INTERVENTI
Franco Santellocco (Cgie): Identità regionale nel contesto della globalizzazione
ALGERI - Il dato AIRE dell’aprile 2009 faceva stato 4
milioni di italiani all’estero.
Gli aspetti socio-demografici evidenziano come la realtà
effettiva dell’emigrazione all’estero sia profondamente diversa dall’immaginario
collettivo: il 53,3% è costituito da celibi e nubili a fronte del 38,6% di coniugati
e del 2,6% di vedovi. Se si fa un distinguo per fasce di età il luogo comune
viene ancor meno: gli ultrasessantacinquenni sono
solo il 18,3% a fronte del 16,4% di età compresa tra gli 0 e i 17 anni,
il 15,4% tra i 18 ei 29 anni, il 23,8% tra il 30 e i 44 anni il 26% tra i 45
e i 64 anni.
I nostri connazionali sono in ogni parte del mondo: Europa
2.184.534, America 1.520.652, Oceania 126.413, Africa
51.232 e Asia 32.936.
Dal punto di vista della provenienza è interessante
rilevare che tutti i Comuni hanno cittadini iscritti all’AIRE, anche i
centri più piccoli con solo 100 abitanti.
L’identità regionale (passando ad analizzare l’aspetto
socio-culturale) è una delle caratteristiche più interessanti e maggiormente
considerate che gli emigrati si portano dietro: l’italiano non ha portato con
sé solo
L’Associazionismo: deve rigenerarsi in modo che sappia
meglio corrispondere alle rinnovate esigenze di informazione e di servizio degli
italiani all’estero. Le risorse umane, presenti oggi all’interno di esse, registra
una presenza, purtroppo, non significativa delle giovani generazioni. Occorre
che le risorse e le progettualità delle Regioni siano ispirate a nuovi sistemi
di “incontro” tra i giovani (che sono la nostra promessa per il futuro) e il
mondo dell’associazionismo, valore aggiunto ai doveri istituzionali. Ottimizzare
il desiderio dei ragazzi di far parte di un unico universo senza più barriere
territoriali riconoscendosi in un modo tutto italiano di lavorare e di
fare impresa, potrà portare dei risultati solo se avremo una Pubblica Amministrazione
capace di progettare e gestire le risorse in modo sinergico e incentivare la
comunicazione secondo i nuovi sistemi informatizzati, sicuramente più vicino
ai ragazzi.
In questo quadro, siano benvenute iniziative di capacity building rivolte agli operatori delle Istituzioni
da prevedere nell’ambito delle attività previste dall’art. 4 dell’Intesa Stato-Regioni:
moduli formativi specifici, condivisione di esperienze, trasferimento di buone
prassi, laboratori di progettazione, scambi di funzionari.
Un nuovo Sistema Italia sinergico, informatizzato e cooperante
dovrebbe poter così investire meglio le risorse finanziarie disponibili anche
per sostenere l’Associazionismo in generale e quello dei giovani in particolare,
assecondando il loro spirito creativo, le loro esigenze di mobilità professionale
e di recupero identitario, tutti aspetti comunque
legati alla dimensione del lavoro in una società sempre più dinamica e globalizzata.
Il secondo asse di intervento, strettamente collegata
alla prima, riguarda “Cittadinanza Attiva”: crescita della partecipazione democratica
dei cittadini italiani all’estero alla vita del nostro Paese, curando in modo
particolare, il senso di appartenenza alla propria terra, attraverso gli aspetti
culturali, sociali e professionali. Occorre pertanto che le Regioni mettano
in rete più informazioni possibili perché è la conoscenza, preceduta dal sentimento
di forte appartenenza attiva di un popolo, che permette ad ogni singolo individuo,
di fare scelte sagaci e competenti.
Bene si inserisce
La terza linea di intervento, dedicata alla “Microimprenditorialità”,
intende mettere in atto un pacchetto di servizi orientativi e formativi finalizzato
al sostegno della capacità imprenditoriale che rappresenta una importante leva
occupazionale. Le Regioni dovrebbero dar vita ad attività di promozione della
collaborazione tra neo-imprenditori e imprese dei propri corregionali e Camere
di commercio italiane all’estero che potrebbero avere una funzione di “incubatore”
di nuove iniziative imprenditoriali fornendo assistenza tecnica e formazione
in loco.
Molti sono coloro che con pochissimi mezzi e tanta volontà
e creatività si avventurano in attività economiche lontano dall’Italia, mettendo
a rischio tutto quello che hanno. Le Regioni non possono prescindere, nella
progettazione, dalla realtà imprenditoriale italiana all’estero fatta di piccoli
imprenditori e artigiani legati sempre e comunque alle Regioni di provenienza.
Incombenza delle Regione è di garantire che le istituzioni
e gli enti strumentali preposti al sostegno dell’imprenditoria si coordino e
tendano ad alimentare una rete di servizi all’estero che non serva solo a se
stessa, consumando ogni giorno risorse finanziarie pubbliche enormi senza risultati
visibili, ma utile per una reale soddisfazione dei loro potenziali utenti.
Occorre, quindi, che i piccoli imprenditori possano esercitare
un’azione di spinta e di controllo della qualità sui provvedimenti che vengono
intrapresi e sul funzionamento delle strutture finanziate. In tal senso sia
le forme di rappresentanza istituzionale, quali i Comites,
sia il mondo dell’Associazionismo, possano rendere efficace la spesa pubblica
garantendo il collegamento con il territorio e i beneficiari finali degli aiuti.
