ITALIANI ALL’ESTERO
Goffredo Palmerini:
“Eventi ed emozioni della missione abruzzese in Argentina”
All’università di
Buenos Aires, poi Berazategui in festa, un libro di racconti e il desaparecido
d’Abruzzo
BUENOS AIRES – Scorrono i giorni, nella capitale
argentina, mentre la primavera avanza solenne e fa esplodere di colori i fiori
dei giardini e di verde smeraldo i prati dei parchi. Anche gli alberi di “lapacho”
in fioritura tingono di rosa e di lillà le prospettive delle strade ai cui bordi
dimorano e i contorni delle piazze. Belle giornate a Buenos Aires, nei giorni
che seguono il meeting del Consiglio
Regionale Abruzzesi nel Mondo (CRAM), conclusosi il 3 novembre. Intanto
c’è ancora un appuntamento in programma, per il CRAM. Siamo ospiti dell’Associazione
Abruzzese “Villa S. Vincenzo di Guardiagrele”
in San Martin, la sera successiva
alla conclusione dei lavori. Ci attendono la presidente della FEDAMO, Alicia Carosella, il presidente e l’intero
Comitato direttivo del club, nella bella sede che in tanti anni di sacrifici
e di volontario impegno i soci hanno pian piano costruito. Quasi settecento
metri quadrati coperti con un ampio giardino attrezzato, un complesso efficiente
e funzionale per la vita associativa e ricreativa degli abruzzesi di Guardiagrele
e dintorni, residenti nell’area della capitale argentina, dove anche altre associazioni
abruzzesi operano attivamente nelle loro belle strutture. Tre anni fa mi capitò
di visitare quella di San Isidro, dove il coro Cappella
Ars Musicalis in tournée tenne un indimenticabile concerto. Nella sede
dell’associazione,
Gli impegni ufficiali del CRAM sono finiti, l’indomani le varie delegazioni cominciano a rientrare
nei rispettivi Paesi. Io mi trattengo ancora alcuni giorni a Buenos Aires, ho qualche impegno da assolvere.
L’intera giornata del 4 novembre è dedicata all’Università, Facultad de Derecho (Giurisprudenza).
Mi aspetta la prof. Laura Lora, una
docente che per alcuni giorni, qualche anno fa, venne all’Aquila, innamorandosi
della città. Era in Italia per una serie d’appuntamenti negli atenei di Roma
Ci fermiamo nel salone riservato ai professori. La
prof. Lora mi fa domande sull’attuale
situazione all’Aquila, sui problemi dell’emergenza, su come e quando la straordinaria
città che ha conosciuto potrà tornare al suo splendore. La raggiungono un gruppo
di studenti, alcuni con ascendenti d’origine italiana. Anche loro mi chiedono
dell’Aquila, li informo come meglio posso in obiettività. Ringrazio tutti per
l’attenzione affettuosa che ci hanno riservato nei giorni della tragedia e dopo.
Saluto i ragazzi, mentre lasciamo
Il 5 novembre si va a Berazategui, una visita al Circolo
Ricreativo Abruzzese di quella città. Berazategui
sta vivendo giornate particolari di festa, per le celebrazioni del 50° anniversario
della nascita del Comune. Mi viene a prendere Maria D’Alessandro, abruzzese di San Vito Chietino, arrivata in Argentina
con la famiglia quando aveva 4 anni. Studi nel Paese, poi un master a Firenze
e una vita d’insegnante di Geografia, ora in pensione. Ha una grande passione
per la storia dell’emigrazione e per le tradizioni abruzzesi, oltre che per
il canto corale. Arriva con Carlos Vigil,
suo marito, docente universitario in Scienze ambientali, e con il figlio Lucas.
