INFORM - N.207 - 8 novembre 2010


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Dal “Corriere Canadese”

Il re del folk friulano torna in Canada dopo dodici anni

Mini tournée di Dario Zampa a Toronto, Hamilton e Windsor: ha raccontato con la musica mezzo secolo di storia della sua Regione

 

TORONTO - «Le canzoni, in generale, rispecchiano più fedelmente dei libri di storia i cambiamenti, gli umori, i fatti che determinano la vita di un popolo». Si presenta così Dario Zampa, artista poliedrico e icona della cultura friulana, in occasione della sua mini-tournée canadese tra Toronto, Windsor e Hamilton. Cantautore popolare, scrittore, ideatore e presentatore di trasmissioni tv, e politico, è stato ad un passo dalla presidenza di “Ente Friuli nel Mondo” alle elezioni dello scorso giugno. A luglio è uscito il suo ultimo disco, “Voe di identitât” (“Voglia d’identità”), l’undicesimo lavoro - dopo una pausa discografica lunga 10 anni - che contiene quattro nuove composizioni, due canzoni italiane tradotte in friulano e due rivisitazioni del grande Pasolini. Primo caso nella storia in Friuli, a fine agosto ha addirittura officiato un matrimonio in lingua friulana nella “sala del Popolo” del comune di Udine, delegato dal sindaco Furio Honsell. Dopo dodici anni Dario Zampa ritorna in Canada per parlare di identità e raccontare, attraverso le canzoni, la storia della sua Regione degli ultimi 50 anni. Il re del folk friulano si è esibito venerdì sera al Fogolâr Furlan di Windsor, sabato sera alla Famee Furlane di Hamilton. Gran finale ieri alla Famee Furlane di Toronto, in cui ha proposto un elegante concerto in compagnia di “Vinz e i ragazzi italiani”, e ha rivolto un pensiero al presidente della Famee Luigi Gambin, scomparso martedì scorso.

Quando è stata la prima volta che è venuto in Canada?

«La prima volta fu nel 1974. Del Canada ho un bellissimo ricordo: fu il primo Paese a “credere” in quello che avevo iniziato a proporre artisticamente nei primi anni Settanta. L’ho visitato in lungo e in largo, per ben 6 volte, da Halifax a Vancouver. Sicuramente ha contribuito nello spronarmi a continuare su quella strada, e sono ancora qua».

Cosa significa per lei riabbracciare i suoi corregionali all’estero?

«È un’emozione straordinaria. In quell’abbraccio c’è un qualcosa che ci unisce, che va al di là dell’atto materiale. C’è il cuore, l’anima di una identità che ci accomuna anche se non ci conosciamo, se non ci siamo mai visti».

Come ha reagito alla notizia del decesso di Luigi Gambin, presidente della Famee Furlane di Toronto?

«La notizia mi ha veramente colpito. In Friuli pochi sapevano delle sue condizioni di salute, dunque, per molti è stato un fulmine a ciel sereno. Lo avevo incontrato lo scorso anno a Vancouver (in occasione del 30º anniversario del Fogolâr, ndr) e ci tenevo a rivederlo a Toronto. Purtroppo il destino ha deciso così».

Lei è un artista eclettico, un punto di riferimento della cultura friulana. Qual è il segreto del suo successo?

«Non ci sono segreti! C’è solamente la grande passione per la mia terra, per la mia gente. Il rispetto per chi, prima di me, ha mantenuto vivi i valori, la lingua... Sento il dovere di mantenere vive queste realtà, certo che un domani saranno ricercate quando ci accorgeremo di essere soltanto un “numero” in questo mondo globalizzato. Per quanto riguarda la politica, l’“Ente Friuli nel Mondo”, etc. Per il momento sono “perdente” per il semplice fatto che ci metto il cuore e l’anima in queste cose: questi due elementi non sono tanto gettonati. Non mi dispero, anzi, continuo il mio impegno con una libertà e una serenità che mi fa star bene».

A luglio è uscito il suo ultimo disco, “Voe di identitât” (“Voglia d’identità”, ndr). Come nasce questo disco?

