STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
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Mauro Bafile: Gli immigrati
CARACAS - L’immigrazione è fonte di ricchezza. Nulla di nuovo. Nessuna scoperta trascendentale, almeno per noi che viviamo l’Italia fuori d’Italia. D’altronde, è sufficiente uno sguardo alla nostra realtà. Non vi pare? Gli italiani all’estero non solo hanno contribuito con le loro rimesse al miracolo economico degli anni ’60 – quello che ha permesso all’Italia di essere annoverata tra le prime 6 economie industrializzate al mondo, tanto per intenderci – ma sono stati anche protagonisti e non semplici spettatori, nella stragrande maggioranza dei casi, della crescita economica, culturale, sociale e politica dei paesi che oggi rivendicano come loro seconda Patria. Questo, ci pare, è un dato di fatto. E non c’è chi lo neghi. Tra l’altro, non ne avrebbe gli argomenti.
Oggigiorno, nessuno più dovrebbe dubitare che multietnicità e multiculturalità, in un mondo sempre più globalizzato, senza frontiere né distanze, rappresentino una ricchezza. E, come tale, dovrebbero essere tenute in considerazione. Ma in Italia, purtroppo, c’è ancora chi nega questa realtà. Sono quei movimenti xenofobi e opportunisti che trovano terreno fertile nell’ignoranza e si avvalgono del timore che sempre incute il “nuovo” e il “diverso”. Ci chiediamo: come non rendersi conto che quelle correnti reazionarie non sono poi diverse da quelle razziste che, in passato, obbligarono le nostre Comunità a vivere in ghetti? E non sono migliori di quelle che incitavano all’odio e incoraggiavano le discriminazioni. Come dimenticare che, non molti anni or sono, ai ristoranti si leggeva: “non si ammettono cani e italiani?
Il tempo poi ci
diede ragione. Alla distanza, noi, italiani all’estero, risultammo essere una
ricchezza per le nazioni che ci accolsero senza pregiudizi. Oggi, la presenza
di immigranti in Italia rappresenta, se si riesce a coglierne gli aspetti positivi,
un’occasione di sviluppo economico, culturale e sociale. D’altronde, le indagini
della Caritas, e non crediamo che si possa mettere in dubbio la serietà dell’organismo
della Cei, ne mostrano le potenzialità. Ecco alcuni numeri tratti dall’ultimo
Dossier dell’organismo episcopale. Oggi in Italia, gli immigrati regolari sono
4 milioni 919 mila. Negli ultimi 10 anni, è stato registrato un incremento di
circa 3 milioni. Queste possono apparire cifre senza rilenvanza. Ma non lo sono
affatto. Se riportate in un più vasto
contesto economico, esse assumono connotati assai interessanti. Ed infatti,
proprio grazie ai quasi 5 milioni di immigrati, le casse pubbliche del Belpaese
ricevono ogni anno un regalo di un miliardo di euro, per via del gettito fiscale.
Non è tutto. La presenza dei lavoratori stranieri assicura alla penisola entrate
pari a circa 11 miliardi di euro. Non è una bagatella. Ed ancora, la retribuzione
media annuale per immigrato si stima in 12 mila euro ed i contributi in circa
400 mila. Gli immigrati sono il 10 per cento degli occupati dipendenti - impiegati
soprattutto in quelle mansioni che gli italiani non sono più disposti a realizzare
– ed il 3,5 per cento dei titolari d’impresa.
Incidono l’11,1 per cento sul Prodotto Interno Lordo. Pagano 7,5 miliardi
di contributi previdenziali e di
Le nostre comunità rappresentano una ricchezza incommensurabile per l’Italia. Nessuno osa sostenere il contrario. Non è demagogico, quindi, affermare che oggi siamo noi i veri ambasciatori dell’Italia all’estero. E’ una realtà che rivendichiamo con orgoglio. Di fatto, contribuiamo alla diffusione ed alla collocazione del “Made in Italy” in senso lato. Insomma, non solo alla promozione dei prodotti nostrani di consumo quotidiano ma, soprattutto, della nostra tecnologia.
Oggi ci meravigliamo
della poca attenzione che il governo rivolge a noi all’estero. Ma abbiamo ragioni
per manifestare sorpresa? Se non si è capaci di valorizzare la ricchezza che
si ha in casa, come si può apprezzare quella che si ha fuori di essa? (Mauro
Bafile-Voce d’Italia/