Si parte dal mio albergo in Vicente Lopez,
si deve attraversare in lungo tutta la città sull’Avenida 9 de Julio, per poi prendere l’autostrada
per
Non è casuale, quindi, che il gemellaggio con
Con Maria D’Alessandro giungiamo alla sede del Circolo Abruzzese quando sta calando la sera. Ci accolgono all’ingresso
Angelo Di Donato, esponente storico
dell’Associazione, più volte presidente, l’ing. Bruno Di Nardo, Santino Alleva e Alberto Cillo,
componenti del direttivo. Il Coro Folcloristico
dell’associazione, in un ambiente al primo piano del grande complesso - che
al pian terreno ha un’ampia sala con palcoscenico per ricevimenti e spettacoli
- fa le prove sul suo repertorio di canti tradizionali abruzzesi. Il gruppo
corale è diretto da Adriana Pietro,
mentre Camillo Pasquini accompagna
alla fisarmonica. L’indomani darà un importante concerto nell’ambito delle manifestazioni
del Cinquantenario. Saranno presenti i sindaci di Berazategui e Lanciano, si deve dunque far bella figura. Il direttore è una garanzia
di professionalità. Adriana Pietro
è un’artista apprezzata, musicista e cantante di tango, musica pop e folclore
argentino. Formatasi all’Istituto Clara Leclech in chitarra e canto, tiene concerti
con un gruppo di musicisti diretti dal pianista Leo Bernstein. Di recente ha pubblicato il Cd “Sueño del alma” ed è in tour con lo spettacolo
“Nosotros y el tango”, prodotto da Claudia Cartie. Nata a Buenos Aires da madre bresciana e padre abruzzese
- Angelo Di Pietrantonio, di Sant’Eufemia
a Maiella, socio del Circolo - volentieri si dedica anche alla preparazione
del Gruppo Folcloristico Abruzzese.
E’ tutta una festa quando entriamo
in sala. Il canto si ferma, si fanno le presentazioni, anche se alcuni già mi
conoscono sul web, sulle testate per le quali scrivo, attraverso la posta elettronica
che quotidianamente invio agli amici all’estero ed alle associazioni abruzzesi.
Maria D’Alessando introduce la mia
visita. Li saluto con il cuore, li ringrazio per quanto fanno per conservare
le radici e la cultura abruzzese, ma sono loro particolarmente grato per l’onore
che rendono all’Italia ed alla regione d’origine con testimonianze di vita esemplari.
Va loro la gratitudine dell’Abruzzo e della Patria. Come pure la gratitudine
della città capoluogo d’Abruzzo per quanto hanno fatto per testimoniare affetto
e solidarietà alle popolazioni terremotate, anche raccogliendo aiuti per la
ricostruzione. Mi chiedono dell’Aquila e dell’Abruzzo. Gli occhi si fanno lucidi,
molti da anni non tornano nella terra natale, complici le traversie dell’economia
argentina nel decennio passato, dalle quali per fortuna il Paese sta definitivamente
uscendo, e il rapporto di cambio con l’euro. La prova del Coro, come d’abitudine,
si chiude con l’inno di Mameli, cantato con la mano sul cuore. Pensare che in
Italia c’è voluta tutta la determinazione del presidente Ciampi
per riportare in auge il nostro inno nazionale. Gli italiani all’estero invece
ci insegnano, eccome, l’amor di Patria ed il rispetto dei simboli della Nazione.
Altro che il ciarpame che gira nel nostro Paese!
Ma c’è un altro evento che mi
ha portato a Berazategui. Si diceva
dell’amore di Maria D’Alessandro
per le tradizioni abruzzesi e per la storia della nostra emigrazione. Ebbene,
per molti anni lei ha raccolto testimonianze, storie, poesie, racconti e aneddoti
dagli abruzzesi anziani di Berazategui.
Quest’anno ha messo in ordine gli appunti, ne ha scritto un testo bilingue,
italiano e spagnolo, e lo ha pubblicato in proprio. Questo è il giorno in cui,
fresco d’inchiostro, il volumetto di 100 pagine “Memorie di racconti abruzzesi”
vede la luce. Viene da tutti accolto con curiosità, interesse e gioia. Del libro
ho scritto la prefazione. Così, tra l’altro, vi annoto: “Ho raccolto con prontezza l’invito che Maria D’Alessandro mi ha rivolto
tempo fa, di scrivere una prefazione al libro “Memoria di racconti abruzzesi”
che stava preparando, raccogliendo dalla viva voce dei suoi conterranei storie
vissute a cavallo di due continenti: ricordi, memorie, racconti, poesie, indovinelli,
aneddoti ed ogni altra traccia della cultura d’origine. Sì, d’una cultura popolare
che si nutre della sedimentazione di secolari saggezze tramandate per via orale,
come d’abitudine nelle civiltà contadine. E dunque anche nei nostri paesi d’Abruzzo.
Il fatto è che questo avviene non in terra d’Abruzzo, ma in un Paese tanto fisicamente
lontano, com’è in effetti l’Argentina, quanto straordinariamente vicino, se
si considera la meritoria opera di Maria D’Alessandro nel ricucire la trama
e l’ordito della propria cultura attraverso una certosina ricostruzione della
memoria delle proprie radici attraverso testimonianze e racconti raccolti tra
gli emigrati abruzzesi della comunità nella quale vive, a Berazategui, nell’area
metropolitana della Grande Buenos Aires.
