INFORM - N. 198 - 25 ottobre 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Il sottosegretario Mantica su riforma del voto all’estero, congresso dei consoli onorari e indagine conoscitiva sulla rete consolare

“Sulle modalità di aggiornamento dell’Aire, sulla scelta fra voto per corrispondenza e in loco e sullo scrutinio delle schede in Italia il Governo vorrebbe aprire un dibattito fra le forze politiche per trovare un punto di incontro”

 

ROMA –  Il mese di ottobre ha visto lo svolgimento di alcuni eventi che direttamente o indirettamente sono di interesse per i nostri connazionali nel mondo. Ha infatti avuto luogo a Zagabria il VII Congresso internazionale dell’Unione dei Consoli Onorari d’Italia nel Mondo, mentre alla Farnesina si è riunita la Commissione nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all’Estero. Va inoltre ricordato che mancano ormai pochi giorni  alla Conferenza dei Protagonisti Italiani nel mondo che si svolgerà a Codroipo (Udine) negli ultimi giorni di ottobre. Per saperne di più su queste iniziative, senza dimenticare tematiche politiche di estrema rilevanza per i nostri connazionali nel mondo come ad esempio la riforma tecnica del voto all’estero, abbiano rivolto alcune domande al sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica.

Si è svolto a Zagabria il VII Congresso internazionale dell’Unione dei Consoli Onorari d’Italia nel Mondo. A lei è stata affidata la relazione introduttiva. Cosa può dirci in proposito?

E’ stato un incontro molto positivo. Secondo il governo la struttura dei consoli onorari va rivitalizzata affinché possa svolgere un ruolo fondamentale soprattutto in questo momento in cui stiamo razionalizzando la rete consolare e quindi sarà necessario qualche console onorario in più. Noi abbiamo quasi 500 posti da console onorario anche se al momento sono occupati solo 300. Alla luce di ciò da parte del governo vi è l’intenzione di procedere ad una revisione  degli incarichi. E’ inoltre molto importante la nomina a presidente onorario dell’Ucoim dell’ambasciatore Marsili. Un diplomatico di grande esperienza a cui noi affidiamo l’incarico di tenere i contatti con i consoli onorari italiani nel mondo. Quindi direi un incontro positivo di rilancio di una struttura che vede molte persone nel mondo che svolgono un grande ruolo solo per amore verso l’Italia.

Nei primi giorni di ottobre si è riunita a Roma la Commissione nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all’Estero. Quali indicazioni sono emerse?

Noi abbiamo soprattutto ragionato sulla celebrazione del 150 anniversario dell’Unità d’Italia. E’ stato presentato il progetto legato al museo dell’emigrazione,  peraltro già conosciuto,  che  prevede la diffusione della storia dell’emigrazione in tutti i paesi del mondo dove vi sono forti comunità italiane. Faremo questo con una serie di manifestazioni organizzate preventivamente dall’Italia. Si è poi parlato del lancio dell’iniziativa, del responsabile del padiglione italiano alla Biennale di Venezia Vittorio Sgarbi, che si prefigge di valorizzare l’eccellenza italiana nel mondo nel campo dell’arte attraverso l’organizzazione di mostre, diciamo delle piccole biennali, nei paesi dove c’è una forte comunità italiana con una selezione delle opere degli artisti italiani e di origine italiana di quel territorio. L’obiettivo finale, ma la decisione spetta alla Commissione della Biennale di Venezia, è quello di esporre all’interno del padiglione italiano le migliori opere selezionate.  

Al recente convegno della Fiera del Levante di Bari, lei ha sottolineato l’importanza primaria per l’Italia e l’Unione Europea del progetto della Macro Regione Adriatico  -  Ionica . Può spiegarci questo concetto? 

Storicamente la politica estera italiana ha sempre guardato con interesse a Est. Un flusso di attenzione verso i Balcani, che si estende anche alla Turchia, ai paesi del Medio Oriente fino all’India e alla Cina,  che politicamente è ancora oggi importante, magari in senso inverso, visto l’attuale ruolo della Cina nel mondo come grande produttore mondiale di tutti i beni manifatturieri. Siamo nel Mediterraneo e i Balcani, che hanno nella  Grecia la loro punta estrema, sono una penisola protesa in questo mare. Tutto questo è a nord del Canale di Suez e quindi in termini tecnici rappresenta lo sbocco naturale di tutto quello che è il traffico tra l’Asia e l’Europa. Noi con la Macro Regione Adriatico- Ionica, che vuol dire l’Italia più i Paesi dei Balcani occidentali, Grecia compresa, ci proponiamo  di rendere più efficienti gli strumenti e le infrastrutture di questa area. Un ammodernamento necessario per questa realtà strategicamente fondamentale che vuole diventare punto di riferimento anche per quanto riguarda l’ingresso verso gli importanti paesi dell’Europa centrale. Tutto questo a noi italiani è necessario per lo sviluppo verso Est. Le coste dell’ex Jugoslavia sono a poche centinaia di chilometri dalle coste italiane e quindi fanno parte della nostra realtà. Abbiamo anche problemi di sicurezza e di stabilità in quell’area che da noi hanno ripercussioni per quanto riguarda la criminalità organizzata, con relativi traffici di droga, di persone e di immigrati clandestini. Quindi credo che sia giusto porre fra le priorità della politica estera italiana questa attenzione ai Balcani occidentali e le relative opportunità offerte dalla organizzazione della Macro Regione Adriatico Ionica con l’auspicio che anche la Serbia, l’Albania e il Montenegro e la Bosnia Erzegovina arrivino al più presto in Europa.  

