CULTURA
Nell’ambito
di Ruhr 2010-Capitale europea della cultura la manifestazione “Poesia e integrazione
in Europa” organizzata dal Comites di Dortmund
Ruhr, amate sponde…
BOCHUM - Il 2 ottobre scorso nell’ambito di Ruhr 2010
– Capitale europea della cultura - si è tenuta la manifestazione “Poesia e integrazione
in Europa” organizzata dal Comites di Dortmund.
A Fröndenberg, sulle rive del
fiume Ruhr, «si vivono avvenimenti impensabili». Ne sono testimone, sin dal
1978. L’ultimo è di queste settimane: Poesie & Integration
in Europa, ennesimo evento sulle rive d’un fiume che è storia e mito di tutta
una Regione.
A chi mi chiede: «Che succede a Fröndenberg?
», rispondo che in questa cittadina, distesa tra colline e campi fradici di
pioggia, il cui profilo è segnato da querce e pini, tigli, faggi e pioppi puntuti
e la mitica Ruhr sembra un pigro corso d’acqua, molto diverso dal fiume carico
di storia che taglia nettamente una Regione che molto gli deve, «si vivono avvenimenti
impensabili». Ne sono testimone, sin dal 1978. L’ultimo è di queste settimane:
Poesie & Integration in Europa. Lontano dalle
acque del Po, Arno, Tevere e Adige. Non sulle sponde del Reno, del Meno, dell’Elba
o del Danubio. Ma sulla riva d’un fiume che ha cambiato la storia di tutta una
regione e visto, negli ultimi due secoli, milioni di stranieri occupati nei
cantieri, altiforni e miniere. Nel Kulturzentrum Ruhraue,
luogo nel passato destinato alla lavorazione del metallo, ora chiamato ad ospitare
musica e voci, suoni e immagini, è andata in scena Poesia & Integrazione
in Europa.
Proprio Poesia & Integrazione. In un momento in cui
parlare di Poesia sembra la cosa più astrusa del pianeta. E l’Integrazione (forse
vocabolo dell’anno) è sulla bocca di tutti, vuoi a causa di Thilo Sarrazin, vuoi per la scoperta
(da parte di politici d’ogni colore) che l’inserimento sociale, culturale ed
economico delle minoranze etniche è elemento fondamentale per lo sviluppo d’un
Paese d’immigrazione, soprattutto quando si tratta della locomotiva d’Europa.
A Fröndenberg succede che,
da alcuni decenni, letteratura e impegno civile abbiano uno spazio, volti, nomi
e cognomi e voce. Quasi un programma che rispecchia come «all’interno della
comunità italiana in Germania si sia radicato, nel corso degli ultimi quarant’anni,
un gruppo di poeti che contribuisce in modo fondamentale all’integrazione, occupandosi
incessantemente dell’attualità e dei cambiamenti della e nella società. Chi
scrive in italiano fuori della terra d’origine, apre la lingua e la tradizione
italiana alla realtà europea. Chi scrive nella lingua del posto fa il lavoro
inverso: introduce contenuti tedeschi nella realtà europea», com’è stato scritto
e detto in apertura della manifestazione.
Per l’evento «Ruhr capitale europea della cultura 2010»,
Gino Chiellino, Franco Biondi, Giuseppe Giambusso e Marcella Continanza
hanno presentato alcune loro opere, dando voce a un percorso creativo pluridecennale
non privo di spine. La sala è stracolma, con ospiti giunti da Dortmund, Düsseldorf
e Colonia. Miracolo della Poesia? O desiderio che simili offerte si ripetano?
Forse la ricerca di mettere a fuoco il nostro percorso in un Paese dove l’Integrazione
è stata ed è una conquista lunga e dolorosa. Forse parlare di noi stessi ci
aiuta a conoscerci, a non dimenticare ciò che eravamo, chi siamo e dove andiamo.
Durante l’evento, sono riandato a Ines Bellati-Ritzenhoff, poetessa di origine mantovana che vive
poco lontano da Fröndenberg. In Literarische
Richter scrive: Poetische Freiheit!
/ schreien sie / und verbieten Wörter / wie: / Sehnsucht. Di „nostalgia“ è imbevuta la serata. Di quel desiderio di luoghi
e tempo, persone e oggetti, rumori, sapori e silenzi che non appartiene solamente
al passato, ma è parte del nostro presente. Un crogiolo dell’anima, dove si
amalgamano nuovi spazi e lingue, persone e oggetti, rumori, sapori e silenzi,
gioie e sofferenze. Ciò che sarà il nostro futuro.
Di Sehnsucht si veste l’evento.