«Nasce, come dicevo nella prima risposta, dalla voglia di segnalare attraverso le canzoni momenti di vita, passaggi naturali che inevitabilmente si susseguono in ogni identità. Le identità cambiano. In Friuli, fra 20 anni avremo anche noi qualche sindaco albanese, qualche consigliere marocchino,

è normale. In Canada, i giovani figli di friulani sono canadesi. Ed è giusto sia così, ma nessuno può proibire loro di essere “orgogliosi” di avere radici friulane, di mantenere un contatto con la terra di origine. Pasolini queste cose le diceva cinquant’anni fa. Per quanto riguarda le traduzioni dall’italiano, l’idea è nata dall’incontro che ho avuto con Sergio Endrigo e Bruno Lauzi. Tutti due questi artisti sono stati in Friuli, hanno cantato in friulano, e diversi artisti locali hanno tradotto dei loro testi in friulano».

Il primo album è del 1975 “Mandi vecjo Friûl”. Quali sono i ricordi più belli di questi 35 anni di carriera?

«Ne ho tanti che mi è difficile ricordare qualcuno in particolare. Posso riassumere il tutto dicendo che mi sento un uomo fortunato per aver vissuto emozioni straordinarie».

Cosa significa oggi la parola “identità”?

«Il piacere di essere qualcuno. E non è poco. Tutte le cose e le persone con le quali convivi - centra anche il carattere, il clima, la storia - fanno sì che tu sia quello che sei. Se poi tutto è basato sul denaro, come oggi succede, è chiaro che l’identità interessa a pochi».

Cosa pensa dei “fogolârs”, fortemente presenti in Canada e sparsi un po’ in tutto il mondo? È d’accordo con la proposta di Pietro Pittaro e di alcuni politici regionali (mi riferisco a Molinaro e Fontanini) di trasformare i club friulani in partner commerciali della Regione FVG?

«Posso anche essere d’accordo se però, alla base, rimane in primo piano l’identità, quella identità che ha fatto nascere i Fogolârs Furlans. Se l’immagine del Friuli deve essere solo commerciale non serve più l’Ente. Bastano le Camere di Commercio: sono più attrezzate e friulane anche quelle. Guai se viene a mancare lo scambio culturale».

Primo caso nella storia in Friuli, sabato 28 agosto ha officiato un matrimonio in lingua friulana nella “sala del Popolo” del comune di Udine, delegato dal sindaco Furio Honsell. Da chi è nata questa idea? Cosa ha provato nel rivestire questo ruolo, a dir poco particolare?

«L’idea è nata dai due sposi. Sinceramente neanche sapevo che un cittadino qualunque può unire in matrimonio una coppia di sposi. Ero emozionato più degli stessi sposi, con tanto di fascia tricolore».

Qual è l’aneddoto più divertente della sua “vita sul palco” che vuole regalare ai fan italo-canadesi?

«Ricordo uno spettacolo in un college presso Toronto, con oltre 1000 spettatori dove ho diviso il palco con don Ermanno Bulfon, quel prete che aveva la grinta e il coraggio di esprimere la sua identità e la sua fede, senza paura. Aveva qualcosa di “umano” che lo rendeva “divino”. Ho imparato molto da lui».

Dopo una carriera piena di successi, ha ancora qualche sogno nel cassetto?

«Ne ho molti, pur sapendo che forse non si avvererà nessuno. Avrei piacere che alcune mie canzoni, ancora attuali, fossero riprese dai giovani, lasciando loro la libertà di arrangiarle a piacimento. Ho scritto un libro sulla mia vita artistica, politica, privata, sui viaggi, che forse sarà pubblicato a breve. Avrei piacere collaborare con l’“Ente Friuli nel Mondo”. Vorrei creare un “movimento” di giovani tutto friulano. Ho nel cassetto un progetto che si chiama “FriulFest”, un “Mittelfest” (kermesse culturale che si svolge a Cividale del Friuli e sviluppa le relazioni fra la Regione e i Paesi dell’area centro-europea, ndr) tutto friulano. Vorrei fare uno spettacolo accompagnato da una grande orchestra. Sono solamente sogni, ma lasciatemi sognare». (Mattia Bello – Corriere Canadese/Inform)

 

 


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