INFORM - N. 216 - 19 novembre 2010


IMMIGRAZIONE

Settimo Rapporto sull’Immigrazione in Veneto: quasi mezzo milione gli stranieri residenti

Stival: “Lavorare per un’integrazione reale e non di facciata”

 

VENEZIA - A fine 2009 gli stranieri residenti in Veneto erano 489.000, contro i circa 25.000 del 2001 e con un’incidenza del 10% sull’intera popolazione regionale, contro una di circa l’1% che si registrava nel 1994. Rispetto al mercato del lavoro, gli stranieri occupati sono oltre 223.000 (l’11% del totale) e fanno del Veneto la terza regione italiana per numero di stranieri rispetto al totale degli occupati. Nelle scuole, l’11,3% degli studenti è straniero Questi e molti altri dati (reperibili e scaricabili dal sito www.venetoimmigrazione.it ) fanno parte del 7° Rapporto sull’Immigrazione in Veneto, presentato in Giunta regionale dall’assessore ai flussi migratori Daniele Stival, che era affiancato dal direttore di Veneto Lavoro Sergio Rosato, dal responsabile dell’osservatorio regionale immigrazione Bruno Anastasia, e dal vicepresidente della consulta regionale immigrazione Abdallah Khezraji.

Sul piano del lavoro, l’influenza degli stranieri sul flusso delle assunzioni è stata del 27%, ma alta è la percentuale di coloro che erano occupati e che, con la crisi, hanno perduto il posto: circa il 30%. Riguardo all’istruzione, gli allievi stranieri nelle scuole di ogni ordine e grado sono più di 79.000, pari all’11,3% del totale. 6 su 10 di loro si concentrano nella scuola primaria. Riguardo agli aspetti demografici, va rilevato che, su 1.985.191 famiglie venete, 199.254 hanno almeno un componente straniero, mentre 169.281 hanno un capofamiglia straniero. Nel complesso, è comunitario uno straniero su 4.

“Si tratta – ha sottolineato Stival - di un fenomeno che si può a ben ragione definire ‘di massa’ e che come tale va conosciuto, governato, regolato e non subito. Per farlo, dati analitici e approfonditi come questi sono preziosi e costituiscono la base di conoscenza sulla quale tarare le politiche in un settore di tale delicatezza, lavorando per un’integrazione reale e non di facciata; creando quindi le condizioni perché chi si trova nella nostra regione con un reale progetto di vita possa trovare le risposte che cerca e, per contro, evitando che i veneti debbano subire soprusi da parte di chi, invece, viene qui per sfruttare la clandestinità a scopi illeciti. Una reale integrazione – ha aggiunto Stival – deve quindi basarsi su alcuni capisaldi: da un lato la tradizione di accoglienza che ha sempre caratterizzato il popolo veneto, dall’altro la consapevolezza da parte dello straniero di trovarsi in una terra con le proprie tradizioni, la propria cultura, le proprie leggi da capire e rispettare”. Secondo Stival, “in questo senso è necessario favorire alcuni aspetti, che abbiamo inserito nel nostro piano triennale specifico ed in quello annuale 2010, come la conoscenza della lingua e delle leggi, l’integrazione scolastica e lavorativa, la formazione professionale, che consenta anche di attivare un sistema di rientri in patria concordato con i Paesi d’origine, portando con sé conoscenze e professionalità capaci di far crescere il lavoro e l’economia nella terra d’origine”. (Inform)

 

 


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