INFORM - N.198 - 25 ottobre 2010


INTERVENTI

Franco Santellocco (Cgie): Identità regionale nel contesto della globalizzazione

 

ALGERI - Il dato AIRE dell’aprile 2009 faceva stato 4 milioni di italiani all’estero.

Gli aspetti socio-demografici evidenziano come la realtà effettiva dell’emigrazione all’estero sia profondamente diversa dall’immaginario collettivo: il 53,3% è costituito da celibi e nubili a fronte del 38,6% di coniugati e del 2,6% di vedovi. Se si fa un distinguo per fasce di età il luogo comune viene ancor meno: gli ultrasessantacinquenni sono solo il 18,3% a fronte del 16,4%  di età compresa tra gli 0 e i 17 anni, il 15,4% tra i 18 ei 29 anni, il 23,8% tra il 30 e i 44 anni il 26% tra i 45 e i 64 anni.

I nostri connazionali sono in ogni parte del mondo: Europa 2.184.534, America 1.520.652, Oceania 126.413, Africa 51.232 e Asia 32.936.

 Dal punto di vista della provenienza è interessante rilevare che tutti i  Comuni hanno cittadini iscritti all’AIRE, anche i centri più piccoli con solo 100 abitanti.

L’identità regionale (passando ad analizzare l’aspetto socio-culturale) è una delle caratteristiche più interessanti e maggiormente considerate che gli emigrati si portano dietro: l’italiano non ha portato con sé solo la Patria ma la Regione se non addirittura il Comune di nascita. Il legame con la terra d’origine inteso come territorio regionale e/o comunale ha creato comunità forti con peculiarità uniche a livello culturale: la lingua, con i suoi dialetti, l’enogastronomia, con i piatti tipici, le tradizioni religiose, con le rievocazioni dei Santi Patroni nei Paesi di adozione, e via di seguito. La consapevolezza di tali legami significativi deve indurre le Regioni, a mettere in atto ed incentivare interventi strutturali che puntino all’Associazionismo, alla Cittadinanza Attiva, alla Microimprenditorialità, all’Internazionalizzazione.

L’Associazionismo: deve rigenerarsi in modo che sappia meglio corrispondere alle rinnovate esigenze di informazione e di servizio degli italiani all’estero. Le risorse umane, presenti oggi all’interno di esse, registra una presenza, purtroppo, non significativa delle giovani generazioni. Occorre che le risorse e le progettualità delle Regioni siano ispirate a nuovi sistemi di “incontro” tra i giovani (che sono la nostra promessa per il futuro) e il mondo dell’associazionismo, valore aggiunto ai doveri istituzionali. Ottimizzare il desiderio dei ragazzi di far parte di un unico universo senza più barriere territoriali riconoscendosi in un  modo tutto italiano di lavorare e di fare impresa, potrà portare dei risultati solo se avremo una Pubblica Amministrazione capace di progettare e gestire le risorse in modo sinergico e incentivare la comunicazione secondo i nuovi sistemi informatizzati, sicuramente più vicino ai ragazzi.

In questo quadro, siano benvenute iniziative di capacity building rivolte agli operatori delle Istituzioni da prevedere nell’ambito delle attività previste dall’art. 4 dell’Intesa Stato-Regioni: moduli formativi specifici, condivisione di esperienze, trasferimento di buone prassi, laboratori di progettazione, scambi di funzionari.

Un nuovo Sistema Italia sinergico, informatizzato e cooperante dovrebbe poter così investire meglio le risorse finanziarie disponibili anche per sostenere l’Associazionismo in generale e quello dei giovani  in particolare, assecondando il loro spirito creativo, le loro esigenze di mobilità professionale e di recupero identitario, tutti aspetti comunque legati alla dimensione del lavoro in una società sempre più dinamica e globalizzata.

