LEGGE DI STABILITA’
Marco Fedi (Pd). “In attesa della crisi
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ROMA - La legge di stabilità che si appresta ad essere approvata con l’ennesimo voto di fiducia non raccoglie le sfide lanciate dal Partito Democratico per dare risposte concrete alla crisi economica, ai temi dell’occupazione e al mezzogiorno. Governo e maggioranza che, nel pieno di una crisi politica, hanno rinunciato ad affrontare la crisi economica con una strategia di investimenti e con “strumenti nuovi”. Il lavoro - sostiene Marco Fedi, deputato frl Pd eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide - è ancora il grande tema delle nostre società, eppure l’Italia continua ad ignorare i disoccupati per i quali non esiste alcuna forma di sostegno.
Lavoro e salario minimo rappresentano, accanto ai temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, più che in passato, in questo momento di crisi economica, le due maggiori sfide per i governi moderni. L’Italia sceglie di non agire.
L’aumento della disoccupazione, l’aumento del lavoro nero, la precarietà come condizione permanente - con le mancate risposte alla crisi finanziaria mondiale ed alle crisi economiche nazionali - dimostrano l’inadeguatezza delle scelte nazionali e l’assenza di scelte politiche nuove a livello sovranazionale.
La conclusione è che abbiamo bisogno di scelte coraggiose. Di scelte forti per partiti che invece, a livello nazionale, contribuiscono a perpetuare la logica che penalizza il lavoro e gli investimenti produttivi a favore della speculazione e delle rendite.
Dobbiamo ripartire da scelte politiche forti, da diritti fondamentali come il lavoro e il salario minimo garantito, il salario di cittadinanza. Ed essere forti nella discussione politica mondiale ritrovando non solo il coraggio ma anche gli strumenti di una dimensione internazionale che nella globalizzazione tende ad assumere le connotazioni di un’omologazione delle idee e delle scelte culturali, politiche ed economiche.
L’esecutivo dei tagli e della riduzione degli investimenti non riesce oggi a parlare altro linguaggio: anche per questa ragione non riesce a trovare un percorso di uscita dalla crisi politica che lo attanaglia.
Governo e maggioranza su questi temi hanno scelto di penalizzare gli italiani all’estero ed alcuni timidi segnali rischiano di essere anche più offensivi.
Per
gli italiani nel mondo il Governo Berlusconi è l’esecutivo dei tagli, del ridimensionamento
della rete diplomatico-consolare, della riduzione degli investimenti fino al punto
di mettere in crisi due settori importanti come la promozione di lingua e cultura
nel mondo e l’assistenza agli indigenti. Una maggioranza che in Parlamento ha
detto no all’esonero ICI per i residenti all’estero – una misura
Materia che conosciamo molto bene. La prima decisione, credo, è capire come continuare una battaglia etica e morale che riguarda i diritti e la parità di accesso ad essi. La buona politica può ancora fare molto per i residenti all'estero.
Nei 18 mesi del Governo Prodi abbiamo dimostrato che la politica può fare scelte e tutelare anche i diritti degli italiani all'estero, tra cui il personale a contratto della rete diplomatico-consolare.
Le
detrazioni fiscali per carichi di famiglia sono state introdotte dal Governo Prodi
ed estese ai residenti all'estero. Se non si comprende - ma davvero da parte di
tutti - che abbiamo a che fare con il peggior Governo della storia repubblicana,
con una maggioranza, se ancora c’è, che ha pianificato il distacco con le nostre
comunità nel mondo, a partire proprio dalla sfera dei diritti, se non si comprende
che dobbiamo sconfiggere questo malessere morale, etico e politico, rischiamo
di aver perso la battaglia più importante che potrebbe riportarci al futuro, con
una nuova maggioranza. Se non troviamo le energie per lavorare in questa comune
direzione - conclude Fedi - rischiamo di perdere molto più che il futuro, rischiamo
di perdere la nostra dignità. (