INFORM - N.199 - 26 ottobre 2010


IMMIGRAZIONE

Presentato a Roma il XX Dossier statistico curato da Caritas/Migrantes

Cinque milioni i cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia

Pittau: “Cresce il fenomeno, ma sembra diminuire la capacità di inquadrarlo con sguardo libero da pregiudizi e paure”

 

ROMA – Raggiungono la soglia dei 5 milioni i cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia, un numero che il Dossier statistico Immigrazione 2010 di Caritas/Migrantes, presentato stamani a Roma e in 20 città italiane, segnala cresciuto di 10 volte rispetto al 1990, data a cui si riferisce la sua prima pubblicazione (nel 1991). “Tuttavia, mentre il fenomeno cresce, sembra diminuire la capacità di inquadrarlo con sguardo libero da pregiudizi e paure - avverte Franco Pittau, coordinatore del Dossier, aprendo l’incontro nella capitale, presso il Teatro Orione.

Affidato alle parole di mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma, il ricordo di don Luigi Di Liegro, fondatore del Dossier: “un grande prete romano, vicino agli immigrati, che ebbe la grande intuizione di approfondire una conoscenza indispensabile a qualsiasi intervento in tema di accoglienza e integrazione”. Feroci ricorda che nel 1990, al momento dell’approvazione della legge Martelli, primo strumento legislativo adottato in materia di immigrazione in Italia, l’allora direttore della Migrantes, Silvano Ridolfi, affermava che: “se abbiamo chiesto per gli italiani emigrati all’estero giustizia e rispetto, altrettanto dobbiamo fare per chi immigra nel nostro Paese”. Un impegno che il Dossier statistico ha sempre tenuto presente, contribuendo con la raccolta dei dati illustrati ad allontanare pregiudizi o deformazioni di prospettiva che potessero incidere sul mancato riconoscimento dei diritti dovuti ai nuovi arrivati. 

“Il primo atto di carità cristiana, come don Di Liegro aveva ben presente – aggiunge Feroci, - è l’umiltà di chi riconosce di non sapere abbastanza riguardo a ciò che accade. Il Dossier è al servizio di coloro che vogliono conoscere di più, per interventi sociali mirati, per ricordare che l’immigrazione resta soprattutto una preziosa occasione per approfondire la conoscenza reciproca, la conoscenza umana”. Per Feroci, sulla scorta di ciò che già affermava Di Liegro, è necessario sconfiggere la paura, affrontare e risolvere i problemi che la convivenza con nuove collettività necessariamente comporta, maturare un proficuo rapporto di collaborazione tra istituzioni pubbliche e volontariato che promuova la condivisione di ciò che si ha con i meno fortunati. “La considerazione delle esigenze degli ultimi – conclude – ci spinge a riconsiderare ciò che è per noi necessario in base alla gravità delle loro mancanze”.

Franco Pittau ha ricordato come l’Italia sia divenuta in questi ultimi anni “un Paese in affanno”. “Se prima, anche dinnanzi alle difficoltà, c’era più fiducia rispetto al futuro - ha aggiunto, - ora dati come la perdita di competitività nel commercio internazionale, un debito pubblico sempre crescente, un mancato ammodernamento del sistema produttivo condizionano negativamente l’economia, ma anche la nostra percezione soggettiva dell’Italia”. Proprio rispetto a queste difficili condizioni l’immigrazione risulta funzionale: “rimedia alla carenza di manodopera italiana – segnala Pittau (negli ultimi 10 anni su 2 milioni di over 65enni, solo 1 milione è la quota di lavoratori italiani subentrata ai pensionamenti), - e contribuisce allo svecchiamento del Paese”. “Gli immigrati oggi sono il 10% della forza lavoro e alcuni settori produttivi si fermerebbero senza il loro impegno – afferma il coordinatore del Dossier statistico. – Pensiamo al lavoro domestico o a lavori particolarmente pesanti che gli italiani non sono più disposti a fare”. Quest’ultimo dato è confermato dai lavoratori immigrati che svolgono un lavoro che non sfrutta tutte le professionalità e le qualifiche possedute: “un numero 4 volte maggiore rispetto a quello degli italiani – ricorda Pittau. - Gli stranieri, inoltre, contribuiscono con l’11,1% alla quota di Pil nazionale, per non parlare dello squilibrio tra i contributi versati all’Inps e i servizi ricevuti” (essi sono per la maggior parte giovani e parte della forza lavoro attiva). Molti nuovi arrivati hanno dato il via a piccole o medie imprese, creando a loro volta posti di lavoro.

