INFORM - N.200 - 27 ottobre 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Chiusura del Consolato generale a Losanna

La presidente del Comites Vd-Fr Grazia Tredanari scrive al ministro degli Esteri Franco Frattini

 

LOSANNA – Chiusura del Consolato generale a Losanna: in una lettera indirizzata al ministro degli Esteri Franco Frattini, la presidente del Comites Vd-Fr Grazia Tredanari lamenta che il contratto di affitto della sede del Consolato è stato disdetto e che il personale in questi giorni ha ricevuto comunicazioni di trasferimenti senza che il ministero degli Esteri abbia informato il Comites, senza che vi sia stato un incontro con le rappresentanze diplomatiche. E senza “un minimo di consultazione o di comunicazione preventiva” che sarebbe stata “utile per trovare soluzioni più consone e favorevoli sia per lo Stato, sia per l'utenza”.

“Mi chiedo come noi eletti all'estero – scrive Tredanari - possiamo fare da interfaccia fra l'Amministrazione dello Stato e le sue politiche e la nostra comunità, se non siamo tenuti al corrente delle decisioni. Questo non certo per primeggiare, penso che abbiamo eventualmente qualità personali per poterlo fare, ma per rispetto della funzione che lo Stato stesso ha voluto affidarci”.

La presidente del Comites chiede al ministro Frattini di “farci pervenire le informazioni tempestivamente e non postume o che addirittura apprendiamo solo attraverso la stampa”

Grazia Tredanari imputa all’Amministrazione di non aver “mai voluto vedere nell'emigrazione italiana una risorsa, nonostante lo sia stata nel passato e lo sia ancora tutt’oggi, basti pensare alle rimesse o alle pensioni”. L’esponente della collettività italiana ricorda anche “il numero di manifestazioni, di promozioni turistico-culturali ed eno-gastronomiche, di tutti i gemellaggi e delle carte di amicizia siglate, grazie all'operatività dei singoli e delle associazioni italiane, per non parlare della penetrazione nei tessuti politico e socio-economici da parte di molti dei nostri connazionali in tutto il mondo”.

Grazia Tredanari denuncia che “la tutela dei diritti che prevede la legge istitutiva dei Comites non dovrebbe esser prevista solo verso il paese ospitante, ma anche verso il nostro, dato che con questa cosiddetta ristrutturazione, viene leso senza alcun dubbio un diritto civico dei nostri connazionali, se si mantengono aperti i servizi presso sacche di comunità ben inferiori in numero e se si trasferiscono a distanze ingiustificate i servizi per una comunità ben più rilevante. Se non si rimappano le rappresentanze diplomatiche nel mondo, eliminando quelle che non sono più sedi disagiate, ormai da anni, e declassando quelle che non hanno più ragione d’essere. Se non si trasformano sistematicamente tutti i Consolati che sono nelle stesse città delle Ambasciate in Cancellerie. Se non si stabiliscono modalità di funzionamento all'interno dei Consolati, delle Agenzie e dei neo-Sportelli, che siano univoche e non lasciate alle capacità locali di interpretare liberamente l'operatività di un servizio (esempio: orari, tipo di sportelli, conti correnti, centralini, eccetera)”.

E se è certamente vero che il ministero degli Esteri “deve fare i conti, come tutti gli altri con le sempre minori risorse economiche a disposizione” sarebbe però “opportuno”, per Tredanari, che “non si accanisse solo sulla riduzione dei servizi offerti alla comunità italiana all'estero”. Ad avviso del presidente Comites Vd-Fr sarebbe “auspicabile che prima si attuasse una ristrutturazione interna, una semplificazione dell’operatività, possibile oggi grazie ai nuovi mezzi tecnologici a disposizione” e sarebbe “opportuno che la riduzione delle sedi diplomatiche avvenisse solo dopo che il sistema abbia dato prova di funzionamento e quando la maggior parte dei nostri connazionali fosse davvero in grado di usare un computer”.

Grazia Tredanari fa presente che fra gli emigrati ci sono “purtroppo ancora molti analfabeti”, che i loro figli e nipoti, “nonostante la buona volontà, non sempre riescono a destreggiarsi nella caotica burocrazia italiana” e che è “obbligatorio recarsi in Consolato/agenzia/sportello (a chilometri di distanza) per fare l'impronta digitale o per pagare e ritirare una carta d'identità o per avviare, sembra, il fantomatico sportello consolare on-line”.

La presidente Comites rimarca che la crisi “non sta colpendo solo le istituzioni”, ma “soprattutto la gente che avrebbe piuttosto bisogno di un aiuto o anche di semplici informazioni, se non di un sostegno materiale da parte dello Stato”.

Una crisi che colpisce anche la Svizzera  e “gli italiani che sono residenti qui da anni, teoricamente inseriti”. “Molti – spiega Tredanari - si trovano in difficoltà, non è difficile da immaginare, noi abbiamo esportato braccia e manovalanza, solo più recentemente la massa dell’emigrazione è diventata d’élite”. E per alcuni italiani è “addirittura chiesto il rimpatrio”: “gente che ha vissuto anche venti anni in Svizzera”. Una nazione la Svizzera dove “nuove campagne xenofobe son partite di recente”, dove “uno straniero rimane tale anche a distanza di quarant’anni di integrazione e dove il nostro Stato "suppone" che gli italiani all'estero lo siano solo per passione!”

Grazia Tredanari informa il ministro Frattini della diffusione della lettera ai media “in modo che la comunità che rappresento, sia informata della impossibilità da parte del Comites. di dar loro le informazioni relative ad un servizio così utile, ed in fondo obbligatorio, che dovrebbe esser doveroso da parte di uno Stato moderno come il nostro, di renderlo facilmente accessibile”.

 La presidente del Comites conclude confidando in una risposta del titolare della Farnesina “pur immaginando, che la presente possa aver un impatto ininfluente in un quadro così complesso quale è quello del MAE” L’auspicio è che quanto esposto nella missiva possa far sentire al ministro Frattini “sia pur da lontano, le esigenze di una comunità che pur risiedendo all’estero si fonda sui diritti e doveri civici del nostro Stato e di quello in cui viviamo”. (Inform)

 

 


Vai a: