STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“Gente d’Italia”, redazione di Montevideo
Filomena Narducci (CGIE): “La verità che
nessuno vuol dire? L’Italia ha chiuso anche sugli italiani residenti all’estero”
MONTEVIDEO - In
Italia, a causa della crisi, anche
Silvano Malini dalle colonne di Gente d’Italia quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia interroga Filomena Narducci, membro del Cgie e segretaria del Comites di Montevideo.
A suo avviso, come si potrebbe fare per far capire al governo che investire nella diffusione della cultura, della lingua, dell’italianità e degli italiani all’estero sarebbe una chance per l’Italia, anche in termini economici?
“Io parto dalla
base che c’è una volontà politica di trascurare gli italiani all’estero, manifestata
Anche
“Bisogna cominciare a parlare chiaro. Abbiamo un budjet da distribuire in Parlamento, e la maggioranza dei parlamentari provenienti dalle circoscrizioni estere stanno proponendo dei correttivi ai tagli che ci riguardano. Ma questi correttivi non si approvano. È una prova della mancanza di volontà del governo, che dimostra di “aver chiuso” sugli italiani all’estero. Per noi, gli italiani all’estero continuano ad essere una risorsa per l’Italia, un capitale. Perché si mangia italiano dappertutto, si viaggia in Alitalia ovunque si può... Insomma, gli italiani all’estero mantengono vivo e diffondono uno stile di vita italiano. Certo, ci sono anziani poveri, che non hanno possibilità economiche, i quali soffrono particolarmente i tagli, tra cui quelli, indebiti, sulle pensioni. Riassumendo: è questione di volontà politica. Se ci fosse quella, ci sarebbero anche le risorse.
Che
strategia ritiene sia utile per cambiare questo stato di cose, e per fare “lobby”,
positivamente, per far capire a chi di dovere che l’Italia, oltre ad omettere
il dovere di pensare agli italiani all’estero, che evidentemente considera “cittadini
di serie B”, sta perdendo una grande opportunità?
Mobilitare le comunità, la gente, le associazioni regionali, fare manifestazioni. E usare gli strumenti delle collettività: la loro unità, la difesa dei diritti degli italiani all’estero, che sono sempre gli stessi: assistere i poveri e gli anziani, diffondere la lingua e la cultura.
Dobbiamo sapere
che qui a Montevideo, in Uruguay, anche iniziative come il corso di Giornalismo
e Comunicazione Multimediale, che è un capitolo diverso, finanziato dal Ministero
del Lavoro, purtroppo verranno colpite. Sappiamo che non verrà indetto alcun
bando in questo senso, a favore dell’occupazione, della promozione del
La vicenda
dell’Ospedale Italiano di Montevideo continua ad essere un grande problema ma
anche una figuraccia per l’Italia. Come lei stessa ha menzionato nella riunione
del COMITES, fuori dall’ospedale è stato appeso un cartellone che dice: “Italiani:
dove siete? Avete lasciato fallire il vostro ospedale”. Sono figuracce che indubbiamente
non aiutano all’immagine dell’Italia nel mondo...
Le prime cose che hanno fatto gli immigrati italiani della prima ondata è stato costruire ospedali, scuole. Poi, con la seconda e la terza ondata, di caratteristiche diverse, si è cercato di mantenere queste strutture, con molti sforzi. Adesso vediamo che tanta ricchezza prodotta dagli italiani all’estero va persa. Dobbiamo lottare per far sentire la nostra voce, attraverso i COMITES, il CGIE, e i parlamentari eletti all’estero. Tutti questi attori sono l’innesto delle nostre collettività con il governo italiano e con l’Italia. Questa possibilità é vitale, ed é a rischio, come abbiamo detto.
L’Ambasciata
fa abbastanza per far capire al governo italiano che questi tagli sono controproducenti
per gli stessi interessi italiani, anche dal punto di vista economico?
Ciascuno nel proprio
ambito deve “fare”. Credo che l’Ambasciata faccia la sua parte, ma purtroppo
anch’essa - e anche il Consolato, che per via dei tagli può dare meno in termini
di servizio ai cittadini - è colpita da questa situazione. I tagli del preventivo
colpiscono tutti i ministeri, e quello degli Esteri è stato sempre uno di quelli
con meno soldi assegnati come budget annuale. Insomma, siamo coinvolti tutti:
ambasciate, consolati, COMITES, associazioni. Al Consolato italiano di Montevideo
sono stati tagliati fondi, per cui ci sono meno dipendenti, cosa che non permette
neppure di lavorare bene a quelli che rimangono. Ci sono centomila cittadini
italiani in Uruguay, e solo 15 funzionari... (Silvano Malini-La Gente d’Italia/