RASSEGNA STAMPA
Intervista
al ministro degli Affari Esteri su “L’Occidentale”
Frattini: “
ROMA - Ministro
Frattini, sin dai giorni di Pratica di Mare l'Italia ha chiesto l'integrazione
della Russia nel sistema di sicurezza euro-atlantico. Francia e Germania sembrano
aver colto l'intuizione berlusconiana. Cosa dirà, e soprattutto farà, l'Italia
a Lisbona, alla luce del fatto che può rivendicare una qualche “paternità” sul
dossier euro-russo?
Con Francia e
Germania abbiamo attivamente lavorato lo scorso anno per rafforzare la struttura
cooperativa del Consiglio NATO-Russia e continueremo a farlo in futuro. Con
il “reset” dei rapporti fra Mosca e Washington vi è la concreta speranza che
si avvertano i benefici anche sul piano multilaterale facendo fare un salto
qualitativo ai lavori del Consiglio NATO-Russia (NRC). E’ l’impostazione che
il Segretario Generale Rasmussen ha pienamente sposato, e su questo l’Italia
non potrà che sostenere con vigore la sua azione, decisa e lungimirante. Del
resto abbiamo avuto un ruolo significativo nel sostenere l’opportunità di un
Vertice del NRC a Lisbona che fissi una partnership duratura con Mosca anche
nel riconoscimento delle divergenze esistenti , a cominciare dalla Georgia.
La sicurezza in Europa non sarà mai veramente tale senza ingaggiare Mosca: il
coinvolgimento di Mosca nella difesa missilistica è uno dei terreni più promettenti
di cooperazione con
L'unico
aspetto “positivo” degli scontri al Marassi di Genova è stato quello di aver
riportato in prima pagina le negoziazioni Serbia-UE. L'Italia dice: Serbia dentro.
“Inclusività a ogni costo” a parte, non sembra che l'Italia sia capace di formulare
un'organica Ostpolitik sui Balcani. Ci vuole smentire?
E’ un’affermazione
smentita dai fatti : la nostra politica verso i Balcani è quantomai organica
e multidimensionale. Molto schematicamente, gli elementi portanti della nostra
strategia balcanica possono essere individuati nella crescente strutturazione
istituzionale dei legami bilaterali, con importanti corollari a) nel dialogo
tra società civili, b) nella spinta alla cooperazione regionale e c) nell’azione
volta ad accelerare il processo di integrazione euro-atlantica dei Balcani Occidentali,
d) nel rafforzamento dei legami economici. Proprio con l’obiettivo di accelerare
e dare concretezza alla prospettiva europea della regione balcanica ho presentato
l’anno scorso un piano in otto punti molto specifici per sostenere le intense
dinamiche che da tempo caratterizzano il nostro interscambio commerciale con
i Balcani che, nonostante la recente crisi economico-finanziaria, ci vede protagonisti
in tutti i Paesi dell’area. Una Unione Europea che includa anche i Balcani Occidentali
(e
Recentemente
Erdogan ha presenziato il quindicennale del massacro di Srebrenica. Ad una Turchia
emergente dal punto di vista economico corrisponde un neo-ottomanesimo spesso
allarmante, anche nei Balcani. Lei che appare un turco-entusiasta, non crede
sia ora di cominciare a pensare ad una qualche forma di contenimento strategico
nei confronti di Ankara?
