INFORM - N. 216 - 19 novembre 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Il segretario generale Elio Carozza sui lavori del Cgie

“Abbiamo portato avanti con calma e serenità la nostra protesta, senza rinunciare ad essere propositivi. Non ci scoraggeremo e il tempo ci darà ragione”

 

ROMA- E’ un Cgie che non ha perso la capacità di progettare il suo futuro e sa lavorare in maniera unitaria  quello che emerge dall’ultima plenaria del 2010. Un Consiglio Generale che scende in piazza, per far conoscere all’opinione pubblica i problemi degli italiani all’estero, ma che al contempo non rinuncia alla sua capacità propositiva e al dialogo con il governo. Per avere alcuni spunti sugli esiti di questa intensa tre giorni di lavoro alla Farnesina, abbiamo rivolto alcune domande al segretario generale del Cgie Elio Carozza.

Si appena conclusa la plenaria del Cgie. Quali sono le sue impressioni a caldo?

Credo che questa assemblea sia stata abbastanza necessaria tanto nei contenuti che nella forma. Abbiamo dimostrato ancora una volta, se ce n’era bisogno, che le questioni degli italiani all’estero non vanno affrontate in maniera superficiale e che senza strutture, come lo sono il Cgie e i Comites che hanno il polso del territorio, il Mae, il ministro degli Esteri, il Governo e il Parlamento non possono conoscere le realtà locali delle nostre comunità.

All’ordine del giorno dell’assemblea vi erano numerose tematiche d’interesse per gli italiani all’estero. Quali questioni hanno caratterizzato il dibattito dell’Assemblea

Fra i vari argomenti trattati io credo che sia stata importante la discussione sulle conseguenze che la Finanziaria avrà rispetto alle politiche per gli italiani all’estero. Il Consiglio Generale ha fatto bene, senza dimenticare la difficile situazione vissuta dal paese, a soffermarsi su due temi principali. Il primo è quello della promozione della lingua e cultura italiana all’estero. Un settore che è rivolto al futuro e ai giovani e che riguarda tutto ciò che negli anni a venire sarà al centro del rapporto del nostro paese con le comunità nel mondo. La seconda questione è il prendere atto e far capire la drammaticità di alcuni tagli che il governo ha operato, a mio giudizio con un po’ di cinismo; tagli che riguardano qualche decina di migliaia di nostri concittadini ultrasettantenni che hanno avuto la sfortuna di emigrare, 50 anni fa, in paesi dove si ritrovano totalmente sprovvisti di qualsiasi assistenza ed in modo particolare di quella sanitaria. Nel corso degli anni avevamo costruito un sistema che dava la possibilità a questi nostri connazionali,  che vivono soprattutto in America Latina, di ricevere cure, sia pure senza grandi pretese. Con i tagli alla Finanziaria si mette in pericolo tutto questo e credo che un paese come il nostro non possa permetterselo. Attraverso i lavori che abbiamo portato avanti siamo comunque riusciti a sensibilizzare e a far conoscere queste problematiche anche a quelle forze che poco hanno a che vedere con gli italiani all’estero e che non hanno investito fino ad oggi sull’emigrazione. E io credo che un piccolo risultato potremo averlo nelle settimane che verranno o nei prossimi mesi. Nella Finanziaria di oggi sarà comunque difficilissimo ottenere qualcosa, perché la situazione politica italiana è quella che tutti vedono. In ogni caso su questi temi abbiamo portato avanti con calma e serenità la nostra forte protesta, senza rinunciare ad essere propositivi. Noi non ci scoraggeremo e il tempo ci darà ragione. Prendo comunque atto che per la prima volta il sottosegretario agli Esteri Mantica ha assistito per tutta la mattinata del primo giorno ai lavori del Cgie. Credo che forse sia stato anche un segnale di riconoscenza verso il nostro lavoro che svolgiamo in pieno volontariato. Voglio anche ricordare che dal Cgie è stata avanzata la richiesta di perfezionare le modalità di voto all’estero, senza che però questo diritto venga messo in discussione.

Questa volta la protesta del Cgie ha superato le mura della Farnesina per sfilare nelle strade di Roma. Quale giudizio esprime sulla manifestazione che ha portato i problemi dell’emigrazione a pochi passi dai palazzi che contano?   

Sono molto soddisfatto della manifestazione di ieri. Il fatto è che siamo riusciti a parlare a tutte le forze politiche e questo è importante. Emerge questo segnale dalla protesta di ieri. La manifestazione è stata fatta in maniera gioiosa, ferma, ma pacifica. Il fatto stesso di essere partiti dalla sede del Museo nazionale dell’Emigrazione Italiana  per arrivare davanti alla sede del Governo ha di per sé una sua valenza. E’ stata importante anche la risonanza che abbiamo avuto presso  le agenzie e i giornali nazionali e italiani all’estero. Credo che in definitiva abbiamo riempito di contenuti il nostro ruolo. (V.P.- Inform)

 


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