INFORM - N. 216 - 19 novembre 2010


DOCUMENTAZIONE

 

CGIE - V Commissione Tematica “Formazione Lavoro Impresa Cooperazione”

Documento finale

 

Mantenere una visione costruttiva e proiettata verso il futuro a fronte delle politiche che si stanno delineando nei confronti degli italiani all’estero appare una impresa davvero sovrumana, anche perché ogni nostra riunione potrebbe essere l’ultima.

In definitiva lavoriamo senza avere un orizzonte.

L’aria di fastidio che circonda spesso le proposte a beneficio degli italiani all’estero o peggio il silenzio assordante che è stato steso intorno ad essi lascia pensare che gran parte del mondo politico consideri ormai di aver commesso un’imprudenza nell’aver tratto dall’oblio una comunità che veniva utilizzata per finalità meramente retoriche ed averla trasformata in un insieme di individui con aspettative, bisogni, desideri, curiosità.

La prossima battaglia sarà non solo quella di impedire che essa sia ricacciata nel dimenticatoio, ma di rinforzarne la presenza sulla scena nazionale.

Proprio la nostra Commissione ha più volte sottolineato nei suoi documenti la variegata composizione delle nostre comunità, in cui impresa e lavoro venivano indicati come soggetti possibili di interazione e sinergia fra aziende nazionali, in particolare PMI, e quelle create da connazionali all’estero.

E’ una via che continua ad essere praticabile, in particolare quando le PMI nazionali non hanno le strutture e la forza economica per proiettarsi sui mercati esteri e per rimanervi.

Il recente simposio tenuto in Friuli con la partecipazione di delegati designati dalle Ambasciate e scelti su parametri indicati dal MAE ha ribadito molte conclusioni cui questa Commissione è pervenuta nel corso dei propri lavori negli ultimi cinque anni.

Resta ovviamente il rammarico per il suo mancato coinvolgimento poiché essa, nell’ambito del CGIE, rappresenta la componente impresa e lavoro.

 La nuova Direzione Generale per il Sistema Paese che, a partire dal mese di dicembre prossimo, coinvolgerà mondo della cultura, Regioni e chi si occupa di sviluppo e supporto alle iniziative internazionali dovrebbe essere la struttura in grado di realizzare una politica di proiezione dell’Italia nei suoi molteplici aspetti.

L’augurio che l’accompagna è che essa consideri le comunità italiane all’estero non soltanto come un mercato da penetrare ed utilizzare, come spesso abbiamo sentito in queste sale, ma sappia trasformare finalmente il fenomeno della emigrazione in una grande risorsa, un progetto ambizioso che dovrà essere perseguito anche con uno sforzo di fantasia e di immaginazione, sollecitando con razionalità tutte le energie disponibili sia pubbliche che private, tanto più  incoraggiate quanto maggiore sarà il ritorno in termini di accesso ai mercati e diffusione del Made in Italy.

Questa Commissione auspica di essere, in futuro, coinvolta nelle iniziative relative alla internazionalizzazione di imprese e lavoro affinché esse siano capillarmente diffuse nell’ambito delle comunità nazionali all’estero.

Non è chiaro tuttavia se vi sarà sovrapposizione di funzioni con l’attuale direzione generale  per gli Italiani all’estero e le politiche migratorie e forse il Ministro Zuppetti potrebbe fornire qualche maggiore informazione.

Le modifiche costituzionali hanno offerto alle Regioni ampie possibilità di intervento all’estero nell’ambito delle iniziative previste dall’intesa Stato-Regioni: in questo quadro un nuovo Sistema Italia sinergico, informatizzato e cooperante dovrebbe poter investire meglio le risorse finanziarie disponibili nel sostegno dell’imprenditoria e del lavoro italiani all’estero in sinergia con le attività nazionali, dando vita ad azioni di promozione e collaborazione tra imprenditori all’estero e imprese dei propri corregionali.

Nel  quadro dell’intesa Stato-Regioni l’Internazionalizzazione dovrebbe divenire la strategia promozionale di ciascuna Regione, per consolidare le relazioni con i propri concittadini all’estero e per individuare un approccio nuovo per valorizzare e promuovere la presenza degli italiani all’estero, individuando regolamenti regionali atti a dare efficacia e dinamismo al coordinamento delle attività di diffusione, di informazione, di assistenza alle imprese con la previsione della collaborazione degli italiani nel mondo.

