INFORM - N. 206 - 5 novembre 2010


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “Gente d’Italia”, redazione di Montevideo

Filomena Narducci (CGIE): “La verità che nessuno vuol dire? L’Italia ha chiuso anche sugli italiani residenti all’estero”

 

MONTEVIDEO - In Italia, a causa della crisi, anche la Farnesina, come tutti i Ministeri, ha subito tagli notevoli sul bilancio. E resta la sensazione che per Roma, i suoi connazionali all’estero sono visti come una spesa e non come una risorsa.

 Silvano Malini dalle colonne di Gente d’Italia quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia interroga Filomena Narducci, membro del Cgie e segretaria del Comites di Montevideo.

A suo avviso, come si potrebbe fare per far capire al governo che investire nella diffusione della cultura, della lingua, dell’italianità e degli italiani all’estero sarebbe una chance per l’Italia, anche in termini economici?

“Io parto dalla base che c’è una volontà politica di trascurare gli italiani all’estero, manifestata chiaramente da questo governo – spiega Filomena Narducci, componente del Cgie e segretaria del Comites di Montevideo -  Nelle ultime finanziarie, con la scusa della crisi –che è reale, tutti lo sappiamo- i capitoli di bilancio del Ministero degli Esteri destinati agli italiani all’estero sono stati ridotti a entità irrisorie. Se ci fosse la volontà politica, questo potrebbe cambiare, ma senza questa volontà, non è possibile. Il Parlamento vota la Finanziaria con continui e progressivi tagli nei fondi per gli italiani all’estero. Con questa logica finiranno per estinguersi le risorse, e sarà un colpo mortale all’esistenza stessa degli italiani all’estero. Non si colpisce insomma solo l’assistenza, che è importantissima… L’anno prossimo non avremo neanche la convenzione sanitaria, non avremo praticamente risorse per i nostri connazionali poveri. Ancora, gli enti che si dedicano alla diffusione della lingua e della cultura hanno molte meno risorse, quindi meno personale meno possibilità di incidere sulle realtà locali. Ma quello che é ancor più grave è che, nei fatti, si mette in discussione la possibilità stessa di sopravvivenza degli organi di rappresentanza delle collettività italiane all’estero. Basti un dato: le elezioni dei COMITES, che dovevano svolgersi l’anno scorso, sono state rimandate a entro la fine del 2012 - e il fatto che non si riesca a modificare una legge che sarebbe necessario cambiare- è davvero preoccupante.

Anche la Spagna é in crisi. Però non taglia in questa maniera i fondi destinati alla sua comunità all’estero, ne quelli della diffusione della cultura. Non potrebbe essere d’esempio per l’Italia? Non crede che se si investe nel grande patrimonio costituito dagli italiani nel mondo, i vantaggi -“pubblicità” dell’italianità, del made in Italy, del turismo e della cultura, scambi commerciali, emigrazione e rimpatrio verso l’Italia di lavoratori qualificati che danno un reale apporto all’economia del paese - potrebbero contribuire a superare la crisi?

“Bisogna cominciare a parlare chiaro. Abbiamo un budjet da distribuire in Parlamento, e la maggioranza dei parlamentari provenienti dalle circoscrizioni estere stanno proponendo dei correttivi ai tagli che ci riguardano. Ma questi correttivi non si approvano. È una prova della mancanza di volontà del governo, che dimostra di “aver chiuso” sugli italiani all’estero. Per noi, gli italiani all’estero continuano ad essere una risorsa per l’Italia, un capitale. Perché si mangia italiano dappertutto, si viaggia in Alitalia ovunque si può... Insomma, gli italiani all’estero mantengono vivo e diffondono uno stile di vita italiano. Certo, ci sono anziani poveri, che non hanno possibilità economiche, i quali soffrono particolarmente i tagli, tra cui quelli, indebiti, sulle pensioni. Riassumendo: è questione di volontà politica. Se ci fosse quella, ci sarebbero anche le risorse.

Che strategia ritiene sia utile per cambiare questo stato di cose, e per fare “lobby”, positivamente, per far capire a chi di dovere che l’Italia, oltre ad omettere il dovere di pensare agli italiani all’estero, che evidentemente considera “cittadini di serie B”, sta perdendo una grande opportunità?

Mobilitare le comunità, la gente, le associazioni regionali, fare manifestazioni. E usare gli strumenti delle collettività: la loro unità, la difesa dei diritti degli italiani all’estero, che sono sempre gli stessi: assistere i poveri e gli anziani, diffondere la lingua e la cultura.

Dobbiamo sapere che qui a Montevideo, in Uruguay, anche iniziative come il corso di Giornalismo e Comunicazione Multimediale, che è un capitolo diverso, finanziato dal Ministero del Lavoro, purtroppo verranno colpite. Sappiamo che non verrà indetto alcun bando in questo senso, a favore dell’occupazione, della promozione del lavoro degli italiani all’estero. Idem per la stampa. Vengono colpite tutte le aree che danno identità agli italiani all’estero, e le strutture che permettono la loro sopravvivenza.

La vicenda dell’Ospedale Italiano di Montevideo continua ad essere un grande problema ma anche una figuraccia per l’Italia. Come lei stessa ha menzionato nella riunione del COMITES, fuori dall’ospedale è stato appeso un cartellone che dice: “Italiani: dove siete? Avete lasciato fallire il vostro ospedale”. Sono figuracce che indubbiamente non aiutano all’immagine dell’Italia nel mondo...

Le prime cose che hanno fatto gli immigrati italiani della prima ondata è stato costruire ospedali, scuole. Poi, con la seconda e la terza ondata, di caratteristiche diverse, si è cercato di mantenere queste strutture, con molti sforzi. Adesso vediamo che tanta ricchezza prodotta dagli italiani all’estero va persa. Dobbiamo lottare per far sentire la nostra voce, attraverso i COMITES, il CGIE, e i parlamentari eletti all’estero. Tutti questi attori sono l’innesto delle nostre collettività con il governo italiano e con l’Italia. Questa possibilità é vitale, ed é a rischio, come abbiamo detto.

L’Ambasciata fa abbastanza per far capire al governo italiano che questi tagli sono controproducenti per gli stessi interessi italiani, anche dal punto di vista economico?

Ciascuno nel proprio ambito deve “fare”. Credo che l’Ambasciata faccia la sua parte, ma purtroppo anch’essa - e anche il Consolato, che per via dei tagli può dare meno in termini di servizio ai cittadini - è colpita da questa situazione. I tagli del preventivo colpiscono tutti i ministeri, e quello degli Esteri è stato sempre uno di quelli con meno soldi assegnati come budget annuale. Insomma, siamo coinvolti tutti: ambasciate, consolati, COMITES, associazioni. Al Consolato italiano di Montevideo sono stati tagliati fondi, per cui ci sono meno dipendenti, cosa che non permette neppure di lavorare bene a quelli che rimangono. Ci sono centomila cittadini italiani in Uruguay, e solo 15 funzionari... (Silvano Malini-La Gente d’Italia/Inform)

 


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