PARTITI
A Melbourne, il 16 ottobre
Il contributo di Marco Fedi all’assemblea nazionale dei
circoli Pd in Australia
“Battere la politica della distanza e la strategia del
distacco”
MELBOURNE - La costruzione del Partito democratico in Australia può avere successo solo coinvolgendo la collettività italiana che chiede di far parte di questo progetto politico: questa la consapevolezza alla base del contributo dato da Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, ai lavori dell’assemblea nazionale del partito svoltasi il 16 ottobre a Melbourne.
“Dobbiamo sconfiggere la “politica della distanza” e la strategia del “distacco” che hanno caratterizzato tutte le scelte del governo Berlusconi e della sua maggioranza – segnala Fedi, rilevando il contributo in questo senso che deputati e senatori eletti nella circoscrizione estero possono apportare.
“Sono ancora convinto che la rappresentanza diretta in Parlamento rappresenti uno strumento come pochi per avere voce e contribuire a conoscere meglio il mondo e le migrazioni – prosegue l’esponente Pd, pur segnalando di comprendere “le ragioni e le preoccupazioni di chi ha visto in questa legislatura risultati di segno opposto”. Per Fedi “non basta avere in Parlamento una rappresentanza direttamente eletta dagli italiani nel mondo se questa non viene accompagnata da consapevolezza, valorizzazione ed ascolto da parte del governo. Da parte di un governo – aggiunge il deputato del Pd - che invece ogni giorno sistematicamente svilisce il ruolo del Parlamento e rischia di creare condizioni di aperta conflittualità tra poteri dello Stato”.
“Il Pd deve riuscire a battere Berlusconi sul terreno della ‘buona politica’, con un progetto alternativo – chiarisce il parlamentare - che restituisca fiducia nella politica e nelle istituzioni, una proposta culturale e politica dall’opposizione che possa essere, domani, trasformata in coerente azione di governo”.
Non basta, dunque, per Fedi “l’anti-berlusconismo, ma un progetto culturale e politico, in cui le riforme, le proposte di legge e l’innovazione affianchino un rinnovamento della classe dirigente e un ammodernamento dello Stato”.
“E se tutti – si chiede l’esponente Pd, - maggioranze ed opposizioni delle ultime legislature, ammettessero di non essere riuscite a realizzare almeno tre riforme che richiedono un lavoro congiunto e bipartisan: le riforme istituzionali, la riforma elettorale ed il conflitto di interessi? E si ripartisse da ciò che può essere fatto insieme, subito, prima di ripartire con l’ordinario confronto maggioranza e opposizione? Un Paese diverso, l’altra Italia, è possibile”.
Un Paese diverso grazie ad una “politica per la piena cittadinanza” che, dal punto di vista degli italiani all’estero, ribadisce Fedi, significherebbe in concreto: “il definitivo superamento di ogni discriminazione nei confronti dei connazionali e delle comunità italiane nel mondo. Dall’esonero ICI sulla prima casa fino alla definitiva estensione delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia, dall’eliminazione di tasse e balzelli per i non residenti, incluse Tarsu e canone Rai, fino alla rete consolare con il giusto equilibrio tra personale di ruolo e personale a contratto e diritti e prerogative sindacali riconosciute e garantite a tutti”. Infine, sul fronte previdenziale e pensionistico, “pochi atti concreti per rendere efficiente e trasparente la verifica annuale dei redditi e per ridurre la formazione di indebiti che riteniamo andrebbero sanati a causa delle oggettive responsabilità dell’INPS. Un sistema di pagamento delle pensioni all’estero – aggiunge l’esponente Pd - che tuteli i più deboli e identifichi gli istituti di credito in base alla loro capacità di erogare servizi di qualità, sempre e dovunque”.
“Nei trenta mesi del governo Berlusconi la maggioranza è riuscita a tagliare ai minimi storici gli stanziamenti per gli italiani nel mondo - ricorda Fedi, - a distinguere fortemente gli italiani all’estero dagli italiani in Italia, senza approvare una sola riforma, allontanando nel tempo alcune delle importanti modifiche alla legge sulla cittadinanza e presentando una proposta di riforma di Comites e Cgie che non convince e non piace”.
Il parlamentare
segnala infine, pur in questo quadro di criticità, l’importanza delle celebrazioni
per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, “un momento di crescita in quest’ottica
di riavvicinamento, un racconto delle ragioni dell’Italia nel mondo, in ogni
modo e forma, che può far bene a chi in Italia vorrebbe creare muri e divisioni”.
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