Non va trascurato l’apporto che una corretta politica di internazionalizzazione da parte delle Regioni potrebbe avere nelle attività di assistenza ai corregionali anziani ed indigenti.

Infine questa Commissione raccomanda di esplorare ogni possibilità di ricorrere ai fondi comunitari per migliorare la capacità di programmare ulteriori azioni di sviluppo, anche per dare seguito alle iniziative elaborate nell’ambito della Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo.

Evidenzia, poi, che la formazione all’estero non può essere intesa come una concessione, ma un investimento, che i corsi sono un primo anello nel processo di internazionalizzazione, poiché promuovono nelle nuove generazioni delle nostre comunità una risorsa umana qualificata ed idonea ad intraprendere attività produttive all’interno del “Sistema Italia”, così come, attraverso attività formative, é possibile recuperare al processo produttivo le persone che ne sono state espulse per ristrutturazioni e variazioni del prodotto finale. Del resto le prime notizie sui corsi di formazione di cui al bando n. 1 del 2007 sono a tal senso confortanti. 

Porre in essere un’efficace politica di formazione significa innescare un circolo virtuoso che si riflette sull’intero sistema in una logica di trasferimento di conoscenze, informazioni, capacità tecniche, organizzative, manageriali e di marketing, in definitiva stabilire un legame permanente con il Paese di origine, con la sua struttura industriale e commerciale.

La Commissione ha ascoltato con interesse l’aggiornamento sulla situazione dei lavoratori frontalieri, condivide i disegni di legge presentati per migliorare l’indennità di disoccupazione per i frontalieri italiani in Svizzera e la relazione sulle prospettive, attese, realtà nell’area euro mediterranea, che viene allegata al presente documento.

Gli anni di oblio in cui sono state lasciate le comunità sono ora pagati in termini di modesta partecipazione delle giovani generazioni sia alla vita associativa che alle scelte di politica nazionale al momento del voto. Anche in questo settore l’ambito regionale potrebbe giocare un ruolo fondamentale  ispirando e suggerendo nuovi sistemi di “incontro” tra i giovani, ottimizzando il desiderio dei ragazzi di far parte di un unico universo senza più barriere territoriali, riconoscendosi in un  modo tutto italiano di lavorare e di fare impresa, progettando e gestendo le risorse in modo sinergico ed incentivando la comunicazione secondo i nuovi sistemi informatizzati.

Restano il disagio e la frustrazione per la gravissima decurtazione subita dai fondi destinati alla cooperazione che toglie risorse preziose alla capacità di sviluppo di Paesi meno fortunati.

Sono consapevole che quelle che precedono sono considerazioni offerte come se davanti a noi ci fossero certezze.

Non le abbiamo, ma non per questo dobbiamo rassegnarci ad abbandonare una missione che ci siamo proposti fin dall’inizio del mandato: operare a beneficio delle comunità italiane all’estero con i limiti ed i vincoli che ci sono imposti dalle misure dell’esecutivo ed in particolare non consentire che, approfittando della sconfortante situazione economica, esse siano nuovamente ridotte ad oggetto di retorica anziché di interesse.

(approvato all’unanimità)

Allegato 1 : Relazione su “Area Euro-Mediterranea: Prospettive, attese, realtà” presentata dal presidente Franco Santellocco 

Con la Conferenza di Barcellona si è dato l’avvio ad un processo di sviluppo delle relazioni fra i Paesi del Mediterraneo per riparare ai fraintendimenti e agli scontri che ne avevano caratterizzato le relazioni nel passato, sia attraverso la stipula di accordi bilaterali fra gli Stati membri, sia con la definizione di politiche regionali che beneficiano dei fondi della Banca europea d'investimento all'interno del programma MEFTA.

Il processo si sviluppa dal 1995 attraverso incontri annuali allo scopo di tracciare il percorso verso il raggiungimento dei tre obiettivi delineati a Barcellona:

Politico, con l’adozione di politiche atte a garantire la sicurezza e la stabilità della regione mediterranea;

Economico, per favorire lo sviluppo economico della regione mediterranea, anche mediante la firma di appositi accordi bilaterali fra l'Unione Europea e ciascuno dei partner;

Culturale con  la creazione di un scambio culturale costante e forte fra le società civili dei paesi membri. Implicitamente in questo punto si fa ricadere la promozione della conoscenza e del rispetto delle culture reciproche (con particolare riguardo ai diritti civili e politici).

