CGIE - ASSEMBLEA PLENARIA
La relazione del Comitato di presidenza
Il segretario generale Carozza ripercorre
le tappe del lavoro svolto dal Cgie negli ultimi anni, richiama la necessità di
provvedere al rinnovo di quest’ultimo organismo e dei Comites e condanna i tagli
presenti in finanziaria
ROMA – Il segretario generale del Cgie, Elio Carozza, ha fatto precedere stamani, all’apertura del suo intervento, il benvenuto a Marzio Arcari, consigliere di nomina governativa in rappresentanza della Lega Nord Padania, che succede allo scomparso Archimede Bontempi, e il cordoglio rivolto alla famiglia del giovane di origini abruzzesi Giancarlo Colasanti, rapito e ucciso in Venezuela da organizzazioni malavitose nelle scorse settimane.
“Non è un momento bello quello che attraversa il nostro Paese – ha detto Carozza. – La crisi politica, sociale, economica, finanziaria, etica e morale si è aggravata rispetto al nostro ultimo incontro. L’immagine del nostro Paese all’estero subisce di fatto un durissimo colpo e noi residenti fuori dai confini nazionali ne risentiamo più di tutti, cittadini e imprese”. Carozza si rammarica del fatto che non si riesca più a trasmettere “ai nostri interlocutori nei Paesi dove viviamo, l’Italia migliore, fatta di persone che lavorano e studiano, che fanno sacrifici; un’Italia che negli ultimi mesi fa sempre più fatica ad emergere”. Proprio in questo momento difficile, per il segretario generale, l’emigrazione italiana “può dare un contributo importante, in primo luogo alla ripresa economica, attraverso le rimesse che restano una voce rilevante e decisiva, ma soprattutto valorizzando l’immagine dell’Italia e delle sue produzioni nel mondo”.
Egli prosegue il suo intervento segnalando quindi il paradosso che coinvolge il mondo dell’emigrazione negli ultimi anni: “gli italiani all’estero, grazie alle loro lotte – dice – hanno visto un lento ma progressivo riconoscimento che si è tradotto negli anni in conquiste di diritti, politiche corrispondenti alle loro esigenze e un sistema di rappresentanza completa. Ma nel momento in cui quest’ultimo passo viene completato, inizia lo smantellamento e il ridimensionamento di quelle politiche e di quei diritti”.
Carozza sottolinea che alla razionalizzazione della rete consolare “non si offre seriamente alcuna alternativa, ma si riducono servizi essenziali come la diffusione di lingua e cultura, l’assistenza ai più deboli, in particolare nei Paesi dell’America latina, i contributi alla stampa italiana all’estero e si attacca frontalmente la rappresentanza generale”. “In questo contesto la questione italiani all’estero rischia definitivamente di essere messa ai margini dell’agenda politica e fuori della benché minima attenzione istituzionale, subendo di fatto un forte ridimensionamento – segnala, aggiungendo come non sia però questo il momento di “abbassare la guardia”, “lasciarci andare alla sfiducia” e soprattutto, “rinunciare ad assumere il ruolo che la legge assegna al Cgie, ruolo di rappresentanza di milioni di italiani che vivono fuori dai confini nazionali”.
Per il segretario generale, infatti, “solo in questa sede e nei Comites si discutono e si affrontano le questioni degli italiani all’estero e proprio per questo noi avvertiamo forte il senso di responsabilità, per le risposte che le collettività si aspettano e che spesso spetterebbe al Governo o al Parlamento dare”.
Ripercorrendo la mobilitazione messa in atto negli ultimi mesi per protestare contro i tagli alle politiche per gli italiani all’estero, in occasione dei più recenti incontri delle Commissioni continentali del Cgie - a Vancouver, Buenos Aires e Francoforte - Carozza torna a rivendicare il collegamento del Consiglio con le istanze provenienti dal territorio e con le collettività ivi presenti, specie i giovani e il mondo dell’associazionismo e l’efficacia di quegli interventi, indipendentemente dall’esito ottenuto a livello politico. “Noi abbiamo fatto il nostro dovere come Cgie - afferma, - siamo stati dalla parte degli italiani all’estero, abbiamo riempito di contenuti il nostro impegno e il nostro volontariato”. Per il Comitato di presidenza, dunque, quelle manifestazioni, “frutto della volontà di milioni di italiani nel mondo di essere riconosciuti cittadini a pieno titolo con tutti i diritti e tutti i doveri, hanno parlato al Paese e alle sue istituzioni”. “Noi non ci rassegneremo – aggiunge il segretario generale, - continueremo con impegno e determinazione il nostro compito, coscienti che non sarà facile”.