L’immagine del calabrone di Igor Sikorsky:
“Il suo peso in rapporto alla superficie alare, rende impossibile il volo. Per
sua fortuna, il goffo insetto ignora le leggi della fisica, e le viola inconsapevolmente
e mirabilmente”, rende bene l’idea della nostra economia, così piccola per dimensione
delle proprie aziende, eppure così grande da conquistare il mondo. La creatività,
l’immaginazione, la fantasia italiane hanno conquistato i mercati dei più sperduti
angoli della Terra. L'attuale scenario economico internazionale, affinché il
calabrone non venga soppresso, impone, in tempi brevi, un riposizionamento del
nostro sistema produttivo.
Auspico, infine, che l’Internazionalizzazione possa divenire
la strategia promozionale di ciascuna Regione. Le sfide, per realizzare ciò,
tendono a fare scelte che mirino a rafforzare la competitività e a valorizzare
le imprese e il lavoro. Questa visione, della evoluzione delle relazioni internazionali
e la volontà di individuare un approccio nuovo per valorizzare e promuovere
la presenza degli italiani all’estero, impone l’individuazione di regolamenti
regionali atti a dare efficacia e dinamismo al coordinamento delle attività
di diffusione, di informazione, di assistenza alle imprese con la previsione
della collaborazione degli italiani nel mondo.
Trasformare finalmente il fenomeno della emigrazione
in una grande risorsa appare un progetto ambizioso che dovrà essere perseguito
anche con uno sforzo di fantasia e di immaginazione: tuttavia non vi è dubbio
che per consolidare e realizzare qualsiasi iniziativa sono necessari investimenti,
sia pubblici che privati. Questi ultimi saranno tanto più incoraggiati quanto
maggiore sarà il ritorno in termine di penetrazione nei mercati e diffusione
del Made in Italy. In presenza di situazioni di particolare
vivacità le reazioni debbono essere estremamente rapide: canalizzare informazioni,
coinvolgere istituzioni, mettere a confronto partners possibili, diventa una scommessa vincente.
Il miglioramento di strutture regionali, temporanee o
in alcuni casi anche permanenti, che, senza sostituirsi a quelle ufficiali,
ne sappiano tuttavia integrare l’azione, evitando inutili protagonismi e sovrapposizioni
non coordinate ad altre istituzioni, deve essere attentamente analizzata affinché
divengano efficaci strumenti di conoscenza e di politica estera di ispirazione
civile.
Occorre pertanto investire in formazione per aumentare
la dotazione di capitale umano di tali territori, chiave di ogni futura ricchezza
e benessere sociale. Su questo punto occorre che le Regioni insistano, con politiche
più incisive e mirate per far crescere il livello di reddito, di consumi e della
qualità della vita.
Porre in essere un’efficace politica di formazione significa
innescare un circolo virtuoso che si riflette sull’intero sistema in una logica
di trasferimento di conoscenze, informazioni, capacità tecniche, organizzative,
manageriali e di marketing. Viceversa l’insufficiente disponibilità di capitale
umano, altamente qualificato, spinge il sistema produttivo a ripiegare su prodotti
a basso valore aggiunto tentando una impossibile competizione sui costi ed avviando
così un processo di declino ed impoverimento economico e professionale. Gli
investimenti produttivi si sviluppano spontaneamente una volta fertilizzato
il territorio. Il benessere di un territorio è dunque determinato dalla capacità
di accrescere ed utilizzare al meglio il potenziale delle persone, dalla capacità
di diffondere la conoscenza e l’innovazione. Alle Regioni spetta il compito
di governare tale processo preservando e valorizzando le diversità, attraverso
un’interpretazione lungimirante delle esigenze dei singoli territori.
Non deve sfuggire infatti che la formazione all’estero
non può essere intesa come una concessione, ma un investimento, che i corsi
sono un primo anello nel processo di internazionalizzazione, poiché promuovono
nelle nuove generazioni delle nostre comunità una risorsa umana qualificata
ed idonea ad intraprendere attività produttive all’interno del “Sistema Italia”;
così come attraverso attività formative e possibile recuperare al processo produttivo
le persone che ne siano state espulse per ristrutturazioni e variazioni del
prodotto finale. Del resto le prime notizie sui corsi di formazione di cui al
bando n. 1 del 2007 sono a tal senso confortanti. È infatti tramite la formazione
delle giovani generazioni di discendenti italiani nel mondo che si mantiene
vivo il legame con l’altra Italia, costruendo al tempo stesso interessanti opportunità
di partnership future anche sul fronte commerciale.
Vorrei infine concludere con un ultimo dolente capitolo,
quello della Cooperazione. Un capitolo che richiede solida concretezza e concentrazione
degli sforzi, capacità di coordinamento e chiarezza degli obiettivi. Combattere
fame e malattie, contribuire a migliorare condizioni di vita sub-umane, sono
traguardi da perseguire con continuità, tenacia e modestia.
A volo di uccello sono stati indicati punti e problematiche
meritevoli di attenzione: essi richiedono il confronto di normative esistenti,
la loro armonizzazione, il coordinamento delle azioni e forse nuove iniziative
legislative. (Franco Santellocco*/
* Presidente
V Commissione (Formazione, Impresa, Lavoro e Cooperazione) del CGIE