Gino Chiellino, autore di origine calabrese che vive
e insegna a Augsburg, impegnato da sempre, con le
sue opere ed esempio, a rendere vivibile la nuova Heimat
(ad inseminarla, quasi, con i semi vitali protetti dalla memoria), legge da
Paesaggio di persone e giorni (Landschaft aus Menschen und Tagen, Carl Hanser Verlag 2010) e racconta un viaggio che attraversa, oltre che
il tempo e lo spazio, tre lingue: il calabrese, l’italiano e il tedesco (ma
nella trama della lingua compare anche la forza delle lingue “morte”). Persone
e oggetti, paesaggi e luci e ombre, odori e gusti. Il laboratorio del mastro
falegname, abbandonato, è protetto dal sambuco e dal biancospino. Una nostalgia
divenuta mito e che impregna la quotidianità dell’autore calabrese, pronto a
“vivere” la nuova lingua, assediato dalla memoria, dove ogni parola, tessuta
sul “telaio” materno, è Alfa e Omega. Humus del dolore e della gioia quotidiana.
Di Sehnsucht grondano i brani
tratti dagli inediti Taccuini di Marcella Continanza,
lucana residente a Francoforte, giornalista e organizzatrice di eventi culturali,
incontri con autrici italiane e tavole rotonde sul voto all’estero, la doppia
cittadinanza. Ideatrice del Francoforte Festival Poesia Europea e fondatrice
della rivista CLIC Donne 2000. Le immagini e la memoria della scrittrice lucana
si muovono tra Mediterraneo e Mittel-Europa, tra il Meno e
Franco Biondi, autore di origine forlivese, fermatosi
a Hanau in quel di Francoforte dove ha operato come
psicologo, è con Chiellino tra i più tenaci scrittori
e poeti di origine italiana che, nel corso degli anni, ha scelto la lingua del
Paese che lo accettò a metà degli anni Sessanta del secolo scorso, per esprimere
ciò che il cuore e i sensi gli offrivano quotidianamente. Il titolo di una sua
poesia Niemand wird mich
zum Metallstück machen (in Zu Hause in der
Fremde 1984, pag. 57) era già un programma. Poeta,
narratore e saggista che “avanzando” “rincula”, scopre “una casa estranea” e
che, recita, “nell’eguaglianza di una nuova Europa / permane la differenza”.
Il tutto (apparentemente) senza rammarico. Ma con nostalgia e fermezza.
Giuseppe Giambusso, vive e
opera a Fröndenberg. Attraverso la poesia, cerca pazientemente
di ordinare l’esperienza di chi, volente o nolente, fu costretto a sbarcare
su lidi stranieri. Poeta d’origine siciliana, presenta Ratumem, il breve poema in IX quadri, finale di Quando passa
il ramarro (Dresda, 2008), dove elementi metaforici e figurativi rimandano al
Cantico dei Cantici, all’epica greca e medievale, visionaria e sensuale, per
celebrare il momento d’amore (interculturale) dopo tanto errare muto. Ratumem,
luogo del mito. Sito favoloso. Città utopica e ideale, eretta da una Sehnsucht
mediterranea e nordica, dove l’amore prende forma e le lingue e le culture,
come le religioni, s’incontrano e s’impastano. E il ramarro mira il Sole in
attesa della dea dei cieli notturni.
Poesia & Integrazione in Europa è stato questo e
tant’altro. Poesie & Integration in Europa ha
ridato voce ai milioni di italiani che vissero e vivono nell’area di lingua
e cultura tedesca. Poesia & Integrazione in Europa: un preludio al prossimo
150° anniversario dell’Unità Italiana da celebrarsi in Germania, dove le voci
e le immagini degli autori e delle autrici potrebbero trasformarsi in un coro?
Poesia & Integrazione in Europa, evento organizzato
dal Comites e dal Consolato d’Italia di Dortmund,
dalla Auslandgesellschaft Nord Reno Vestfalia, dall’Istituto
Italiano di Cultura di Colonia, dall’Associazione culturale italo-tedesca
di Unna, da Ruhr 2010 e da alcuni sponsor privati, dimostra la vitalità della
lirica generata dalla comunità italiana e da chi ha scommesso nell’Integrazione
e nella «crescita altrove». Fröndenberg (in attesa
che avvenimenti simili si ripetano per un confronto diretto con la comunità
italiana e con i cittadini di altra lingua e cultura) ci insegna che è possibile
aprirsi a temi (e lingue e culture) che «vanno al di là della quotidianità e
mirano a marcare un’impronta indelebile sulla strada dell’Integrazione».(Luigi
Rossi,Bochum/