INFORM - N.197 - 22 ottobre 2010


CULTURA

Nell’ambito di Ruhr 2010-Capitale europea della cultura la manifestazione “Poesia e integrazione in Europa” organizzata dal Comites di Dortmund

Ruhr, amate sponde…

 

BOCHUM - Il 2 ottobre scorso nell’ambito di Ruhr 2010 – Capitale europea della cultura - si è tenuta la manifestazione “Poesia e integrazione in Europa” organizzata dal Comites di Dortmund.

A Fröndenberg, sulle rive del fiume Ruhr, «si vivono avvenimenti impensabili». Ne sono testimone, sin dal 1978. L’ultimo è di queste settimane: Poesie & Integration in Europa, ennesimo evento sulle rive d’un fiume che è storia e mito di tutta una Regione.

A chi mi chiede: «Che succede a Fröndenberg? », rispondo che in questa cittadina, distesa tra colline e campi fradici di pioggia, il cui profilo è segnato da querce e pini, tigli, faggi e pioppi puntuti e la mitica Ruhr sembra un pigro corso d’acqua, molto diverso dal fiume carico di storia che taglia nettamente una Regione che molto gli deve, «si vivono avvenimenti impensabili». Ne sono testimone, sin dal 1978. L’ultimo è di queste settimane: Poesie & Integration in Europa. Lontano dalle acque del Po, Arno, Tevere e Adige. Non sulle sponde del Reno, del Meno, dell’Elba o del Danubio. Ma sulla riva d’un fiume che ha cambiato la storia di tutta una regione e visto, negli ultimi due secoli, milioni di stranieri occupati nei cantieri, altiforni e miniere. Nel Kulturzentrum Ruhraue, luogo nel passato destinato alla lavorazione del metallo, ora chiamato ad ospitare musica e voci, suoni e immagini, è andata in scena Poesia & Integrazione in Europa.

Proprio Poesia & Integrazione. In un momento in cui parlare di Poesia sembra la cosa più astrusa del pianeta. E l’Integrazione (forse vocabolo dell’anno) è sulla bocca di tutti, vuoi a causa di Thilo Sarrazin, vuoi per la scoperta (da parte di politici d’ogni colore) che l’inserimento sociale, culturale ed economico delle minoranze etniche è elemento fondamentale per lo sviluppo d’un Paese d’immigrazione, soprattutto quando si tratta della locomotiva d’Europa.

A Fröndenberg succede che, da alcuni decenni, letteratura e impegno civile abbiano uno spazio, volti, nomi e cognomi e voce. Quasi un programma che rispecchia come «all’interno della comunità italiana in Germania si sia radicato, nel corso degli ultimi quarant’anni, un gruppo di poeti che contribuisce in modo fondamentale all’integrazione, occupandosi incessantemente dell’attualità e dei cambiamenti della e nella società. Chi scrive in italiano fuori della terra d’origine, apre la lingua e la tradizione italiana alla realtà europea. Chi scrive nella lingua del posto fa il lavoro inverso: introduce contenuti tedeschi nella realtà europea», com’è stato scritto e detto in apertura della manifestazione.

Per l’evento «Ruhr capitale europea della cultura 2010», Gino Chiellino, Franco Biondi, Giuseppe Giambusso e Marcella Continanza hanno presentato alcune loro opere, dando voce a un percorso creativo pluridecennale non privo di spine. La sala è stracolma, con ospiti giunti da Dortmund, Düsseldorf e Colonia. Miracolo della Poesia? O desiderio che simili offerte si ripetano? Forse la ricerca di mettere a fuoco il nostro percorso in un Paese dove l’Integrazione è stata ed è una conquista lunga e dolorosa. Forse parlare di noi stessi ci aiuta a conoscerci, a non dimenticare ciò che eravamo, chi siamo e dove andiamo.

Durante l’evento, sono riandato a Ines Bellati-Ritzenhoff, poetessa di origine mantovana che vive poco lontano da Fröndenberg. In Literarische Richter scrive: Poetische Freiheit! / schreien sie / und verbieten Wörter / wie: / Sehnsucht. Di „nostalgia“ è imbevuta la serata. Di quel desiderio di luoghi e tempo, persone e oggetti, rumori, sapori e silenzi che non appartiene solamente al passato, ma è parte del nostro presente. Un crogiolo dell’anima, dove si amalgamano nuovi spazi e lingue, persone e oggetti, rumori, sapori e silenzi, gioie e sofferenze. Ciò che sarà il nostro futuro.

