ITALIANI
ALL’ESTERO
Il segretario generale Elio Carozza sui lavori del Cgie
“Abbiamo portato avanti con calma e serenità la nostra
protesta, senza rinunciare ad essere propositivi. Non ci scoraggeremo e il tempo
ci darà ragione”
ROMA- E’ un Cgie che non ha perso la capacità di progettare il suo futuro
e sa lavorare in maniera unitaria quello che emerge dall’ultima plenaria
del 2010. Un Consiglio Generale che scende in piazza, per far conoscere all’opinione
pubblica i problemi degli italiani all’estero, ma che al contempo non rinuncia
alla sua capacità propositiva e al dialogo con il governo. Per avere alcuni spunti
sugli esiti di questa intensa tre giorni di lavoro alla Farnesina, abbiamo rivolto
alcune domande al segretario generale del Cgie Elio Carozza.
Si appena conclusa la plenaria del Cgie. Quali sono le sue impressioni
a caldo?
Credo che questa assemblea sia stata abbastanza necessaria tanto nei contenuti
che nella forma. Abbiamo dimostrato ancora una volta, se ce n’era bisogno, che
le questioni degli italiani all’estero non vanno affrontate in maniera superficiale
e che senza strutture, come lo sono il Cgie e i Comites che hanno il polso del
territorio, il Mae, il ministro degli Esteri, il Governo e il Parlamento non possono
conoscere le realtà locali delle nostre comunità.
All’ordine del giorno dell’assemblea vi erano numerose tematiche
d’interesse per gli italiani all’estero. Quali questioni hanno caratterizzato
il dibattito dell’Assemblea
Fra i vari argomenti trattati io credo che sia stata importante la discussione
sulle conseguenze che
Questa volta la protesta del Cgie ha superato le mura della Farnesina
per sfilare nelle strade di Roma. Quale giudizio esprime sulla manifestazione
che ha portato i problemi dell’emigrazione a pochi passi dai palazzi che contano?
Sono molto soddisfatto della manifestazione di ieri. Il fatto è che siamo
riusciti a parlare a tutte le forze politiche e questo è importante. Emerge questo
segnale dalla protesta di ieri. La manifestazione è stata fatta in maniera gioiosa,
ferma, ma pacifica. Il fatto stesso di essere partiti dalla sede del Museo nazionale
dell’Emigrazione Italiana per arrivare davanti alla sede del Governo ha
di per sé una sua valenza. E’ stata importante anche la risonanza che abbiamo
avuto presso le agenzie e i giornali nazionali e italiani all’estero. Credo
che in definitiva abbiamo riempito di contenuti il nostro ruolo. (V.P.-