Pittau ritiene il compito della politica su questo fronte decisivo, ma ancora insufficiente. La rigidità normativa, poi, risulta particolarmente dannosa: “si pensi al tempo massimo di 6 mesi concesso all’immigrato alle prese con un licenziamento e con la ricerca di un nuovo lavoro - rileva. “Non si tratta di minimizzare i problemi,ma l’integrazione comporta investimenti di risorse – egli conclude, segnalando la necessità di trovare un maggiore equilibrio tra contributi versati dagli immigrati e risorse spese per politiche a loro rivolte, che non si limitino al semplice contrasto dei flussi irregolari (un capitolo del Dossier viene dedicato quest’anno al calcolo tra costi e benefici legati all’immigrazione). Un maggior rigore viene sollecitato inoltre da parte degli addetti all’informazione, specie per sfatare il facile connubio tra criminalità e immigrazione.

Espone il punto di vista degli immigrati Radwan Khawatmi, imprenditore (la sua azienda occupa più di 500 dipendenti per un fatturato di 50 milioni di euro l’anno), soffermandosi sulla vivacità e sul contributo apportato dagli immigrati all’economia italiana. “Noi, nuovi italiani – afferma – vogliamo contribuire a superare le crisi economica”. Sul fronte legislativo, Khawatmi sollecita un ripensamento della legge Bossi-Fini, “oggi divenuta inattuale” dice, e interventi orientati alla tutela della libertà di culto (con una regolamentazione dei luoghi e del ruolo degli imam) e al riconoscimento di pari diritti. Si sofferma in particolare sul diritto di voto amministrativo, materia su cui l’Italia ha recepito una direttiva europea senza alcun esito legislativo, al momento. “L’integrazione è un processo irreversibile che si fa da entrambe le parti. Oggi al Parlamento giace la proposta di legge sul voto per i cittadini immigrati che gode di una maggioranza qualificata, ma questo governo sta facendo di tutto per non metterla in discussione. Non si deve temere nulla dall’esercizio di un diritto democratico – conclude Khawatmi – e non si può parlare di integrazione ed inclusione se poi si escludono gli immigrati dalle decisioni che riguardano anche la loro vita”.

Per Guerino Di Tora, presidente della Commissione migrazioni della Conferenza episcopale del Lazio, già direttore della Caritas diocesana, “l’immigrazione è una realtà che ci invita ad una presa di posizione capace di orientarsi verso il bene comune”. “La chiesa ha sempre formulato i propri insegnamenti partendo da un’osservazione sul campo – prosegue – e ciò che viene segnalato a proposito dell’immigrazione molto deve alla nostra esperienze di assistenza agli emigrati italiani all’estero e ai nostri centri di ascolto destinati ai coloro che versano in situazioni di difficoltà”. Di Tora ricorda, inoltre, che “dal dato del multiculturalismo, oggi effettivamente riscontrabile in Italia, dobbiamo proseguire verso la strategia dell’interculturalità, che non è giustapposizione di culture ma dialogo e confronto costruttivo tra le stesse”. “Non si tratta di rinunciare alla nostra identità – conclude Di Tora – né di promuovere alcuna indulgenza nei confronti delle regole, ma piuttosto di aggiornare l’agenda pubblica e gli atteggiamenti personali evitando i condizionamenti dettati dalla paura. L’immigrazione può aiutarci a riscoprire una voglia di riuscire che abbiamo in parte perduto, essa costituisce una ricchezza aggiuntiva segno dei tempi, una potenzialità che dobbiamo mettere a frutto anche guardando ai 150 anni di unità nazionale”.

Ha portato i saluti del presidente della Regione Lazio Renata Polverini - assente per impegni istituzionali –  l’assessore al lavoro e alla formazione Mariella Zezza, che ha illustrato le iniziative della nuova giunta regionale in materia di sostegno alle imprese, al lavoro, all’inclusione sociale e scolastica degli stranieri residenti in Regione. “Oggi gli immigrati hanno raggiunto un livello di partecipazione alla vita economica e sociale – afferma Mariella Zezza – che non può essere sottovalutata. E’ necessario quindi improntare la nostra azione tenendo conto degli effetti e delle conseguenze di questa importante presenza”. Per l’assessore è prioritaria una revisione della legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana dei figli nati nel nostro Paese da cittadini stranieri. “Un segnale forte su questa tematica – conclude – deve arrivare dalla politica”. (Viviana Pansa- Inform)

 

 


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