ITALIANI ALL’ESTERO
Gino Bucchino chiede al Ce.Pa di chiarire le sue posizioni sulla sanatoria degli indebiti
pensionistici degli italiani nel mondo
Per il deputato del Partito democratico le considerazioni
dei patronati su questo punto, contenute in una lettera inviata ai ministeri
competenti ed al Parlamento, appaiono incomprensibili e controproducenti
ROMA – Riportiamo
di seguito le osservazioni del deputato del Pd Gino Bucchino,
eletto nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, sulla lettera del
Ce.Pa in cui si parla degli indebiti pensionistici dei nostri
connazionali all’estero. Una questione su cui si attende
una nota esplicativa dei patronati chiamati in causa.
Quando ho letto venerdì scorso, 19 novembre, la lettera
che il CE.PA nazionale (Centro Patronati Acli-Inas-Inca-Ital) ha inviato al Ministero del Lavoro, al
Ministero degli Esteri, ai Presidenti di importanti Commissioni parlamentari
e a numerosi deputati (me compreso), ho davvero avuto difficoltà a credere
a quello che leggevo.
Da anni mi batto (e ci battiamo) a favore di una sanatoria
degli indebiti pensionistici dei pensionati residenti all’estero, con l’appoggio
e il consenso delle nostre collettività, degli organismi più rappresentativi
delle stesse – compresi in primis i Comites e il Cgie
(vedere tra l’altro l’ordine del giorno approvato venerdì all’Assemblea Plenaria)
-, e anche con il sostegno, almeno così mi è sembrato fino adesso, degli stessi
sindacati e patronati, e ora scopro che il CE-PA dopo aver “lamentato alcune
lacune nelle modalità comunicative adottate dall’Inps” intende “rinnovare la
propria disponibilità a cooperare con l’Inps”, “promuovere l’attivazione di
nuove modalità di comunicazione con le autorità diplomatiche”, “favorire il
rispetto della legge senza che ciò appaia un’operazione punitiva”, sostenendo
che (cito testualmente l’epilogo della lettera) “non si tratta di studiare ipotesi
di condono, poiché se qualche (sic!) pensionato ha percepito prestazioni non
dovute, è giusto che restituisca quanto indebitamente percepito”.
Traduzione: i patronati rappresentati nel CE.PA ritengono, e lo scrivono a Ministeri e al Parlamento,
che non si deve chiedere una sanatoria degli indebiti perché è giusto che i
pensionati restituiscano il “maltolto”; l’importante è invece rinnovare
la cooperazione con l’Inps.
E’ veramente incomprensibile, ingiusto e controproducente,
che il CE.PA scriva una lettera del genere esponendosi
così alle ovvie e giuste reazioni del mondo dell’emigrazione che loro stessi
rappresentano da anni con la loro utile attività di tutela previdenziale
in tutto il mondo. Letteralmente incomprensibile !!
E’ doveroso e necessario un immediato pubblico chiarimento
da parte del CE.PA. Vorrei capire, e non solo
io immagino, se si è trattato di un refuso, di una semplice distrazione semantica,
oppure di un clamoroso cambio di rotta dei maggiori patronati italiani sulla
questione della sanatoria degli indebiti e allora se ne assumano una
Vale la pena quindi ribadire un aspetto della annosa
“questione indebiti” di cui i patronati nazionali dovrebbero essere a conoscenza:
gli indebiti che si sono costituiti all’estero si differenziano in modo sostanziale
da quelli che si costituiscono in Italia per la semplice ragione che nel caso
dei nostri pensionati emigrati la causa degli indebiti, di norma, non
è (stato) il dolo degli interessati, ma bensì la frequenza sporadica delle
rilevazioni reddituali effettuate dall’Inps all’estero e la macchinosa procedura
di riscossione che consentono il costituirsi degli indebiti e il loro prolungarsi
nel tempo. La sanatoria è perciò un atto dovuto (almeno fino a quando l’Inps
non effettuerà le rilevazioni reddituali all’estero con cadenza annuale)
che tutela giustamente pensionati poveri (titolari di prestazioni collegate
al basso reddito) che non hanno alcuna colpa se non quella di aver continuato
a riscuotere in buona fede importi di pensione non dovuti. Stiamo
parlando di decine di migliaia di pensionati (e non di “qualche” come affermano
con leggerezza i patronati del CE.PA nella loro lettera)
i quali sono stati assistiti proprio dagli stessi patronati che ora sostengono,
paradossalmente, che i loro assistiti devono restituire gli indebiti…
Il CE.PA, forte della sua rappresentatività,
non può rischiare di sminuire o vanificare con una lettera ufficiale a Governo
e Parlamento tutti gli sforzi fatti finora (in questo momento è all’esame della
Commissione Lavoro della Camera la mia proposta di legge sulla sanatoria degli
indebiti sottoscritta da deputati di opposizione e maggioranza).
Invito quindi i patronati interessati a riformulare questa
lettera inopportuna (nella parte relativa agli indebiti ovviamente) e chiedere
a Governo, Ministri e Parlamento di approvare al più presto
una legge di sanatoria degli indebiti dei pensionati residenti all’estero per
motivi di giustizia, di equità, e di umanità. (