MISSIONI CATTOLICHE
ITALIANE
Convegno a Delémont delle Mci
in Svizzera
“Essere Chiesa nel segno delle migrazioni”
BASILEA - Un lavoro intenso, ma anche ricco di entusiasmo,
ha caratterizzato l'annuale Convegno dei missionari e operatori pastorali delle
missioni cattoliche di lingua italiana della Svizzera, che si è svolto a Delémont (25-28 ottobre 2010). Tra i circa 60 partecipanti
erano presenti anche una decina di rappresentanti delle istituzioni ecclesiali
e amministrative delle diocesi svizzere e Mons. Martin Gächter,
vescovo incaricato per le migrazioni nella Conferenza dei Vescovi Svizzeri.
“Essere Chiesa nel segno delle migrazioni” era il titolo
scelto dal gruppo di preparazione composto dal Coordinamento Nazionale delle
MCLI in Svizzera, dall'Ufficio Migratio della
Conferenza dei Vescovi Svizzeri, dal Centro Studi (CSERPE) di Basilea, con la
consulenza del Dr. Alois Odermatt.
Il Convegno intendeva rivolgere il suo messaggio non solo agli operatori delle
missioni, ma anche a quelli delle parrocchie e unità pastorali svizzere, ai
decanati, ai responsabili delle organizzazioni ecclesiastiche cantonali e delle
diocesi, a tutta la chiesa nel suo insieme.
Nell'era della globalizzazione, in cui le migrazioni
sono un fenomeno strutturale, e in una chiesa locale fortemente segnata dalla
presenza di cattolici che vivono l'esperienza della mobilità umana e dell'appartenenza
a più identità etniche, la pastorale
migratoria non può essere considerata solo una pastorale settoriale e specifica
transitoria, ma è di sua natura parte integrante della pastorale ordinaria,
che deve oggi attuarsi
sempre più in un'ottica interculturale e nell'attenzione alle diversità presenti
sul territorio.
Una conferma è venuta dalla prima relazione, tenuta dal
Prof. Dr. Paul Zulehner (Vienna), che ha tratteggiato
alcune dinamiche attuali della chiesa cattolica in Europa. Le culture moderne
sono caratterizzate da una policromia di concezioni del mondo e di stili di
vita, dovuta non solo alle migrazioni, ma anche alla mobilità religiosa propria
della nostra epoca, in cui l'appartenenza ad una fede è sempre meno un'eredità
famigliare e sempre più una scelta libera. Incontrare la sete religiosa delle
persone, allora, è più facile in uno spazio pastorale più ampio, all'interno
del quale realtà diversificate (gruppi, comunità, parrocchie, movimenti, missioni
di altra lingua) restano unite e collaborano tra loro, senza perdere la loro
specificità.
Coniugando la riflessione ecclesiologica con la pastorale
nel segno delle migrazioni, p. Graziano Tassello, missionario scalabriniano direttore del CSERPE, ha evidenziato nel suo
intervento "Da una chiesa per i migranti a chiesa migrante" che, prima
di pensare alla riorganizzazione delle strutture pastorali, è necessario approfondire
la nostra comprensione della natura della chiesa. Si è soffermato per questo
sulla nota della cattolicità della chiesa, che da quantitativa mira a divenire
qualitativa. La cattolicità qualitativa non consiste solo nell’apertura universale
dell’annuncio, ma anche nella capacità della chiesa di incorporare in sé l’immensa
varietà della condizione umana in tutte le sue legittime manifestazioni. Ciò
obbliga tutti, cattolici locali e immigrati, a sentirsi chiesa migrante, popolo
di Dio in cammino, in stato di conversione-esodo verso una spiritualità e testimonianza
di comunione nelle nostre comunità di comunità, formate da cattolici di varie
lingue e culture.
La prima parte del Convegno ha dato la possibilità di
conoscere la situazione delle zone pastorali in cui è suddivisa la rete delle
missioni cattoliche italiane in Svizzera e le loro numerose sinergie con le
altre realtà presenti nella chiesa locale. Vi è stata, inoltre, l'opportunità
di ascoltare quattro testimonianze riguardanti forme nuove di collaborazione
e di formazione nell'attenzione alle diversità: la cooperazione tra parrocchia
e missione italiana a Bülach, la realizzazione di
una prima giornata di incontro interculturale tra giovani cattolici a Lucerna
su iniziativa di Migratio, l'esperienza della
pastorale giovanile interculturale avviata dai Missionari
È intervenuto anche il Vicario episcopale di Friburgo,
Marc Donzé, che ha illustrato l'esperienza delle unità
pastorali nella sua diocesi, in cui appare necessario definire meglio il ruolo
delle missioni linguistiche. A sua volta, il Direttore generale della Fondazione
Nella seconda parte del Convegno, sei gruppi hanno lavorato
ad una proposta di Tesi per lo sviluppo della pastorale migratoria nel futuro.
Le 14 Tesi (pubblicate sullo scorso numero del
Il lavoro dei gruppi ha prodotto interessanti proposte,
anche se è stato accompagnato dal rammarico per l'assenza dei rappresentanti
svizzeri che non si sono trattenuti a tutto il Convegno. Questo, però, ha spinto
i partecipanti ad assumersi con slancio il compito di portare le conclusioni
del Convegno nelle proprie realtà locali per un dialogo nuovo e propositivo.
Ciò, d'altro canto, risponde bene alla peculiarità della Svizzera, che vede
un forte decentramento anche delle istituzioni ecclesiali preposte alla programmazione
pastorale ed amministrativa e richiede quindi un costante lavorio di sensibilizzazione,
contatti personali e collaborazioni a livello locale. I partecipanti si sono
dimostrati grati per le linee guida emerse dal lavoro comune e sono ripartiti
con ottimismo con questo nuovo strumento tra le mani. (Luisa Deponti*/
*CSERPE