INFORM - N. 202 - 29 ottobre 2010


RIFUGIATI

Il CIR sul respingimento collettivo a Catania

 

ROMA - “Chi ci può garantire che tra le persone respinte in Egitto ieri sera dall’aeroporto di Catania non vi fossero anche rifugiati?” chiede Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati. In un’operazione blitz di rimpatrio forzato durante la quale né l’UNHCR, né avvocati, né enti indipendenti di tutela hanno avuto accesso ai cittadini stranieri, si può essere certi che le norme nazionali ed europee siano state rispettate?

La Convenzione Europea sui Diritti Umani vieta le espulsioni e i respingimenti collettivi. Il Testo Unico sull’Immigrazione stabilisce che un respingimento debba essere notificato alla persona, dopo una valutazione individuale delle circostanze personali e che la persona debba essere informata sulla possibilità di impugnare il provvedimento. Gli stranieri in arrivo – soprattutto nell’ipotesi concreta che si possa trattare di palestinesi – devono essere informati sul loro diritto di chiedere protezione. Tutto ciò non è stato possibile nelle poche ore fra lo sbarco e il volo di rimpatrio.

“Il numero di richiedenti asilo in Italia è già diminuito drasticamente dopo gli accordi con la Libia”, dichiara Hein. “Se l’operazione di Catania diventa prassi, persone che fuggono dal proprio paese non avranno più alcuna possibilità di presentare una richiesta di asilo. Vorremmo invece sperare che il trattamento riservato correttamente ai curdi sbarcati ieri sulla costa calabrese, la loro ammissione temporanea nel territorio e l’accoglienza in un centro per richiedenti asilo sia il modello che in futuro sarà seguito. E non solo per il fatto che il rimpatrio in Egitto è più facile rispetto a quello in Turchia”. (Inform)


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