INFORM - N. 202 - 29 ottobre 2010


CONFERENZA DEI PROTAGONISTI ITALIANI NEL MONDO

 “Spirito italiano: sicurezza e cooperazione internazionale”

Belloni (Mae): “Gli imprenditori sono con la loro presenza all’estero attori fondamentali della cooperazione allo sviluppo”. Interventi del generale Graziano e del presidente della Commissione Finanze del Senato Baldassarri

 

VILLA MANIN DI PASSARIANO - Prima giornata della Conferenza dei Protagonisti Italiani nel Mondo. Il capo gabinetto del ministro della Difesa Claudio Graziano, ex comandante della missione Unifil in Libano, ha ricordato come le Forze armate italiane, dopo le prime partecipazioni alle missioni di pace, si siano trasformate in un esercito per la sicurezza esterna, adottando il modello del soldato professionale. Il generale, dopo aver precisato che le azioni di pace si basano sulla sinergia fra componenti militari, civili ed economiche,  ha evidenziato come la missione Unifil sia stata finalizzata al mantenimento della pace e alla protezione e della popolazione civile, aprendo una finestra alla diplomazia per il passaggio dall’attuale cessazione delle ostilità, in pratica una semplice tregua, ad una permanente sospensione delle azioni belliche. Graziano ha anche posto in evidenza la grande professionalità ed umanità dei nostri soldati che sanno guadagnarsi il consenso della popolazione locale, portando valori e senza rinunciare alla decisa  applicazione del mandato.

Dopo l’intervento del direttore del quotidiano “Il Piccolo” Paolo Possamai, che ha sottolineato la necessità di fare rete all’estero ed ha auspicato il recupero da parte del nostro paese della consapevolezza e di quel senso  aggregazione che consenta di temere insieme la missione dell’individuo e il bene collettivo,  Mario Abis, dell’Istituto Makno ha illustrato un progetto volto alla creazione di un Osservatorio che avrà lo scopo di accertare cosa pensano i nuovi mercati del made in Italy e quali sono i tratti unificanti ed identificativi delle nostre eccellenze.

Dal canto suo Giuliani Noci, del Politecnico di Milano, ha puntualizzato come a tutt’oggi non siano adeguatamente valorizzate la grandi spinte propulsive presenti in Brasile e presso i nostri connazionali residenti in questo paese. Secondo Noci, che auspica il coordinamento del Mae e il supporto della sua rete all’estero per la promozione internazionale delle nostre imprese, vi è inoltre nel mondo una non adeguata percezione del nostro made in Italy che porta, ad esempio, molti cinesi ad associare la Ferrari alla Germania.

Per Mario Baldassarri, presidente della Commissione Bilancio e Tesoro del Senato, ogni presenza degli italiani nel mondo, nata dall’emigrazione tradizionale o dalle più recenti realtà delle imprese italiane che si recano all’estero, rappresenta un embrione di capacità e conoscenze. Singoli punti che avrebbero bisogno di essere messi in rete attraverso un’azione di coordinamento che metta in contatto fra di loro gli imprenditori, anche estero su estero. Secondo Baldassarri occorre fare rete anche “per sommare le risorse di regioni province e comuni che promuovono iniziative nel mondo. Un modo per evitare sprechi, ovvero che i fondi vadano dispersi in mille rivoli di missioni promosse in maniera individuale, ma che poi non hanno ricadute concrete”. Il senatore ha anche auspicato la creazione, presso il ministero degli Esteri, di un tavolo tecnico volto a coordinare tutte le identità locali. Un modo di fare rete che dovrebbe servire a favorire il business.

“Ieri nella Commissione Finanze – ha concluso Baldassarri – ho incardinato un disegno di legge volto ad introdurre agevolazioni fiscali per i nostri ricercatori all’estero che vogliono rientrare in Italia. Secondo me sarebbe invece più utile mettere in rete questi ricercatori con l’Italia, magari costruendo nel nostro paese dieci nuovi poli di alta  ricerca che evitino l’attuale dispersione dei centri di ricerca in tutta Italia”. 

A seguire si è svolta la sessione, coordinata dall’inviato della Rai in Afghanistan Duilio Giammaria, sul tema “Spirito italiano: sicurezza e cooperazione internazionale”. Il dibattito è stato aperto dal capo dell’Unità di Crisi della Farnesina Fabrizio Romano che ha ricordato come nel 1985, dopo il dirottamento dell’Achille Lauro e la tragedia dello stadio Heysel di Bruxelles, il Mae comprese l’esigenza di creare una struttura permanente  atta a gestire le emergenze nel mondo. Nacque così l’Unita di Crisi che oggi può essere considerata un’eccellenza tutta italiana. 

“Al ministero degli Esteri – ha affermato il direttore generale del Mae per la Cooperazione allo Sviluppo Elisabetta Belloni - sentiamo l’esigenza di agevolare l’emersione  delle eccellenze e delle professionalità che il nostro paese esprime  all’estero. Troppo poco il nostro governo si rende conto di quanto la cooperazione allo sviluppo sia oggi fondamentale per il conseguimento di questo obiettivo. In questo ambito bisogna ricordare che paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito, che stanno cercando di superare una crisi finanziaria di portata storica, hanno reso lo strumento della cooperazione allo sviluppo non solo obbligatorio, ma prioritario delle loro politiche di sicurezza”. Implicazioni di sicurezza nazionale, come ad esempio l’immigrazione, che per la Belloni riguardano la cooperazione allo sviluppo pur rimanendo essa uno strumento fondamentale di politica estera.

Belloni ha poi precisato come  a tutt’oggi gli attori della cooperazione allo sviluppo non siano solo gli Stati ma molteplici soggetti come ad esempio le agenzie delle Nazioni Unite che operano in questo settore, le grandi fondazioni, il mondo accademico e le Ong. “Gli imprenditori – ha proseguito la Belloni - sono a loro volta, con la loro presenza all’estero, attori fondamentali della cooperazione allo sviluppo. In questo momento, in cui sono tanti i soggetti coinvolti, è necessario che la direzione generale per la Cooperazione riconquisti la propria capacita di coordinamento e di indirizzo politico. Questa messa a sistema dei soggetti  e delle risorse a disposizione – ha concluso la Belloni - garantirà maggiore impatto ed efficacia alle iniziative di cooperazione”.

Da segnalare infine l’intervento del temente colonnello Marco Lanter delle Frecce Tricolori. La pattuglia acrobatica delle forze armate, nata 50 anni fa, rappresenta un’eccellenza italiana che porta in patria e all’estero, dove è vista con grande affetto dai nostri connazionali,  l’immagine del nostro paese. (Goffredo Morgia - Inform)


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