Il perdurare del conflitto Israelo-Palestinese sta avendo l'effetto di rendere particolarmente difficile il conseguimento dell'obiettivo politico del processo di Barcellona.

Peraltro l'obiettivo economico può essere considerato un successo e, per quanto concerne quello culturale, sono stati avviati numerosi progetti per favorire gli scambi fra gli stati rivieraschi. 

Con gli  accordi di Agadir del 2004 vengono  gettate le basi per un'area di libero scambio sulla costa sud del mediterraneo,  il primo passo per la creazione di un’area di libero scambio del Mediterraneo con l’obiettivo, più a lungo termine, della creazione dell'Unione per il Mediterraneo (o "Unione mediterranea").

In questo contesto l’Italia ha intessuto rapporti privilegiati  con il Marocco, con la Libia, con la Tunisia, tesi al consolidamento e allo sviluppo del dialogo tra le due sponde del Mediterraneo, in vista della creazione di un’area di sicurezza e prosperità nella regione e del perseguimento dei comuni obiettivi della lotta contro il terrorismo internazionale e il traffico di droga e di esseri umani.

Nonostante l’Italia risulti solo all’undicesimo posto per quantità di investimenti diretti in Marocco, l’assenza di particolari rischi macro-economici, la progressiva apertura del mercato marocchino alla concorrenza internazionale ed il basso costo della manodopera locale hanno facilitato la presenza di numerose imprese italiane (attualmente circa 300). Va altresì rilevato che le Autorità marocchine sono sensibili alla necessità di diversificare i propri rapporti economici, rispetto alla presenza dominante di Francia e Spagna, e si sono dichiarate in più occasioni disposte a favorire una maggiore presenza dell’Italia, mostrando un certo interesse per alcuni modelli economici italiani (PMI, distretti industriali).

Tra gli elementi che potrebbero favorire l’ulteriore rafforzamento della presenza delle imprese italiane in Marocco si segnalano anche le opportunità offerte nell’ambito degli ambiziosi progetti di sviluppo marocchini in alcuni settori chiave dell’economia (fonti energetiche, urbanistica, turismo, trasporti, infrastrutture, agro-alimentare)

Per quanto riguarda la Libia il nostro Paese ha costantemente sostenuto Tripoli nel processo di progressiva normalizzazione dei rapporti con l’Occidente (revoca dell’embargo ONU nel 2003 e avvio del negoziato per la conclusione di un Accordo Quadro con l’Unione Europea nel 2008) e rappresenta ancora oggi per la Libia il principale Paese di riferimento.

La Libia, poi, si colloca rispettivamente al primo e al terzo posto tra i nostri fornitori di petrolio e gas naturale; l’Italia è il primo acquirente del greggio libico; gli idrocarburi rappresentano circa il 99% delle importazioni italiane dalla Libia.

Il rapporto tra Italia e Tunisia è ormai da anni amichevole e intenso: la prossimità geografica e il continuo contatto tra le comunità italiana e tunisina sono gli elementi che, più di altri, hanno contribuito ad un eccellente sviluppo delle relazioni bilaterali, sancite nel 2003 dal Trattato di Buon Vicinato, Amicizia e Collaborazione, che prevede la realizzazione di periodici incontri e consultazioni al più alto livello politico. Italia e Tunisia hanno tradizionalmente un intenso dialogo politico ed hanno instaurato un ampio partenariato in vari settori: economico-commerciale, energia, lotta al terrorismo internazionale ed alla criminalità organizzata, contrasto all’immigrazione clandestina ed al traffico di esseri umani.

 Per la sua stessa posizione geografica, la Tunisia è inoltre attivamente impegnata nell’ambito dell’integrazione sub-regionale, in particolare nel quadro dell’Unione del Maghreb Arabo (UMA), non solo per motivi di sicurezza ma anche come presupposto di una più fattiva e profonda collaborazione con l’UE.

