ASSOCIAZIONI
Michele Consiglio (Acli/Cgie) parla del Congresso della
Fai, dei tagli delle risorse per le nostre comunità, della rappresentanza e
del voto all’estero
“Nel mondo globalizzato la Federazione delle Acli internazionali
pone grande attenzione all’antica migrazione, alle seconde e terze generazioni
e alla nuova mobilità dei giovani italiani nel mondo”
ROMA – Si sono recentemente chiusi a Parigi i lavori del terzo Congresso della Federazione delle Acli internazionali (Fai). Durante l’incontro i rappresentanti delle Fai hanno ribadito il loro impegno in favore degli italiani nel mondo e l’importanza della presenza dei nostri connazionali per lo sviluppo dei Paesi di residenza. Si è anche parlato del voto all’estero e dei tagli delle risorse pubbliche per le nostre comunità nel mondo. Tematiche che saranno anche al centro del dibattito nell’Assemblea plenaria del Cgie che prende il via alla Farnesina.
Per avere un quadro più dettagliato delle indicazioni emerse dal Congresso della Fai e delle questioni che terranno banco nell’imminente riunione del Consiglio Generale, abbiamo rivolto alcune domande al consigliere del Cgie Michele Consiglio, vice presidente delle Fai e delle Acli italiane e responsabile del dipartimento Rete mondiale aclista.
Si è svolto
a Parigi il terzo Congresso della Federazione delle Acli internazionali (Fai).
Quali indicazioni sono emerse da questa intensa tre giorni di lavoro?
Durante il Congresso della Fai, che si è svolto a Parigi con 60 delegati in rappresentanza di 18 paesi, abbiamo discusso della presenza degli italiani nel mondo, della nostra antica emigrazione ma anche della nuova emigrazione. In contemporanea con il Congresso ha infatti avuto luogo la riunione dei giovani delle Acli italiane che hanno incontrato alcuni rappresentanti delle Acli operanti all’estero, ad esempio in Francia e in Argentina, che hanno avuto modo di far sentire le loro opinioni. Quindi, in sintesi, grande attenzione per l’esperienza della nostra emigrazione, con una memoria che vogliamo tenere viva, valorizzare e rendere feconda, ma anche uno sguardo attento alle nuove problematiche che attengono sia alla seconde e terze generazioni residenti all’estero, sia ai tanti giovani italiani in giro per il mondo ai quali crediamo si debba prestare una particolare attenzione. Si potrebbe dire che una volta si andava via con la valigia di cartone, oggi si va all’estero con il computer. Cambiano dunque i volti e i bisogni, ma sono comunque persone all’estero che hanno necessità di un qualche punto di riferimento. In questa ottica abbiamo prospettato una nuova internazionalità delle Acli che tenga conto della realtà del mondo globalizzato. Un mondo che sta cambiando e dove le produzioni e il lavoro sono globalizzati. Dobbiamo quindi tenere il passo attraverso le nuove proposte che stiamo mettendo in campo come Fai e con i nostri servizi.
Fra poche
ore si riunisce alla Farnesina l’Assemblea Plenaria del Cgie. Cosa si aspetta
da questo incontro?
Io mi aspetto
fondamentalmente che vi sia una risposta
Recentemente
si è svolta al Senato, presso il Comitato per le questioni degli Italiani all’estero,
l’audizione dei vertici della Consulta nazionale dell’emigrazione (Cne). In
quel contesto si è parlato del riconoscimento per legge dell’associazionismo
italiano all’estero. Cosa ci può dire in proposito?
Noi abbiamo collaborato
alla stesura di una proposta di legge volta a dare pieno riconoscimento all’associazionismo
di promozione sociale all’estero. Noi continuiamo ad insistere su questo punto
e ci aspettiamo che il Governo mandi avanti questa legge. Si badi non è un problema
di acquisizione di qualche valenza di tipo economico, ma il riconoscimento del
ruolo e del compito che le associazioni svolgono all’estero. Noi sappiamo benissimo
che le forme associative nel mondo sono tantissime. Si va da quelle più
generaliste, come ad esempio le Acli, ad associazioni di carattere regionale
e provinciale Vi sono poi probabilmente associazioni che non svolgono pienamente
la loro attività, però è importante che questa legge vada avanti anche perché
così potrà essere realizzato un albo delle associazioni che consentirà, ove
necessario, di fare pulizia. La nuova legge darà inoltre la possibilità di valorizzare
il ruolo dell’esperienza associativa all’estero che, per quanto ci riguarda,
rappresenta un punto di riferimento importante per gli italiani nel mondo. Torno
a dire non solo per l’antica migrazione, ma anche per le nuove mobilità e per
le seconde e terze generazioni. (Goffredo Morgia-