In settembre si è parlato della necessità di trovare un accordo fra maggioranza ed opposizione per migliorare il voto all’estero e dell’avvio di consultazioni preventive per il rapido raggiungimento di questo obiettivo. A che punto è questo percorso e quali sono a suo giudizio le modifiche più urgenti da apportare alla legge attuativa dell’esercizio del voto all’estero?

Questo è un discorso parlamentare. Il Governo, attraverso il presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato Carlo Vizzini, ha pregato il senatore Malan, che è il relatore di tutte le proposte di legge giacenti in Commissione sulla modifica del voto degli italiani all’estero, di contattare gli esponenti dei partiti che rappresentano gli italiani nel mondo per ascoltare sulla questione il loro parere. Anche se bisogna dire che molti di questi partiti attraverso proposte di legge hanno già espresso i loro orientamenti. Ovviamente il Governo ha posto i suoi paletti, cioè non si parla di modificare le circoscrizioni che rimangono quelle odierne;  non si parla di modificare l’attuale numero dei parlamentari; non si parla di cambiare il sistema elettorale che rimane con il voto di preferenza che per l’estero è previsto e in Italia non c’è. Bisogna invece porre l’attenzione sulle le modalità e le tecniche di voto all’estero.

Ovviamente ci sono due prospettive. La prima è quella di elezioni anticipate o di qualunque consultazione possa avvenire prima della fine della legislatura. In questo caso il problema è quello di vedere, nei brevissimi tempi che normalmente restano tra l’eventuale indizione delle elezioni e lo svolgimento delle consultazioni anticipate, cosa possa essere  modificato dell’attuale sistema. Nella seconda prospettiva invece, nel caso  dovessimo ragionare al 2013,  avremo la possibilità di fare sulla materia un discorso organico. Io credo che vi siano tre punti in discussione. Il primo è l’Aire, in cui sono iscritti gli aventi diritto al voto, che così com’è non funziona in quanto, mancando allo stato attuale sanzioni che incentivino alla registrazioni i connazionali che vivono all’estero,  non sempre può essere aggiornata in maniera costante. Quindi nel tempo bisognerà trovare il modo per far si che perlomeno chi ha diritto di voto si iscriva all’Aire. Altro elemento in discussione è quello della scelta fra voto per corrispondenza e il voto in loco presso le sedi diplomatiche e consolari italiane all’estero. Il terzo aspetto è quello dello scrutinio delle schede in Italia che in passato ha creato non poche turbative. Quindi su queste tre questioni, necessariamente non tutte assieme, il Governo vorrebbe aprire un dibattito fra le forze politiche in Parlamento per capire qual è il punto di incontro.  

Ci può dare ulteriori precisazioni sulla dicotomia fra voto in loco e per corrispondenza?

Quando fu varata la legge si scelse il voto per corrispondenza che devo dire, lo affermo con grande rispetto, appare un po’ una forzatura. Normalmente infatti non si inseguono gli elettori ma sono questi che manifestano, come avviene in molti paesi del mondo dagli Stati Uniti alla Francia, la loro intenzione di votare. Cioè tutti hanno il diritto al voto ma poi in qualche modo lo devi far sapere se intendi esercitare tale diritto. Allora se c’è questa manifestazione di voto si può votare per corrispondenza o presso i seggi in quanto la differenza fra i due sistemi, nel campo della trasparenza e della segretezza del suffragio, si riduce di molto. Per il voto per corrispondenza va anche ricordato che in molti paesi questo sistema ha certamente dato origine ad alcune devianze rispetto alla norma, usiamo questa espressione, che tutti hanno notato e che quindi in qualche modo vanno corrette. In Belgio, ad esempio, per il rinnovo dei Comites i plichi sono stati spediti  attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno, in modo che solo il destinatario della scheda potesse ritirarlo. Però mi pare molto difficile che questo sistema possa essere applicato all’intero corpo elettorale degli italiani all’estero. In questo ambito bisogna poi tenere conto del fatto che spesso noi non abbiamo l’approvazione degli Stati, per esempio in Canada e in Australia, allo svolgimento in loco di votazioni in maniera palese. Occorre quindi un  modulo di voto che rispetti anche i vari paesi di residenza degli italiani. E’ anche per questo che il governo vuole ascoltare il parere di chi ha vissuto l’esperienza  delle elezioni all’estero. In ogni caso il voto per corrispondenza a noi sembra preferibile, anche se però, di fronte ai numerosi equivoci che sono nati con questo sistema, non è esclusa l’opzione del voto presso i seggi, visto che per le consultazione europee è già prevista la possibilità di esprimere il suffragio presso i consolati o le nostre ambasciate.    