Il secondo asse di intervento, strettamente collegata alla prima, riguarda “Cittadinanza Attiva”: crescita della partecipazione democratica dei cittadini italiani all’estero alla vita del nostro Paese, curando in modo particolare, il senso di appartenenza alla propria terra, attraverso gli aspetti culturali, sociali e professionali. Occorre pertanto che le Regioni mettano in rete più informazioni possibili perché è la conoscenza, preceduta dal sentimento di forte appartenenza attiva di un popolo, che permette ad ogni singolo individuo, di fare scelte sagaci e competenti.

Bene si inserisce la Banca Dati prevista dall’Intesa Stato-Regioni-Province Autonome. Alle Regioni, unitamente agli Enti Locali (i comuni), il compito di appropriarsi del ruolo di protagonista, senza dimenticare i Comites, quali detentrici di preziose informazioni sulle realtà degli italiani nel mondo, al fine di concretizzare ciò. Dunque la Banca Dati dovrebbe dotarsi di una struttura partecipativa  e policentrica perché l’informazione sia la più completa ed attuale possibile. E’ evidente che la disponibilità di informazioni complete, accessibili e aggiornate è la base del buon funzionamento di un sistema pubblico articolato e, al tempo stesso, unitario ed organico.                     

La terza linea di intervento, dedicata alla “Microimprenditorialità”, intende mettere in atto un pacchetto di servizi orientativi e formativi finalizzato al sostegno della capacità imprenditoriale che rappresenta una importante leva occupazionale. Le Regioni dovrebbero dar vita ad attività di promozione della collaborazione tra neo-imprenditori e imprese dei propri corregionali e Camere di commercio italiane all’estero che potrebbero avere una funzione di “incubatore” di nuove iniziative imprenditoriali fornendo assistenza tecnica e formazione in loco.

Molti sono coloro che con pochissimi mezzi e tanta volontà e creatività si avventurano in attività economiche lontano dall’Italia, mettendo a rischio tutto quello che hanno. Le Regioni non possono prescindere, nella progettazione, dalla realtà imprenditoriale italiana all’estero fatta di piccoli imprenditori e artigiani legati sempre e comunque alle Regioni di provenienza.

Incombenza delle Regione è di garantire che le istituzioni e gli enti strumentali preposti al sostegno dell’imprenditoria si coordino e tendano ad alimentare una rete di servizi all’estero che non serva solo a se stessa, consumando ogni giorno risorse finanziarie pubbliche enormi senza risultati visibili, ma utile per una reale soddisfazione dei loro potenziali utenti.

Occorre, quindi, che i piccoli imprenditori possano esercitare un’azione di spinta e di controllo della qualità sui provvedimenti che vengono intrapresi e sul funzionamento delle strutture finanziate. In tal senso sia le forme di rappresentanza istituzionale, quali i Comites, sia il mondo dell’Associazionismo, possano rendere efficace la spesa pubblica garantendo il collegamento con il territorio e i beneficiari finali degli aiuti. 

L’immagine del calabrone di Igor Sikorsky: “Il suo peso in rapporto alla superficie alare, rende impossibile il volo. Per sua fortuna, il goffo insetto ignora le leggi della fisica, e le viola inconsapevolmente e mirabilmente”, rende bene l’idea della nostra economia, così piccola per dimensione delle proprie aziende, eppure così grande da conquistare il mondo. La creatività, l’immaginazione, la fantasia italiane hanno conquistato i mercati dei più sperduti angoli della Terra. L'attuale scenario economico internazionale, affinché il calabrone non venga soppresso, impone, in tempi brevi, un riposizionamento del nostro sistema produttivo.

Auspico, infine, che l’Internazionalizzazione possa divenire la strategia promozionale di ciascuna Regione. Le sfide, per realizzare ciò, tendono a fare scelte che mirino a rafforzare la competitività e a valorizzare le imprese e il lavoro. Questa visione, della evoluzione delle relazioni internazionali e la volontà di individuare un approccio nuovo per valorizzare e promuovere la presenza degli italiani all’estero, impone l’individuazione di regolamenti regionali atti a dare efficacia e dinamismo al coordinamento delle attività di diffusione, di informazione, di assistenza alle imprese con la previsione della collaborazione degli italiani nel mondo.