Rilevante ed articolata è la presenza dell’imprenditoria italiana in Tunisia: sono circa 680 le aziende italiane (sia PMI che grandi gruppi) operanti nel Paese, con un numero di addetti che supera le 55.000 unità ed un totale di investimenti di circa 216 milioni €. La Tunisia presenta caratteristiche ideali per gli investitori italiani, grazie alla vicinanza geografica, alla stabilità politica e sociale, ad una normativa particolarmente favorevole in materia di incentivi (prorogata sino alla fine del 2010) ed al basso costo dei fattori di produzione. Gli investimenti italiani sono diretti in diversi comparti dell’economia locale, con prevalenza nei seguenti settori: chimico e gomma, idrocarburi, elettrico ed elettronico, edilizia, trasporti, turismo, meccanico e metallurgico, agro-alimentare e agricolo, cuoio e calzature.

Per quanto concerne l’Algeria l’immagine più efficace delle relazioni italo-algerine è quella di una  gigantesca partita a poker, una scommessa razionale, lungimirante, giocata talvolta con spregiudicatezza rischiando di far saltare il banco, ma rivelatasi finora vincente.

Mattei  diede per primo le carte quando, con cautela, ma con determinazione appoggiò la lotta di liberazione del popolo algerino. Da combattente partigiano egli aveva compreso la grande delusione suscitata nella parte più consapevole della società indigena per il mancato riconoscimento di una ampia autonomia ai dipartimenti oltremare in premio della consistente partecipazione alla lotta per la liberazione della Francia delle truppe magrebine che costituivano il nerbo del corpo di spedizione francese.

Su questo sentimento di delusione si cominciarono a porre con pazienza le fondamenta di una penetrazione che si poneva come obiettivo di non essere solo economica, ma anche culturale.

L’impresa appariva, agli albori, non solo difficile, ma impossibile, tanto da far dire allo staff di Mattei “per i miracoli dateci tempo…”.

La società algerina, il mondo algerino fino al più umile pastore delle oasi era impregnato, avvolto non di cultura francese, che i coloni non avevano certo contribuito a diffondere (nel 1962 c’erano solo 5 laureati indigeni), ma, se così si può dire, di francesità. Il mondo per gli algerini era la Francia. Una madre che vedeva partire il proprio figlio per la Svezia dichiarava “Il est en France”.

Questa era l’atmosfera nell’Algeria del periodo immediatamente seguente alla dichiarazione di indipendenza, aggravato dalla circostanza che l’Europa ed il mondo occidentale in genere, in sintonia con al Francia, non era certo generoso di sostegno economico, morale e politico ad un Paese che incontrava pesanti difficoltà per la mancanza di una classe dirigente civile, senza un catasto, senza memoria storica.

Inevitabilmente l’Algeria si rivolse all’unica grande Potenza che le aveva offerto simpatia, consapevole però che l’abbraccio avrebbe potuto essere soffocante, l’Unione Sovietica, di cui adottò l’ideologia e la struttura politica del partito unico.

Tuttavia l’esercito, erede delle formazioni partigiane, i cui dirigenti erano per lo più formati nelle scuole francesi, mantenne una pesante ipoteca sulla vita politica del Paese, con uno sguardo pragmaticamente rivolto al mondo occidentale ed una struttura sostanzialmente laica.

In questo mondo articolato il seme gettato con lungimiranza da Mattei cominciò lentamente a germogliare e poi a crescere rigoglioso.

Le difficili e complesse trattative per la costruzione del gasdotto si svilupparono nello scetticismo e fra mille ostacoli, ideologici, politici, rese difficili dalla situazione internazionale del periodo che vedeva con allarme una crescente influenza sovietica e dei suoi alleati nel Mediterraneo.

Con determinazione l’ENI proseguì sulla strada a suo tempo tracciata, trascinando nella scia altre imprese italiane, che contribuirono alla costruzione di strade, dighe, opifici e soprattutto aprirono il mondo imprenditoriale algerino alla conoscenza di realtà diverse.

Imprenditori e tecnici italiani cominciarono ad operare nel Paese, con flessibilità e spirito di adattamento alle condizioni di vita ed alle consuetudini locali suscitando favorevoli ripercussioni nelle relazioni anche personali.

Piccoli gruppi di studenti algerini cominciarono a frequentare gli atenei italiani, ma cosa decisamente più importante da un punto di vista politico, allievi ufficiali furono inviati a frequentare le Accademie italiane, dando un chiaro segnale di autonomia rispetto alla rigida disciplina ideologica pretesa dall’alleato sovietico.