 La Commissione Esteri del Senato ha detto sì all’indagine conoscitiva sulla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare, sull’adeguatezza e sull’utilizzo delle dotazioni organiche e di bilancio del Mae. Cosa ci può dire in proposito? 

Questa indagine è stata suggerita dal senatore del Pd Claudio Micheloni, eletto in Europa, che poi su questo argomento ha rilasciato alcune dichiarazioni che a mio giudizio non sono corrispondenti al vero.  Questo mi dispiace molto perché poi alla fine l’indagine conoscitiva è nata per volontà della maggioranza che era nelle condizioni di respingere la richiesta di Micheloni. In quell’ambito abbiamo convenuto che l’indagine poteva avere luogo ma ad alcune condizioni. Per prima cosa questa indagine riguarda solo le strutture e le risorse della rete consolare, che ovviamente è una parte della rete italiana all’estero che si sviluppa anche attraverso le ambasciate e gli Istituti di Cultura. Si è anche detto che questa indagine è in rapporto diretto con il ministero degli Esteri e quindi possono essere ascoltate dalla Commissione Esteri del Senato solo le parti politiche del Mae e quindi il ministro, i sottosegretari e il segretario generale. Non si può invece pensare di indagare all’interno del ministero perché questo non è un compito della Commissione.

Quindi, a differenza da quanto dichiarato da Micheloni, non sono previste visite ai consolati o audizioni dei consoli.  Questo non è assolutamente previsto, né voluto dalla maggioranza e dal governo. Per realizzare una fotografia attenta di quelle che sono le strutture, le risorse ma anche i servizi dei consolati il governo ha chiesto la convocazione di un incontro fra i funzionari del Mae e della Commissione parlamentare per stabilire le norme di linguaggio dell’indagine conoscitiva, cioè per capire come sono i bilanci dei consolati, cosa significano e qual è la natura delle singole voci. In questo ambito va inoltre ricordato che le proprietà demaniali dipendono dal ministero dell’Economia e delle Finanze e non dal ministero degli Esteri che su questo punto è quindi impossibilitato a dare dati che non sono in suo possesso. Questo sarà un limite dell’indagine a meno che la Commissione Esteri non decida di coinvolgere nell’iniziativa anche la Commissione Bilancio e quindi il ministero dell’Economia e delle Finanze. Una volta concordata la norma di linguaggio, e cioè le cose di cui parliamo e che vengono chieste, il Mae fornirà con la massima trasparenza tutto quello che richiederà la Commissione a cui spetterà il compito di trarre le sue conclusioni. Va comunque ricordato, come ho fatto in Commissione a chi chiedeva di discutere dell’utilizzo delle risorse, che per questo in Italia esiste la Corte dei Conti, ovvero la magistratura amministrativa. In ogni caso se l’obiettivo dell’indagine è quello di rafforzare le strutture del ministero degli Esteri ben venga. Questo è lo spirito con cui la maggioranza ha accolto la proposta di Micheloni.

Il 28 e 29 ottobre a Codroipo (Udine) lei parteciperà alla Conferenza dei Protagonisti Italiani nel Mondo. Cosa ci può anticipare su questo evento?

Questo è un convegno fortemente voluto dal Governo che riguarda le  eccellenze italiane nel mondo. Il che vuol dire che parteciperanno sia persone di seconda e terza generazione che hanno avuto successo nel tradizionale contesto dell’emigrazione italiana, sia soggetti che dal nostro paese si sono recati all’estero in una logica diversa dal passato ad esempio come amministratori delegati di grandi aziende o professori universitari.  Persone cioè che non sono espressione tipica delle nostre comunità all’estero. Due realtà diverse che, se messe assieme, rappresentano i punti di riferimento dell’italianità nel mondo. Ci prefiggiamo dunque di farli ragionare insieme, cercando di capire attraverso di loro cosa possiamo fare per rafforzare l’immagine di un Italia che è data dagli italiani in patria e dai connazionali nel mondo.  Durante la prima giornata del convegno presenteremo inoltre  alcune eccellenze del nostro paese come ad esempio il nostro modello di peacekeeping,  che è sicuramente molto più  apprezzato nel mondo, di quanto lo sia nel nostro paese, e l’Unità di Crisi. Un sistema, gestito dal ministero degli Esteri, che ha fatto apprezzare l’Italia nel mondo nei momenti di emergenza e che spesso aiuta anche altri paesi che si trovano in difficoltà. Presenteremo inoltre una serie di giovanissimi che hanno ottenuto successi internazionali, pur abitando e lavorando in Italia. In definitiva affiancheremo dunque le eccellenze italiane nate nel nostro paese e quelle italiane nel mondo, cercando di dare del nostro sistema paese un’immagine fortemente positiva e propositiva. (Goffredo Morgia- Inform)   


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