Trasformare finalmente il fenomeno della emigrazione in una grande risorsa appare un progetto ambizioso che dovrà essere perseguito anche con uno sforzo di fantasia e di immaginazione: tuttavia non vi è dubbio che per consolidare e realizzare qualsiasi iniziativa sono necessari investimenti, sia pubblici che privati. Questi ultimi saranno tanto più incoraggiati quanto maggiore sarà il ritorno in termine di penetrazione nei mercati e diffusione del Made in Italy. In presenza di situazioni di particolare vivacità le reazioni debbono essere estremamente rapide: canalizzare informazioni, coinvolgere istituzioni, mettere a confronto partners possibili, diventa una scommessa vincente.

Il miglioramento di strutture regionali, temporanee o in alcuni casi anche permanenti, che, senza sostituirsi a quelle ufficiali, ne sappiano tuttavia integrare l’azione, evitando inutili protagonismi e sovrapposizioni non coordinate ad altre istituzioni, deve essere attentamente analizzata affinché divengano efficaci strumenti di conoscenza e di politica estera di ispirazione civile.                                                                                                                                   

Occorre pertanto investire in formazione per aumentare la dotazione di capitale umano di tali territori, chiave di ogni futura ricchezza e benessere sociale. Su questo punto occorre che le Regioni insistano, con politiche più incisive e mirate per far crescere il livello di reddito, di consumi e della qualità della vita.

Porre in essere un’efficace politica di formazione significa innescare un circolo virtuoso che si riflette sull’intero sistema in una logica di trasferimento di conoscenze, informazioni, capacità tecniche, organizzative, manageriali e di marketing. Viceversa l’insufficiente disponibilità di capitale umano, altamente qualificato, spinge il sistema produttivo a ripiegare su prodotti a basso valore aggiunto tentando una impossibile competizione sui costi ed avviando così un processo di declino ed impoverimento economico e professionale. Gli investimenti produttivi si sviluppano spontaneamente una volta fertilizzato il territorio. Il benessere di un territorio è dunque determinato dalla capacità di accrescere ed utilizzare al meglio il potenziale delle persone, dalla capacità di diffondere la conoscenza e l’innovazione. Alle Regioni spetta il compito di governare tale processo preservando e valorizzando le diversità, attraverso un’interpretazione lungimirante delle esigenze dei singoli territori.

Non deve sfuggire infatti che la formazione all’estero non può essere intesa come una concessione, ma un investimento, che i corsi sono un primo anello nel processo di internazionalizzazione, poiché promuovono nelle nuove generazioni delle nostre comunità una risorsa umana qualificata ed idonea ad intraprendere attività produttive all’interno del “Sistema Italia”; così come attraverso attività formative e possibile recuperare al processo produttivo le persone che ne siano state espulse per ristrutturazioni e variazioni del prodotto finale. Del resto le prime notizie sui corsi di formazione di cui al bando n. 1 del 2007 sono a tal senso confortanti. È infatti tramite la formazione delle giovani generazioni di discendenti italiani nel mondo che si mantiene vivo il legame con l’altra Italia, costruendo al tempo stesso interessanti opportunità di partnership future anche sul fronte commerciale.

Vorrei infine concludere con un ultimo dolente capitolo, quello della Cooperazione. Un capitolo che richiede solida concretezza e concentrazione degli sforzi, capacità di coordinamento e chiarezza degli obiettivi. Combattere fame e malattie, contribuire a migliorare condizioni di vita sub-umane, sono traguardi da perseguire con continuità, tenacia e modestia.

A volo di uccello sono stati indicati punti e problematiche meritevoli di attenzione: essi richiedono il confronto di normative esistenti, la loro armonizzazione, il coordinamento delle azioni e forse nuove iniziative legislative. (Franco Santellocco*/Inform)

* Presidente V Commissione (Formazione, Impresa, Lavoro e Cooperazione) del CGIE

 

 


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