INTERVENTI
Eugenio Sangregorio (Pdl Argentina): “Rinnoviamo
la fiducia a Berlusconi e ai suoi ministri”
BUENOS AIRES - Ai nostri elettori, comprensibilmente disorientati dagli ultimi presunti scandali (tutti da dimostrare nella loro sostanza, al di là della farsa montata ad arte da chi vuole tornare al teatrino della prima repubblica), mi sento di offrire un'analisi politica mia personale, che naturalmente può essere condivisa o meno, ma merita attenzione.
Abbiamo votato nel 2008 un premier, una maggioranza, un governo. Per tre scadenze elettorali consecutive abbiamo confermato il premier, la maggioranza, il governo. Qualcuno può dirmi in onestà di intelletto, se saremmo arrivati a questa deflagrazione se Fini non avesse fatto per la sua personale ambizione tutto quello che ha fatto, prima alle spalle, poi, confortato dalla complicità dei media, sempre più apertamente e prepotentemente, da un anno a questa parte? Perfino il bipolarismo, uscito trionfalmente dalle urne, oggi è messo in discussione a vantaggio dei partitini.
Qualcuno può dirmi, al di là dell'antiberlusconismo duro e puro, al quale siamo abituati da tempo, perché dovrebbero andarsene a casa Tremonti, Gelmini, Sacconi, Maroni, Brunetta, che hanno ben lavorato, l'uno per non farci finire come la Grecia, gli altri per riformare senza traumi un Paese in declino? Vogliamo tornare al partito della spesa, che si sa da dove comincia e non si sa dove finisce? Perfino Napolitano teme questo ritorno.
Qualcuno può dirmi perché Fini chiede le dimissioni dell'odiato Berlusconi proponendo al tempo stesso ancora un governo Berlusconi, purché a capo di una nuova maggioranza allargata a lui e a Casini (che divorerebbero la Lega e indebolirebbero il Pdl)? Non è evidente l'inconsistenza e l'incoerenza della proposta?
Cari elettori, non vado oltre, per non tediarvi: proprio perché i falsi salvatori della patria hanno saputo orchestrare un concerto di tamburi e di ottoni magistralmente preparato, non lasciatevi ottenebrare le menti: il gioco è chiaro, è tutto un pretesto per sostituirsi al potere, e annullare le riforme in cammino: la stessa corsa dei peones che dal Pdl emigrano verso Fini assomiglia tanto alla fuga dei disertori dinanzi a una battaglia dagli esiti incerti.
Il carro del vincitore del momento, accarezzato dai media, esaltato da folle abilmente assiepate in spazi ridotti, può attirare i semplici, gli ingenui, o chi non vuole il cambiamento e pensa di trarre vantaggio dal ritorno allo status quo. Noi non apparteniamo a questa categorie, e non ci lasceremo abbindolare. Berlusconi è come il preside di una scuola: dirige e governa una architettura generale fatta di valori e principi non negoziabili, e le sue debolezze personali non possono deviare una strada già tracciata; e sono i professori a costituire l'ossatura e la sostanza della costruzione, i professori e le diverse discipline (i diversi ministeri), a fare di una scuola una fucina di formazione e di progresso.
Noi rinnoviamo
la fiducia a questo preside e a questi professori, ovvero a Berlusconi e ai
suoi ministri, perché l'idea del Paese che abbiamo in mente non può essere affidata
a chi cavalca la tigre del momento e cambia idea ciclicamente. (Eugenio Sangregorio*-
*Coordinatore
Pdl Argentina