INFORM - N. 215 - 18 novembre 2010


CGIE – ASSEMBLEA PLENARIA

Il dibattito sulla ristrutturazione della rete consolare

Alla relazione di Dino Nardi, nella seconda mattinata di lavori, seguono gli interventi da cui traspare la forte la preoccupazione dei consiglieri su presente e futuro dei servizi consolari rivolti ai connazionali all’estero

 

ROMA – Si è aperta con la discussione sulla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare italiana nel mondo la seconda mattinata di lavori dell’assemblea plenaria del Cgie.

Prima di dare vita alla manifestazione organizzata dal Cgie al Museo dell’emigrazione italiana e a Piazza Montecitorio, Dino Nardi (Svizzera), membro del Comitato di presidenza per i Paesi europei e l’Africa del Nord, ha fatto il punto sul percorso di razionalizzazione della rete da diverso tempo avviato dal consiglio di amministrazione del Mae. Un percorso caratterizzato da provvedimenti sul cui merito e conseguenze il Cgie è già intervento in diverse occasioni, come ha ricordato lo stesso Nardi. “Dal 2009 ad oggi abbiamo assistito al declassamento della sedi di Bruxelles, Basilea ed Alessandria d’Egitto, alla chiusura di quelle di Genk, Coira, Mannheim, Durban e Mulhouse, mentre le sedi di Saarbrücken e Norimberga sono state sostituite da uno sportello consolare – ha ricordato Nardi. – Noi tutti siamo testimoni del degrado che ha investito la nostra rete consolare all’estero, caratterizzata da una crescente difficoltà nel fornire ai connazionali servizi essenziali”. Nardi stigmatizza quindi “l’impoverimento qualitativo e quantitativo avvenuto in questi anni, in cui 23 sedi sono state progressivamente interessate dagli interventi di razionalizzazione, di cui 19 situate in aree dove risulta numerosa la presenza di connazionali”.

Oltre alle criticità emerse, il consigliere suggerisce alcuni interventi per garantire una minima funzionalità delle strutture: “rivedere il sistema di call center, laddove esiste, che sino ad oggi ha contribuito a creare esasperazione negli utenti; fornire la possibilità di fissare gli appuntamenti anche con mezzi alternativi ad internet; riclassificare l’attuale rete evitando chiusure nelle aree dove la collettività è consistente”. “La mancanza del console non ci preoccupa, in termini di servizi, che vengono comunque forniti – aggiunge Nardi, – quanto piuttosto perché una nomina vacante spesso anticipa un provvedimento di chiusura o declassamento della sede”. Importante sarebbe inoltre garantire la presenza di un funzionario itinerante, specie nelle circoscrizioni consolari geograficamente molto vaste, per il rilevamento delle impronte necessarie all’emissione del passaporto elettronico, il potenziamento della rete dei corrispondenti consolari, l’apertura di sportelli consolari laddove la chiusura di un consolato penalizzi una folta collettività e l’aumento di personale assunto in loco, - misura, questa, utile all’abbattimento dei costi complessivi. Nardi evidenzia anche l’opportunità di dare attuazione alla legge che contempla la stipula di accordi con i patronati “che sono più densamente presenti sul territorio e potrebbero fornire assistenza anche nell’utilizzo di nuovi strumenti informatici di dialogo con la rete consolare”.

Nel corso del dibattito seguito alla relazione, Luigi Casagrande (Australia) ha chiesto precisazioni su gestione e funzionamento del consolato italiano a Brisbane, mentre Filomena Narducci (Uruguay), componente del Comitato di presidenza per l’America latina, ha segnalato le criticità del consolato di Montevideo, in cui il rapporto tra funzionari e cittadini italiani è 1:6000. “L’attuale console dovrebbe lasciare la sede a febbraio – aggiunge, confermando quanto affermato da Nardi, - e ancora non sappiamo nulla dell’avvicendamento”.