Non condivido
l’allarme per la politica di Ankara verso i Balcani occidentali , al contrario
abbiamo con
La “diplomazia
triangolare”, portata avanti sia nei confronti di Serbia e Bosnia che verso
la stessa Bosnia e
Siamo
rimasti a mani vuote sulle nomine di «peso» degli Ambasciatori del neonato servizio
diplomatico della UE. Perché
La recente nomina di Ambasciatori europei da parte dell’Alta Rappresentante Ashton è soltanto il primo passo verso la costituzione del servizio diplomatico europeo (SEAE) e comunque andranno a Tirana e in Uganda funzionari italiani di primo piano. Si è trattato di una prima «tranche» di sedi estere, e tenendo conto della suddivisione di 1/3 ciascuno tra Stati membri, Commissione e Consiglio, ai 27 Stati membri sono spettati una decina di posti e non di più. Non credo che l’Italia non abbia la dovuta rilevanza nelle istituzioni comunitarie : la percentuale di funzionari italiani negli organici è pari al 10.5% e negli ultimi anni c’è stata una ascesa del «middle management» più rapida che in precedenza. A livello apicale ben otto posizioni di Direttore Generale o di Vice Direttore Generale alla Commissione Europea sono occupate da funzionari italiani ed è confortante la crescita della presenza femminile. Esiste quindi un «flusso» di funzionari italiani di carriera nelle istituzioni europee che dovrebbe accrescersi nei prossimi anni. Tuttavia non siamo soddisfatti della nostra posizione a livello di «policy making» e del leggero peggioramento nelle posizioni di vertice, abbiamo bisogno di più Direttori Generali in particolare in settori cruciali delle politiche di concorrenza, aiuti di Stato e politiche fiscali. La sfida è dunque di creare in Italia una vera e propria classe dirigente europea facendo sistema tra tutti i soggetti che gravitano intorno alle istituzioni europee a Bruxelles e le articolazioni dello Stato a livello centrale e periferico. Ministero degli Esteri, ICE, Confindustria , Camere di Commercio, insieme alle Regioni devono essere parte di un gioco di squadra che indirizzi e formi le schiere di giovani italiani che esistono e che guardano all’Unione Europea per trovare uno sbocco lavorativo. Alla Farnesina ci stiamo attrezzando per formare i nostri diplomatici più giovani – entro i 10 anni di carriera – alle prove di selezione: una formazione a tutto campo che va dal diritto comunitario alla prassi in vigore presso le istituzioni europee. Stiamo anche identificando le posizioni che si renderanno disponibili nei prossimi anni e pianificando una strategia di formazione. I risultati si vedranno fra qualche tempo ma siamo fin d’ora sicuri di conferire al SEAE il contributo della competenza professionale della nostra diplomazia”.
Il Presidente
Sarkozy e
Il Consiglio Europeo del 28-29 ottobre ha definito le linee politiche della nuova architettura di governance economica dell'UE, che dovranno tradursi entro l'estate in specifiche disposizioni legislative. Siamo tutti d'accordo sulla necessità di darci regole più rigorose per assicurare il rispetto degli impegni comuni per diminuire deficit e debito e per liberare risorse per la crescita e l’occupazione. Siamo molto soddisfatti che sia stato accettato il concetto di "sostenibilità fiscale complessiva", su cui l'Italia aveva molto insistito nel convincimento che la finanza privata sia stata una delle cause principali della crisi.
Su iniziativa tedesca, le modifiche dei Trattati sono state proposte per istituire un meccanismo permanente di gestione delle crisi, ossia di assistenza ai Paesi dell'Eurozona in difficoltà nel rifinanziare il proprio debito sovrano. Tale nuovo meccanismo dovrà prendere il posto, alla scadenza nel 2013, di quello temporaneo approntato per fare fronte – con successo – alla crisi greca. E’ un elemento indispensabile per dare certezze ai mercati e garantire la stabilità dell'area Euro, su cui nelle prossime settimane si dovrà lavorare per preparare le decisioni del Consiglio Europeo di dicembre. E’ comunque importante sottolineare che è passata la linea, difesa dall’Italia, di modifiche limitate del Trattato di Lisbona, onde evitare di riaprire il vaso di Pandora di modifiche costituzionali del testo di Lisbona che avrebbero richiesto un defatigante e dagli esiti imprevedibili processo di ratifica da parte dei 27 paesi membri dell’Ue.
Il governo
italiano sosterrà la candidatura di Mario Draghi a governatore della BCE? Avete
già una strategia a livello europeo per far passare il suo nome?
Certamente il governatore Draghi rappresenta una candidatura forte e le sue indubbie capacità riconosciutegli unanimemente a livello europeo sono un «atout» per l’Italia , ma siamo ancora lontani dalla decisione ed è prematuro parlare di strategia a livello europeo. (Edoardo Ferrazzani- L'Occidentale*, 13 novembre 2010)
*Giornale
on-line della Fondazione Magna Carta