ASSOCIAZIONI
Mcl: a Milano un Tavolo di concertazione
fra le parti sociali per rilanciare un blocco di riformisti
Carlo Costalli: “Più partecipazione per
uscire dalla crisi”
MILANO
- “Più partecipazione dei lavoratori alle strategie
e alle decisioni d’impresa, bilateralità e responsabilità sociale, formazione
continua nell’arco di tutta la vita lavorativa”: è questa in sostanza la ricetta
che il Movimento Cristiano Lavoratori (Mcl) propone per portare il Paese fuori
dalla crisi, rilanciando la produttività e, conseguentemente, i livelli di occupazione.
Lo ha detto il presidente del Mcl, Carlo Costalli, aprendo a Milano la due giorni
di dibattito, organizzata presso l’Università Cattolica, dal Mcl, Eza ed Efal
(l’ente di formazione del Mcl), e dedicata a “Partecipazione dei Lavoratori e
la nuova economia sociale di mercato in Europa”(v.
Prendendo
spunto anche dalle recenti di
“E’ indispensabile – ha detto ancora il presidente del Mcl – continuare nella costruzione di un blocco sociale di riformisti che abbia a cuore gli interessi generali del Paese, e che sappia superare una visione antagonista e spesso strumentale che non dà altro frutto se non la violenza e l’odio sociale. L’impegno del Mcl va in questa direzione e il convegno di Milano è un banco di prova, un’occasione in più per tessere la trama di quel dialogo sociale in cui crediamo. Qui infatti si confronteranno in questi due giorni di dibattito i vertici della dirigenza del Paese: governo, sindacato, mondo imprenditoriale e finanziario, tutti insieme per far uscire l’Italia dalle secche della crisi”.
Il portavoce del Forum delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro, Natale Forlani, ha sottolineato come “Il valore sociale aggiuntivo che la partecipazione apporta sia un fattore decisivo per valutarne la qualità: in una parola il bene comune è la vera scriminante. La globalizzazione - ha aggiunto Forlani - ha determinato una crisi dei modelli partecipativi, dovuta alla difficoltà degli Stati a governare i livelli di produttività e i costi, che dipendono sempre più dall’andamento dei mercati internazionali. In secondo luogo si tende a spostare il baricentro del sistema economico privilegiando i processi finanziari rispetto al capitale e al lavoro, perdendo di vista il fatto che non è la finanza a generare reddito e posti di lavoro. Infine l’invecchiamento della popolazione ha avuto pesanti conseguenze sulla sostenibilità del mercato sociale e dei servizi (welfare)”.
E’
una situazione destinata a far sentire i suoi effetti, ha notato Forlani, “tanto
più se si pensa che entro il
Forlani ha poi duramente criticato le politiche di sostegno al reddito: “Tutti i paesi europei hanno diminuito i sostegni al reddito, tranne l’Italia. Chiaro che in parte sono politiche che seguono ovvie ragioni di equità sociale, ma la strada da percorrere è comunque la mobilità, la formazione mirata e le politiche di inclusione, prevedendo per esempio compensi alle aziende attraverso agevolazioni sul piano fiscale”.
Insomma, “il problema è come aumentare la produttività, volano di crescita del mercato interno e, dunque, di piena occupazione (come è avvenuto negli anni ‘60)”, evitando situazioni estreme che nuocciono all’immagine del Paese, come avvenuto a Pomigliano, e scoraggiano gli investitori esteri.
In questo una precisa responsabilità, ha concluso Forlani, spetta al mondo cattolico che “deve ricostruire il senso politico della sua azione, non un partito ma una piattaforma di valori che mobiliti le classi dirigenti”.
Per Alessandro Azzi, presidente di Federcasse, “l’incremento del tasso di occupazione in sé non è sufficiente se non si fa perno anche su un sistema integrato che coniughi innovazione, formazione e ricerca”.
Su quanto avvenuto a Pomigliano, Azzi si è detto stupito per il fatto che “tutta la discussione sia stata basata sui turni di lavoro e sul mantenimento dei livelli occupazionali, senza considerare che in quello stabilimento si producono solo auto di vecchia generazione”. E’ un vulnus, questo, che ha ricadute inevitabili anche sulle piccole e medie imprese.
Il presidente di Federcasse si è quindi soffermato sui temi della cooperazione: “i cooperatori non sono migliori di altri imprenditori, ma credono nella possibilità di un’impresa basata su partecipazione e democrazia economica”. E non è un caso che “il sistema cooperativo sia cresciuto nel 2009 del 3% mostrando anche un buon tasso di natalità con la nascita di molte nuove imprese cooperative”.
“Questo è forse uno dei meriti di questa crisi: quello di averci costretti a ripensare modelli di relazione, siano essi finanziari o istituzionali, basati sulla fiducia reciproca, vero centro delle relazioni umane”.
Nel pomeriggio sono intervenuti anche il presidente di Eza (Centro europeo per le questioni dei lavoratori) Raf Chanterie, l’on. Klaus Kellersmann del Ppe-Bruxelles e Javier Morillas Gomez dell’Università San Pablo (Ceu) – Madrid.
Domani
mattina sono previsti gli interventi, fra gli altri, del ministro del Lavoro Maurizio
Sacconi e del segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. (