STAMPA ITALIANA PER L’ESTERO
Sul
“Messaggero di sant’Antonio” di novembre l’editoriale del direttore Luciano
Segafreddo
Doppia cittadinanza, questione di cultura
La doppia cittadinanza non è questione
di ottenere un altro passaporto, ma significa allargare rapporti familiari,
ampliare orizzonti culturali, facilitare la partecipazione agli eventi più significativi
del Paese dei padri, portando nuovo ossigeno ai propri interessi e prospettive
professionali
Di recente ho incontrato una giovane coppia venuta dal Brasile per seguire la mostra cinematografica di Venezia. La moglie, Janete, dopo che il marito aveva espresso la soddisfazione di aver partecipato, appassionato com’è del mondo del cinema, a uno dei maggiori eventi culturali italiani, l’ha quasi interrotto con un’esclamazione che mi ha colpito profondamente: «Lo sa padre, che da pochi giorni sono cittadina italiana!». Oltre alla felicità per aver raggiunto una meta tanto attesa, Janete mi ha anche spiegato come per lei questo obiettivo coincida con un impegno ben preciso, che dice anche tutta la responsabilità che esso comporta: «Adesso approfondirò la mia conoscenza della lingua italiana». E Lissandro, suo marito, ha subito fatto eco, quasi a sottolineare l’importanza che per loro assume questo legame con la terra delle origini : «Ogni visita in Italia è per me un arricchimento di storia e di cultura. Questa volta rientro in Brasile addirittura con un progetto: realizzare un film su un grande personaggio storico con il regista Gian Vittorio Baldi».
Più volte abbiamo
dibattuto, su questo mensile, sul significato e sulle attese di tanti giovani
oriundi italiani, per i quali l’acquisto della cittadinanza italiana non è questione
di convenienza economica, ma equivale a una vera e propria crescita culturale:
acquisire i benefici dell’appartenenza alla nazione italiana, infatti, sovente
consente loro di intrecciare duraturi
legami con la terra dei padri, con prospettive anche di instaurare rapporti
con
La doppia cittadinanza non è, allora, questione di ottenere un altro passaporto, ma significa allargare rapporti familiari; facilitare la partecipazione agli eventi più significativi del Paese dei padri, portando nuovo ossigeno – come’è avvenuto per la coppia italo brasiliana – ai propri interessi e prospettive professionali. Oggi dunque riaffiorano per questa richiesta nuovi significati: finalità che si differenziano dalle attese socio-assistenziali degli italiani che hanno lasciato la penisola per trovare un lavoro all’estero e che vivono grazie al beneficio della pensione. Il contesto umano e sociale è mutato, così come sono cambiate le relazioni e le convenzioni di sicurezza sociale, che in tanti Paesi sono in crisi per una loro mancata ratifica o rinnovo, e per le maggiori difficoltà, da parte dei nostri connazionali, di ricevere le pensioni Inps in regime internazionale. Ma anche se questo problema, per la crisi di risorse in atto, può essere un’emergenza, da parte del governo e delle istituzioni italiane non può mancare una maggiore disponibilità per la concessione della cittadinanza italiana, che in alcuni Paesi richiede ancora lunghe attese. Solo in Brasile ci sono ancora 500 mila domande inevase. Nell’intervista al nostro mensile, il console generale italiano a San Paolo, Mauro Marsilli, esclude decisamente che questa «rincorsa alla cittadinanza italiana sia dovuta a motivi di mero opportunismo». Egli pensa piuttosto che «riscattare le proprie origini italiane attraverso l’ottenimento del passaporto, sia considerato una sorta di completamento della propria storia personale e familiare».
La domanda, da
parte delle giovani generazioni, è dunque segno della crescita d’italianità
nel mondo; un segno positivo, unito ai dati sull’ aumento dello studio della
lingua e della cultura italiana (nonostante i tagli dell’ultima manovra economica
proprio sui corsi d’italiano all’estero e sulle iniziative delle Regioni per
rinsaldare i legami con tanti loro oriundi) lascia ben sperare. Divenire cittadini
italiani significa vivere un senso d’appartenenza che incrementa i legami alle
memorie familiari, ma soprattutto offre prospettive e opportunità il cui beneficio
si riversano anche nella stessa Italia, che incomprensibilmente si dimostra
poco sensibile a questa richiesta. (Padre Luciano Segafreddo, “Messaggero di
sant’Antonio” edizione italiana per l’estero/