Ancora più rimarchevole è questo impegno, se si considera il complesso
delle attività che l’Autrice svolge nell’ambito del Circolo Ricreativo Abruzzese
e nel Coro Folcloristico che ella anima in quella città. Tutto riporta a quel
desiderio di coltivare, in comunione, tradizioni e culture popolari che sono
il retaggio, dolce ed emozionante, della propria terra d’origine.
“La memoria - ha scritto Octavio Paz,
premio Nobel per la letteratura - non è ciò che ricordiamo, ma ciò che ci ricorda. La memoria è un presente
che non finisce mai di passare”. Lo si scopre leggendo questo lavoro, prezioso
se non altro per la passione che lo anima e per la corale partecipazione d’una
comunità regionale, residente in una città d’Argentina, ansiosa di non disperdere
nell’oblio il senso profondo del proprio passato, talvolta lontano nel tempo.
Maria D’Alessandro questo fa, documentando non solo lacerti della propria cultura
e della memoria collettiva d’una comunità, partita in gran parte dalla provincia
di Chieti, in Abruzzo, nel secondo dopoguerra e ritrovatasi in Argentina a costruire
la prospettiva del proprio futuro, ma anche rafforzando quel senso di comune
appartenenza che illustra al meglio l’associazionismo d’origine abruzzese in
ogni continente.
Dunque, per quanto questo volume appaia nella sua sobrietà ed innocente
freschezza, in effetti è un prezioso contributo al rafforzamento del legame
tra coloro che condividono comuni radici, coltivandone con orgoglio la memoria
e scrivendone, fors’anche inconsapevolmente, una tessera di storia civile. (…)
E’ infatti un’opera che raccoglie memorie, tradizioni, storie e ricordi finora
trasmessi oralmente e che, probabilmente, senza questo volume, si sarebbero
man mano affievoliti disperdendosi con le generazioni future per via del sempre
più labile cordone ombelicale con la terra d’origine dei padri. Ora questo non
accadrà facilmente, potendosi contare su un documento scritto che resta, raccogliendo
biografie, racconti e tradizioni che contribuiscono efficacemente a conservare
i contorni di quel senso di comunità regionale, attraverso il medium della cultura
popolare, che connota, oltre i confini, un grande Abruzzo nel mondo. L’Autrice
può quindi legittimamente sentirsi fiera di questo lavoro. (…) Sono certo che
la comunità abruzzese di Berazategui avrà ragione di sentirsi più forte ed unita.
Disporre d’un proprio patrimonio di memoria affidato al futuro, qual è la sorte
d’un libro, di solito alimenta ulteriori attenzioni e ricerche fino ad arricchirlo
progressivamente. E di questo l’Abruzzo dentro i confini non può che essere
lieto, considerando che l’altro Abruzzo all’estero è orgoglioso delle proprie
origini e di coltivare al meglio l’attaccamento alla propria terra. La lettura
di questo volume davvero mi ha colpito, scorrendo le storie d’emigrazione nella
loro essenzialità, i sentimenti celati nei versi, l’ironia popolare in certi
racconti rusticani, i valori positivi alla base della cultura contadina dalla
quale gran parte di noi ha provenienza. E sono grato a Maria D’Alessandro per
l’impegno che ha profuso, mettendo a frutto la sua sensibilità al servizio della
cultura abruzzese. La sua opera ci arricchirà un po’ tutti, aggiungendo un piccolo
tassello di conoscenza e consapevolezza a quel grande mosaico dell’emigrazione
abruzzese nel mondo”.
Dopo una breve presentazione del volume, abbiamo
parlato molto, tante le storie. Ognuno desidera
raccontarmi del paese d’origine e dell’arrivo in Argentina, terra che amano come seconda Patria. Mi parlano della loro
vita, dei loro figli, fanno a gara. Enrico
Spinelli, che è originario di Perano,
un paese nella Val di Sangro in provincia di Chieti, mi tira cortesemente da
un lato. Vuole raccontarmi la sua storia, una storia vissuta fino a rischio
della vita in un periodo particolare e terribile. Della sua esperienza nelle
carceri argentine mi racconta, arrestato e torturato sotto la dittatura di Rafael Videla. Rischiò d’essere uno dei
trentamila desaparecidos scomparsi nel nulla durante la “guerra sucia”,