Segnalazioni positive sui servizi consolari provengono da Franco Santellocco (Algeria), presidente della Commissione formazione, impresa, lavoro e cooperazione, mentre Claudio Pieroni (Brasile), componente del CdP per l’America latina, illustra la difficoltà nel disbrigo delle pratiche consolari da parte della sede di San Paolo del Brasile, pratiche nuovamente accumulatesi dopo l’operato dalla task force sulla cittadinanza predisposta dal Mae. Una situazione su cui richiama l’attenzione anche Norberto Lombardi, consigliere di nomina governativa, che parla di una vera e propria “questione Brasile” con “circa mezzo milione di giacenze relative alle pratiche di cittadinanza”. Necessario, secondo Lombardi, anche un recupero di risorse per i vice consolati onorari, indispensabili soprattutto nella aree geograficamente molto estese. Alberto Bertali (Gran Bretagna) ricorda che anche della sede di Manchester si annuncia la chiusura a partire dal 1° luglio 2011 e chiede al Mae che si apra un confronto con la collettività, affinché si possa giungere a soluzioni, anche dolorose, ma il più possibile condivise. Un confronto la cui mancanza viene lamentata, per la sede di Genk, da Fernando Marzo (Belgio), che richiama anche la necessità di considerare il particolare tipo di utenza coinvolto nei provvedimenti, prima di decidere interventi di portata così rilevante. “In Belgio non si può chiedere a ex minatori o ex lavoratori del settore siderurgico di compiere lunghi spostamenti, perché spesso sono impossibilitati per motivi di salute – ammonisce Marzo, che si interroga anche sulla concreta possibilità che la sede di Charleroi possa soddisfare un’utenza molto più numerosa di quella sino a quel momento servita. Anche il segretario generale, Elio Carozza, avanza dubbi sulla possibilità che Charleroi possa “reggere”, oltre l’utenza Genk, anche quella di Liegi, sede che vi dovrebbe essere accorpata, se non sostenendo costi che renderebbero inutile il risparmio che ha determinato le misure sino ad ora adottate.

Sul futuro dei consolati di Adelaide e Brisbane si interrogano Francesco Papandrea (Australia), componente del CdP per i Paesi anglofoni, e Daniela Tuffanelli Costa (Australia). “La presenza del consolato, nella nostra area geografica, è importante non solo per i servizi ai connazionali, ma perché rappresenta lo Stato italiano presso le istituzioni locali. Ciò ha permesso sinergie che hanno consentito la stipula di protocolli di intesa per l’insegnamento dell’italiano nelle scuole locali – rileva il consigliere.

Problemi per l’accumulo delle pratiche vengono segnalate anche dal vice segretario generale per i Paesi dell’America latina, Francisco Nardelli (Argentina), per la sede di Bahia Blanca, il quale lamenta anche i tempi lunghi di ottenimento del nulla osta per il rilancio del passaporto elettronico da parte delle questure. “La politica attualmente messa in campo nei confronti delle sedi consolari all’estero va oltre il risparmio e lede l’immagine stessa del nostro Paese – afferma Paolo Castellani (Cile), mentre Salvatore Tabone (Francia) torna sull’utilità di prevedere in alcuni casi la figura del funzionario itinerante. Gianfranco Gazzola (Svizzera) segnala che alcuni interventi di riorganizzazione non paiono comprensibili alle collettività, se la logica determinate deve essere quella del risparmio. Situazione aggravata, secondo quest’ultimo, dalla “drammatizzazione delle chiusure”, di cui non si parla né si dialoga con le collettività interessate.

Sull’effettiva quantificazione del risparmio si sofferma anche l’intervento di Mauro Montanari (Germania), a proposito in particolare della chiusura della sede di Mannheim, mentre esprime disappunto e sconcerto per l’aver appreso dalla relazione del sottosegretario Mantica (vedi Inform di ieri: http://www.mclink.it/com/inform/art/10n21415.htm ) che ad Amburgo non si prevede l’apertura di uno sportello consolare, così come precedentemente annunciato, ma il semplice accorpamento della sede presente a quella di Hannover. “Ancora una volta si prendono decisioni unilaterali – afferma, - senza tener conto di ciò che pensano i cittadini”. (Viviana Pansa – Inform)

 

 


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