CGIE – ASSEMBLEA PLENARIA
Il dibattito sulla ristrutturazione della
rete consolare
Alla relazione di Dino Nardi, nella seconda
mattinata di lavori, seguono gli interventi da cui traspare la forte la preoccupazione
dei consiglieri su presente e futuro dei servizi consolari rivolti ai connazionali
all’estero
ROMA – Si è aperta con la discussione sulla
riorganizzazione della rete diplomatico-consolare italiana nel mondo la seconda
mattinata di lavori dell’assemblea plenaria del Cgie.
Prima di dare vita alla manifestazione organizzata
dal Cgie al Museo dell’emigrazione italiana e a Piazza
Montecitorio, Dino Nardi (Svizzera), membro del Comitato di presidenza per i
Paesi europei e l’Africa del Nord, ha fatto il punto sul percorso di razionalizzazione
della rete da diverso tempo avviato dal consiglio di amministrazione del Mae.
Un percorso caratterizzato da provvedimenti sul cui merito e conseguenze il
Cgie è già intervento in diverse occasioni, come ha ricordato
lo stesso Nardi. “Dal 2009 ad oggi abbiamo assistito al declassamento della
sedi di Bruxelles, Basilea ed Alessandria d’Egitto, alla chiusura di quelle
di Genk, Coira, Mannheim, Durban e Mulhouse, mentre le sedi di Saarbrücken e Norimberga sono state sostituite da uno sportello
consolare – ha ricordato Nardi. – Noi tutti siamo testimoni del degrado che
ha investito la nostra rete consolare all’estero, caratterizzata da una crescente
difficoltà nel fornire ai connazionali servizi essenziali”. Nardi stigmatizza
quindi “l’impoverimento qualitativo e quantitativo avvenuto in questi anni,
in cui 23 sedi sono state progressivamente interessate dagli interventi di razionalizzazione,
di cui 19 situate in aree dove risulta numerosa la presenza di connazionali”.
Oltre alle criticità emerse, il consigliere
suggerisce alcuni interventi per garantire una minima funzionalità delle strutture:
“rivedere il sistema di call center, laddove esiste,
che sino ad oggi ha contribuito a creare esasperazione negli utenti; fornire
la possibilità di fissare gli appuntamenti anche con mezzi alternativi ad internet;
riclassificare l’attuale rete evitando chiusure nelle aree dove la collettività
è consistente”. “La mancanza del console non ci preoccupa, in termini di servizi,
che vengono comunque forniti – aggiunge Nardi, – quanto piuttosto perché una
nomina vacante spesso anticipa un provvedimento di chiusura o declassamento
della sede”. Importante sarebbe inoltre garantire la presenza di un funzionario
itinerante, specie nelle circoscrizioni consolari geograficamente molto vaste,
per il rilevamento delle impronte necessarie all’emissione del passaporto elettronico,
il potenziamento della rete dei corrispondenti consolari, l’apertura di sportelli
consolari laddove la chiusura di un consolato penalizzi una folta collettività
e l’aumento di personale assunto in loco, - misura, questa, utile all’abbattimento
dei costi complessivi. Nardi evidenzia anche l’opportunità di dare attuazione
alla legge che contempla la stipula di accordi con i patronati “che sono più
densamente presenti sul territorio e potrebbero fornire assistenza anche nell’utilizzo
di nuovi strumenti informatici di dialogo con la rete consolare”.
Nel corso del dibattito seguito alla relazione,
Luigi Casagrande (Australia) ha chiesto precisazioni su gestione e funzionamento
del consolato italiano a Brisbane, mentre Filomena Narducci (Uruguay), componente del Comitato di presidenza
per l’America latina, ha segnalato le criticità del consolato di Montevideo,
in cui il rapporto tra funzionari e cittadini italiani è 1:6000. “L’attuale
console dovrebbe lasciare la sede a febbraio – aggiunge, confermando quanto
affermato da Nardi, - e ancora non sappiamo nulla dell’avvicendamento”.
