discorsi
di San Basilio: “Ricorda che il pane che ti sopravanza, è il pane dell’affamato;
il vestito appeso al tuo armadio, è il vestito di chi è nudo; le scarpe che
non porti, sono le scarpe di chi è scalzo, le opere di carità che non compi,
sono altrettante ingiustizie che commetti.”. Ciò significa che oggi il problema
non è fare la guerra alla ricchezza ma alla povertà; bisogna stare attenti a
quella povertà strisciante (quanti fanno difficoltà ad arrivare a fine mese)
che porta a non agire a non incontrare l’altro, il più debole.
Come associazioni impegnate nel sociale,
dobbiamo contribuire con più forza alle politiche pubbliche e ri-chiedere più
coraggio con interventi mirati alle istituzioni, alle organizzazioni e contribuendo,
semmai, a definire un nuovo modello di sviluppo e di coesione sociale. Anche
nel nostro piccolo, nel nostro essere parte della società civile, bisogna avere
il coraggio, come diceva Don Tonino Bello di “essere spina nel fianco della
gente che vive nelle beatitudini delle sue sicurezze”. (Paolo Vendola*/
*Direttore Enaip Svizzera