Le imprese italiane, poi, intuirono che era necessario stabilizzare il gran numero di tecnici che operavano nel Paese, consentendo di trasferire le famiglie, con la ulteriore esigenza di organizzare una struttura scolastica che fosse in grado di assolvere alla formazione di ragazzi dalle elementari alla scuola media.

Nacque così la scuola “Roma”, con docenti reclutati all’inizio fra le consorti dei tecnici italiani, poi, con l’aiuto dello Stato, con alcuni insegnanti di ruolo, che nel periodo di maggior frequenza accoglieva circa 120 ragazzi.

Era difficile immaginare che nell’appartamento situato nel centro cittadino di Algeri che aveva ospitato il consolato italiano fosse possibile accogliere una tale moltitudine di ragazzini decisamente scatenati: gli impiegati del sottostante Ufficio commerciale spagnolo ne seguivano le evoluzioni con preoccupazione, soprattutto per i loro lampadari che nei periodi di maggior confusione entravano decisamente in oscillazione.

La scuola non era riconosciuta dalle autorità algerine, ma a conferma del loro pragmatismo, non la ostacolarono mai, anzi a protezione dell’ingresso e dell’uscita degli studenti, distaccavano quattro vigili per disciplinare il caotico traffico veicolare cittadino a protezione dei ragazzi cui la disciplina nell’attraversare le strade faceva leggermente difetto…..

Nel contempo aumentava l’attività dell’Istituto di cultura che vedeva incrementato notevolmente il flusso di studenti algerini per imparare la lingua italiana e l’afflusso di docenti nell’Università di Algeri soprattutto nella Facoltà di architettura.

Le difficili e spinose trattative per stabilire il prezzo del gas furono risolte dopo trattative dure, spregiudicate, intricate con pragmatismo e giusta attenzione alle diverse esigenze.

Il mondo politico algerino nascondeva tuttavia un grave peccato originale, corruzione nella vita pubblica, grandi diseguaglianze sociali ed economiche fra gli esponenti del partito e dell’esercito e la gran massa della popolazione.

Tale situazione era bollata con veemenza dagli esponenti religiosi che più mantenevano il contatto con le grandi masse di diseredati e disoccupati e ne alimentavano lo scontento con veementi sermoni, troppo spesso ignorati.

Forzati dalla caduta del Muro di Berlino ad aprire ad una blanda democratizzazione gli esponenti del mondo politico algerino, che facevano ancora riferimento al partito unico, pensavano di poter controllare il disagio popolare ed indire elezioni pluripartitiche con esito scontato.

I risultati del primo turno di elezioni, invece, indicarono una pesante sconfitta dei partiti laici ed un successo travolgente del partito religioso. L’esercito reagì brutalmente al pericolo incombente di un regime integralista islamico ed annullò il risultato delle elezioni, assumendo il controllo del Paese.

Ne seguì, come noto, un periodo, durato un decennio, di gravi turbamenti, di guerra civile incombente, di massacri indiscriminati, cui tuttavia reagì, indubbiamente con grande durezza, la società civile grazie alla tenuta dell’esercito e delle strutture dello Stato.

Con qualche concessione fu  ristabilita l’autorità dello Stato ed ormai soltanto sporadici gruppi di fanatici minacciano l’ordine pubblico e, in particolare, la sicurezza delle strade.

Il periodo di gravi disordini ed il pericolo per la incolumità personale provocò l’esodo massiccio delle comunità straniere ed in particolare delle famiglie, con la sospensione dell’attività della scuola italiana.

Tuttavia alcuni imprenditori coraggiosi decisero di affrontare il rischio e continuarono ad operare al fine di mantenere una presenza viva ed attiva nel Paese e per dare, in qualche modo, fiducia ad una società civile che si sentiva abbandonata dal mondo occidentale poiché non sembrava essere chiaro che non si trattava di lotta  fra due fazioni politiche, ma fra due visioni di vita divergenti, l’una che affondava le sue radici nell’integralismo religioso, l’altra che faceva riferimento ai valori laici ed allo stato di diritto, attento alle consuetudini locali, ma mutuato dalle società occidentali.

La pace è tornata, l’attività economica ha ripreso vigore, i piani di investimento sono ripartiti.

L’Italia non può mancare a questo appuntamento cruciale ed infatti le imprese si sono nuovamente affacciate con forza sulla piazza algerina.

Del resto gli interessi italiani in Algeria sono molti: oltre al piano quinquennale, al quale l' Italia spera di partecipare '' concretamente'', ci sono anche una serie di commesse che le imprese italiane non possono farsi sfuggire.