Di Sehnsucht si veste l’evento. Gino Chiellino, autore di origine calabrese che vive e insegna a Augsburg, impegnato da sempre, con le sue opere ed esempio, a rendere vivibile la nuova Heimat (ad inseminarla, quasi, con i semi vitali protetti dalla memoria), legge da Paesaggio di persone e giorni (Landschaft aus Menschen und Tagen, Carl Hanser Verlag 2010) e racconta un viaggio che attraversa, oltre che il tempo e lo spazio, tre lingue: il calabrese, l’italiano e il tedesco (ma nella trama della lingua compare anche la forza delle lingue “morte”). Persone e oggetti, paesaggi e luci e ombre, odori e gusti. Il laboratorio del mastro falegname, abbandonato, è protetto dal sambuco e dal biancospino. Una nostalgia divenuta mito e che impregna la quotidianità dell’autore calabrese, pronto a “vivere” la nuova lingua, assediato dalla memoria, dove ogni parola, tessuta sul “telaio” materno, è Alfa e Omega. Humus del dolore e della gioia quotidiana.

Di Sehnsucht grondano i brani tratti dagli inediti Taccuini di Marcella Continanza, lucana residente a Francoforte, giornalista e organizzatrice di eventi culturali, incontri con autrici italiane e tavole rotonde sul voto all’estero, la doppia cittadinanza. Ideatrice del Francoforte Festival Poesia Europea e fondatrice della rivista CLIC Donne 2000. Le immagini e la memoria della scrittrice lucana si muovono tra Mediterraneo e Mittel-Europa, tra il Meno e la Senna. I suoi passi risuonano sull’asfalto di una Parigi dove, simili alle ombre, appaiono i maestri della poesia che è all’origine della lirica del Novecento. Ella sembra richiamarli a nuova vita e il timbro della sua voce li racchiude nel bozzolo d’una struggente nostalgia, plasmando tensione e ricerca senza fine.

Franco Biondi, autore di origine forlivese, fermatosi a Hanau in quel di Francoforte dove ha operato come psicologo, è con Chiellino tra i più tenaci scrittori e poeti di origine italiana che, nel corso degli anni, ha scelto la lingua del Paese che lo accettò a metà degli anni Sessanta del secolo scorso, per esprimere ciò che il cuore e i sensi gli offrivano quotidianamente. Il titolo di una sua poesia Niemand wird mich zum Metallstück machen (in Zu Hause in der Fremde 1984, pag. 57) era già un programma. Poeta, narratore e saggista che “avanzando” “rincula”, scopre “una casa estranea” e che, recita, “nell’eguaglianza di una nuova Europa / permane la differenza”. Il tutto (apparentemente) senza rammarico. Ma con nostalgia e fermezza.

Giuseppe Giambusso, vive e opera a Fröndenberg. Attraverso la poesia, cerca pazientemente di ordinare l’esperienza di chi, volente o nolente, fu costretto a sbarcare su lidi stranieri. Poeta d’origine siciliana, presenta Ratumem, il breve poema in IX quadri, finale di Quando passa il ramarro (Dresda, 2008), dove elementi metaforici e figurativi rimandano al Cantico dei Cantici, all’epica greca e medievale, visionaria e sensuale, per celebrare il momento d’amore (interculturale) dopo tanto errare muto. Ratumem, luogo del mito. Sito favoloso. Città utopica e ideale, eretta da una Sehnsucht mediterranea e nordica, dove l’amore prende forma e le lingue e le culture, come le religioni, s’incontrano e s’impastano. E il ramarro mira il Sole in attesa della dea dei cieli notturni.

Poesia & Integrazione in Europa è stato questo e tant’altro. Poesie & Integration in Europa ha ridato voce ai milioni di italiani che vissero e vivono nell’area di lingua e cultura tedesca. Poesia & Integrazione in Europa: un preludio al prossimo 150° anniversario dell’Unità Italiana da celebrarsi in Germania, dove le voci e le immagini degli autori e delle autrici potrebbero trasformarsi in un coro?

Poesia & Integrazione in Europa, evento organizzato dal Comites e dal Consolato d’Italia di Dortmund, dalla Auslandgesellschaft Nord Reno Vestfalia, dall’Istituto Italiano di Cultura di Colonia, dall’Associazione culturale italo-tedesca di Unna, da Ruhr 2010 e da alcuni sponsor privati, dimostra la vitalità della lirica generata dalla comunità italiana e da chi ha scommesso nell’Integrazione e nella «crescita altrove». Fröndenberg (in attesa che avvenimenti simili si ripetano per un confronto diretto con la comunità italiana e con i cittadini di altra lingua e cultura) ci insegna che è possibile aprirsi a temi (e lingue e culture) che «vanno al di là della quotidianità e mirano a marcare un’impronta indelebile sulla strada dell’Integrazione».(Luigi Rossi,Bochum/Inform)

www.luigi-rossi.com

 

 


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