Segnalazioni positive sui servizi consolari
provengono da Franco Santellocco (Algeria), presidente
della Commissione formazione, impresa, lavoro e cooperazione, mentre Claudio
Pieroni (Brasile), componente del CdP per l’America latina, illustra la difficoltà nel disbrigo
delle pratiche consolari da parte della sede di San Paolo del Brasile, pratiche
nuovamente accumulatesi dopo l’operato dalla task force
sulla cittadinanza predisposta dal Mae. Una situazione
su cui richiama l’attenzione anche Norberto Lombardi, consigliere di nomina
governativa, che parla di una vera e propria “questione Brasile” con “circa
mezzo milione di giacenze relative alle pratiche di cittadinanza”. Necessario,
secondo Lombardi, anche un recupero di risorse per i vice consolati onorari,
indispensabili soprattutto nella aree geograficamente molto estese. Alberto
Bertali (Gran Bretagna) ricorda che anche della sede
di Manchester si annuncia la chiusura a partire dal 1° luglio 2011 e chiede
al Mae che si apra un confronto con la collettività,
affinché si possa giungere a soluzioni, anche dolorose, ma il più possibile
condivise. Un confronto la cui mancanza viene lamentata, per la sede di Genk,
da Fernando Marzo (Belgio), che richiama anche la necessità di considerare il
particolare tipo di utenza coinvolto nei provvedimenti, prima di decidere interventi
di portata così rilevante. “In Belgio non si può chiedere a ex minatori o ex
lavoratori del settore siderurgico di compiere lunghi spostamenti, perché spesso
sono impossibilitati per motivi di salute – ammonisce Marzo, che si interroga
anche sulla concreta possibilità che la sede di Charleroi
possa soddisfare un’utenza molto più numerosa di quella sino a quel momento
servita. Anche il segretario generale, Elio Carozza,
avanza dubbi sulla possibilità che Charleroi possa
“reggere”, oltre l’utenza Genk, anche quella di Liegi,
sede che vi dovrebbe essere accorpata, se non sostenendo costi che renderebbero
inutile il risparmio che ha determinato le misure sino ad ora adottate.
Sul futuro dei consolati di Adelaide e Brisbane
si interrogano Francesco Papandrea (Australia), componente
del CdP per i Paesi anglofoni, e Daniela Tuffanelli
Costa (Australia). “La presenza del consolato, nella nostra area geografica,
è importante non solo per i servizi ai connazionali, ma perché rappresenta lo
Stato italiano presso le istituzioni locali. Ciò ha permesso sinergie che hanno
consentito la stipula di protocolli di intesa per l’insegnamento dell’italiano
nelle scuole locali – rileva il consigliere.
Problemi per l’accumulo delle pratiche vengono
segnalate anche dal vice segretario generale per i Paesi dell’America latina,
Francisco Nardelli (Argentina), per la sede di Bahia
Blanca, il quale lamenta anche i tempi lunghi di ottenimento del nulla osta
per il rilancio del passaporto elettronico da parte delle questure. “La politica
attualmente messa in campo nei confronti delle sedi consolari all’estero va
oltre il risparmio e lede l’immagine stessa del nostro Paese – afferma Paolo
Castellani (Cile), mentre Salvatore Tabone (Francia)
torna sull’utilità di prevedere in alcuni casi la figura del funzionario itinerante.
Gianfranco Gazzola (Svizzera) segnala che alcuni interventi
di riorganizzazione non paiono comprensibili alle collettività, se la logica
determinate deve essere quella del risparmio. Situazione aggravata, secondo
quest’ultimo, dalla “drammatizzazione delle chiusure”, di cui non si parla né
si dialoga con le collettività interessate.
Sull’effettiva quantificazione del risparmio
si sofferma anche l’intervento di Mauro Montanari (Germania), a proposito in
particolare della chiusura della sede di Mannheim,
mentre esprime disappunto e sconcerto per l’aver appreso dalla relazione del
sottosegretario Mantica (vedi