Carozza rivendica dunque il ruolo e la peculiarità del Cgie: “non siamo il Cgie della protesta e delle lamentele – dice, - un organismo che guarda al passato e autoreferenziale. Non siamo conservatori ma in questi anni abbiamo sottoposto le nostre analisi a Parlamento e governo. Siamo l’istituzione a cui il Parlamento stesso ha affidato la rappresentanza generale degli italiani all’estero”.
Il
Cgie, così concepito, “ha saputo nei fatti guardare la futuro – avverte il segretario
generale, - assicurando un raccordo tra parlamentari eletti all’estero e il territorio,
con i Comites e la rete associativa, ha promosso innovative occasioni di confronto
come
Ricorda, inoltre, come il modello di rappresentanza degli italiani all’estero sia stato preso a modello anche da altri Paesi, così come ha dimostrato l’incontro svoltosi lo scorso aprile nel Senato italiano insieme ai rappresentanti del mondo dell’emigrazione facente riferimento ad altri Stati. “Il documento redatto in quella occasione – rileva Carozza – oggi è all’attenzione di istituzioni nazionali ed europee, è nostro punto di riferimento e road map per garantire una rappresentanza completa ai cittadini europei che risiedono in un Paese diverso da quello di origine”. Oltre a questa “nuova prospettiva che il Cgie ha contribuito a formare”, il segretario generale ricorda i risultati delle Conferenze con Stato e Regioni “in cui si prese l’impegno di costituire un gruppo di lavoro, un tavolo di concertazione, previsto dall’intesa di governo e Regioni”. “Solo chi ha pregiudizi e disconosce la realtà - conclude Carozza – considera inutile il lavoro del Cgie e superato il suo ruolo”.
Egli torna anche sulla conferenza dei protagonisti italiani nel mondo, citata da Mantica nel suo intervento, definendo “positivo che governo e Mae abbiano riunito e interrogato gli italiani di successo per ricavarne indicazioni e suggerimenti. Meno positivo – aggiunge – il metodo con cui si sono scelti i partecipanti e l’esclusione del Cgie e dei Comites dall’evento. Non essere famosi non significa essere superflui o inutili, al contrario lo stesso successo di pochi è frutto dell’impegno delle loro famiglie e comunità di appartenenza”. “Si tratta ancora una volta – precisa Carozza – di un segnale negativo di chi forse non vuole più parlare di italiani all’estero nel suo insieme”.
Venendo
ai tagli annunciati nell’attuale legge, il segretario generale è allarmato dal
fatto che i 60 milioni di euro stanziati dal bilancio 2008 alle politiche per
gli italiani all’estero si siano ridotti nel
E alla luce di questi drastici interventi, Carozza si interroga sulla “forza, all’interno del governo, del nostro ministro degli Esteri e in particolare del sottosegretario con delega agli italiani all’estero”.
“Vogliamo ancora credere che il Parlamento, dove è in discussione la finanziaria, riesca a recuperare e a fornire segnali destinati a invertire questo disegno – egli aggiunge, sottolineando di aver chiesto un incontro con i presidenti dei gruppi parlamentari e rivolgendosi in particolare agli eletti all’estero “affinché non lascino nulla di intentato”.
Infine,
il segretario generale ritorna sull’importanza degli organismi di rappresentanza,
ricordando come alcuni giovani della Commissione continentale per i Paesi anglofoni
di Vancouver abbiano avviato una raccolta firma per chiedere la convocazione delle
elezioni per il rinnovo dei Comites. “Dove si è visto mai – si chiede Carozza
– che si sospenda la vita democratica di un organismo con il pretesto di una sua
riforma? Non è rispettoso della democrazia né dei diritti di milioni di italiani”.
Egli ribadisce che il Cgie, pur non condividendo l’impianto della riforma Tofani,
ha provveduto a consegnare un documento al Comitato ristretto del Senato impegnato
su questo fronte con le osservazioni del Consiglio sul testo, non ricevendo più
alcuna risposta. “E oggi – aggiunge – con la crisi politica che vive il nostro
Paese si allontana definitivamente la sua approvazione in tempi rapidi”. Pertanto
si chiede l’immediata convocazione delle elezioni per il rinnovo di Comites e
Cgie, rifiutando gli attacchi al ruolo di questo sistema di rappresentanza. “Periodicamente,
spesso alla vigilia della riunioni del Cgie, rappresentanti delle nostre istituzioni
nazionali tornano sull’utilità e sui costi di Comites e Cgie. Questi attacchi
non sono solo basati sull’ignoranza – conclude Carozza – ma anche sulla malafede,
con l’unico obiettivo politico dello smantellamento. Il nostro lavoro provoca
loro disagio e fastidio”. (Viviana Pansa –