Tra i progetti ai quali l' Algeria guarda con interesse, c'é la fornitura di 4 fregate e una nave da trasporto logistico, la costruzione di un tratto di autostrada per 1,2 miliardi di euro sul quale c’é l'interesse di un consorzio di 3 imprese italiane . E poi ancora una fornitura di 30 elicotteri del valore di 460 milioni di euro, per i quali il ministro ha annunciato il via libera alla Agusta nel quadro di una collaborazione euro- mediterranea di difesa. Da Algeri, il governo si aspetta però anche un passo concreto per agevolare gli imprenditori italiani, sbloccando i visti di lunga durata, attualmente difficili da ottenere. L’Italia, inoltre, ha assicurato il proprio appoggio nel processo di avvicinamento tra Algeri e Bruxelles e nei negoziati per l' adesione dell' Algeria al Wto. Massima collaborazione poi sul fronte antiterrorismo, non solo con un semplice accordo di polizia ma sostenendo, attraverso l' Algeria, la linea dura contro il terrorismo nel Maghreb e nel Sahel, con il no ai riscatti e la collaborazione di intelligence''.

Tuttavia appare evidente che è necessario completare il quadro delle relazioni, includendo accordi culturali, sociali e di cooperazione in numerosi settori di fondamentale importanza per ricostruire quell’atmosfera di fiducia che sola può ridare slancio alla penetrazione economica.

I rapporti politici si stanno gradatamente rinforzando, accompagnando l’azione degli operatori economici ed il lancio del nuovo gasdotto Galsi che attraverso la Sardegna raddoppierà praticamente la fornitura di gas al nostro Paese.

Appare a questo punto evidente l’interesse a incrementare, rafforzare, rendere permanenti i rapporti fra i due Paesi con l’obiettivo chiaro di non appesantire eccessivamente la bilancia dei pagamenti.

A questo scopo il Ministro degli Esteri Frattini ha visitato l’Algeria preparando una prossima visita del Presidente del Consiglio, on. Berlusconi.

Gli argomenti all’ordine del giorno sono molti, ma l’Algeria soprattutto richiede che la presenza dell’industria italiana non sia soltanto un mordi e fuggi, partecipando alle gare di appalto e lasciando il Paese subito dopo. Quello che viene richiesto è un vero partenariato, in particolare fra piccole e medie imprese, che facciano dell’artigianato e della piccola e media imprenditoria l’asse portante di una cooperazione destinata a durare nel tempo.

Il piano quinquennale prevede investimenti per 286 miliardi di dollari ed il governo algerino chiede che l’Italia si impegni nel processo di sviluppo con interventi di cooperazione duratura, basata sulla fiducia reciproca e sulla volontà di dirimere con buon senso e pragmatismo le divergenze, che ovviamente non mancano.

I settori in cui la collaborazione è possibile sono svariati, dall’agro-alimentare alla tecnologia di punta, dall’artigianato al settore militare, dalla sicurezza e la comune lotta al terrorismo ad una maggiore apertura ai cittadini algerini che vogliono studiare ed approfondire la loro preparazione professionale in Italia.

La visita, che sembra essere prevista in un prossimo futuro, del Presidente Berlusconi potrebbe dare un nuovo e più forte impulso al partenariato strategico con l’Algeria, includendovi quegli aspetti culturali che già erano stati sviluppati con successo nel passato, dallo studio della lingua italiana alla cooperazione fra Atenei e scuole superiori di cui un brillante esempio è costituito dalla presenza a Cepagatti di numerosi studenti algerini.

E, come per inciso, la rifondata scuola italiana “Roma” ha riaperto i battenti, questa volta riconosciuta dalle autorità algerine, accogliendo i figli di tecnici ed imprenditori italiani, un ulteriore segno di fiducia nello sviluppo di rapporti duraturi.

L’augurio è dunque che la coraggiosa azione di alcuni imprenditori che hanno sostenuto con la loro presenza la reazione della società civile algerina sia seguita e rafforzata ora da un convinto sostegno politico da parte del governo italiano, consapevole delle grandi prospettive offerte dal partenariato trans mediterraneo fra Paesi che non hanno mai abbandonato la via del dialogo. (Franco Santellocco, Presidente della V Commissione del CGIE)

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