INFORM - N.205 - 4 novembre 2010


MISSIONI CATTOLICHE ITALIANE

Convegno a Delémont delle Mci in Svizzera

“Essere Chiesa nel segno delle migrazioni”

 

BASILEA - Un lavoro intenso, ma anche ricco di entusiasmo, ha caratterizzato l'annuale Convegno dei missionari e operatori pastorali delle missioni cattoliche di lingua italiana della Svizzera, che si è svolto a Delémont (25-28 ottobre 2010). Tra i circa 60 partecipanti erano presenti anche una decina di rappresentanti delle istituzioni ecclesiali e amministrative delle diocesi svizzere e Mons. Martin Gächter, vescovo incaricato per le migrazioni nella Conferenza dei Vescovi Svizzeri.

“Essere Chiesa nel segno delle migrazioni” era il titolo scelto dal gruppo di preparazione composto dal Coordinamento Nazionale delle MCLI in Svizzera, dall'Ufficio Migratio della Conferenza dei Vescovi Svizzeri, dal Centro Studi (CSERPE) di Basilea, con la consulenza del Dr. Alois Odermatt. Il Convegno intendeva rivolgere il suo messaggio non solo agli operatori delle missioni, ma anche a quelli delle parrocchie e unità pastorali svizzere, ai decanati, ai responsabili delle organizzazioni ecclesiastiche cantonali e delle diocesi, a tutta la chiesa nel suo insieme.

Nell'era della globalizzazione, in cui le migrazioni sono un fenomeno strutturale, e in una chiesa locale fortemente segnata dalla presenza di cattolici che vivono l'esperienza della mobilità umana e dell'appartenenza a più identità etniche, la pastorale migratoria non può essere considerata solo una pastorale settoriale e specifica transitoria, ma è di sua natura parte integrante della pastorale ordinaria, che deve oggi attuarsi sempre più in un'ottica interculturale e nell'attenzione alle diversità presenti sul territorio.

Una conferma è venuta dalla prima relazione, tenuta dal Prof. Dr. Paul Zulehner (Vienna), che ha tratteggiato alcune dinamiche attuali della chiesa cattolica in Europa. Le culture moderne sono caratterizzate da una policromia di concezioni del mondo e di stili di vita, dovuta non solo alle migrazioni, ma anche alla mobilità religiosa propria della nostra epoca, in cui l'appartenenza ad una fede è sempre meno un'eredità famigliare e sempre più una scelta libera. Incontrare la sete religiosa delle persone, allora, è più facile in uno spazio pastorale più ampio, all'interno del quale realtà diversificate (gruppi, comunità, parrocchie, movimenti, missioni di altra lingua) restano unite e collaborano tra loro, senza perdere la loro specificità.

Coniugando la riflessione ecclesiologica con la pastorale nel segno delle migrazioni, p. Graziano Tassello, missionario scalabriniano direttore del CSERPE, ha evidenziato nel suo intervento "Da una chiesa per i migranti a chiesa migrante" che, prima di pensare alla riorganizzazione delle strutture pastorali, è necessario approfondire la nostra comprensione della natura della chiesa. Si è soffermato per questo sulla nota della cattolicità della chiesa, che da quantitativa mira a divenire qualitativa. La cattolicità qualitativa non consiste solo nell’apertura universale dell’annuncio, ma anche nella capacità della chiesa di incorporare in sé l’immensa varietà della condizione umana in tutte le sue legittime manifestazioni. Ciò obbliga tutti, cattolici locali e immigrati, a sentirsi chiesa migrante, popolo di Dio in cammino, in stato di conversione-esodo verso una spiritualità e testimonianza di comunione nelle nostre comunità di comunità, formate da cattolici di varie lingue e culture.

La prima parte del Convegno ha dato la possibilità di conoscere la situazione delle zone pastorali in cui è suddivisa la rete delle missioni cattoliche italiane in Svizzera e le loro numerose sinergie con le altre realtà presenti nella chiesa locale. Vi è stata, inoltre, l'opportunità di ascoltare quattro testimonianze riguardanti forme nuove di collaborazione e di formazione nell'attenzione alle diversità: la cooperazione tra parrocchia e missione italiana a Bülach, la realizzazione di una prima giornata di incontro interculturale tra giovani cattolici a Lucerna su iniziativa di Migratio, l'esperienza della pastorale giovanile interculturale avviata dai Missionari Scalabriniani e le proposte di formazione alla cattolicità del Centro internazionale delle Missionarie Secolari Scalabriniane a Solothurn.

È intervenuto anche il Vicario episcopale di Friburgo, Marc Donzé, che ha illustrato l'esperienza delle unità pastorali nella sua diocesi, in cui appare necessario definire meglio il ruolo delle missioni linguistiche. A sua volta, il Direttore generale della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Giancarlo Perego, ha presentato il lavoro di questo organismo che è stato di recente riorganizzato nei suoi diversi settori, tra i quali vi è anche l'impegno per l'assistenza pastorale degli italiani che vivono all'estero.

Nella seconda parte del Convegno, sei gruppi hanno lavorato ad una proposta di Tesi per lo sviluppo della pastorale migratoria nel futuro. Le 14 Tesi (pubblicate sullo scorso numero del Corriere degli Italiani) affermano la necessità di superare il parallelismo tra la pastorale "parrocchiale" – a sua volta in crisi – e quella in "lingua straniera" in vista di una pastorale ordinaria "dialogica e plurilingue" che non uniforma le diversità, ma permette di sperimentare e testimoniare la cattolicità della chiesa.

Il lavoro dei gruppi ha prodotto interessanti proposte, anche se è stato accompagnato dal rammarico per l'assenza dei rappresentanti svizzeri che non si sono trattenuti a tutto il Convegno. Questo, però, ha spinto i partecipanti ad assumersi con slancio il compito di portare le conclusioni del Convegno nelle proprie realtà locali per un dialogo nuovo e propositivo. Ciò, d'altro canto, risponde bene alla peculiarità della Svizzera, che vede un forte decentramento anche delle istituzioni ecclesiali preposte alla programmazione pastorale ed amministrativa e richiede quindi un costante lavorio di sensibilizzazione, contatti personali e collaborazioni a livello locale. I partecipanti si sono dimostrati grati per le linee guida emerse dal lavoro comune e sono ripartiti con ottimismo con questo nuovo strumento tra le mani. (Luisa Deponti*/Inform)

*CSERPE

 


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