RASSEGNA STAMPA
Da “
Viareggio, arrivata la salma di Daniele Franceschi. I familiari accusano ancora
La salma non è stata conservata in modo idoneo e mancano
tutti gli organi interni
VIAREGGIO - Daniele Franceschi
è tornato a casa, ma la verità sulle cause del decesso, avvenuto a fine agosto
nel carcere francese di Grasse, restano avvolte nel più fitto mistero. L’esame
superificiale necroscopico, effettuato ieri mattina all’obitorio
dell’ospedale Versilia dal medico legale Alessandro Grazzini, ha potuto offrire pochi spunti, in quanto il cadavere
è stato incredibilmente mal conservato (a temperature di + 4 gradi, invece che
a 22 sotto zero) ed è privo di qualsiasi organo interno.
Le autorità francesi sostengono che Daniele sia morto
a causa di un infarto, ma se non c’è il cuore, non è possibile stabilire adesso
se sia vero oppure no; se non ci sono polmoni, reni e milza, non è possibile
neppure verificare se i problemi siano eventualmente stati altrove. E perché
mai è stato necessario togliere anche le orbite oculari? L’unica cosa che è
stata possibile verificare è che non vi sono fratture ossee. Daniele ha però
rotta la cartilagine del naso, come disse sin dall’inizio la mamma Anna Cira Antignano nell’unica occasione
in cui per pochi secondi le fecero vedere una parte del viso di suo figlio.
Sorgono pertanto spontanei mille dubbi su come la vicenda
è stata gestita dalle autorità francese. Mille domande che rivolgono i familiari,
i loro legali, il sindaco di Viareggio. Domande che restano ancora senza una
risposta. Perché se d’infarto si è trattato, la salma non è mai stata fatta
vedere integralmente ai familiari? Perché il corpo non è stato conservato a
una temperatura idonea permettendo che si deteriorasse in modo inaccettabile?
Perché non c’è certezza sulla data del decesso (prima è stato detto il 24 agosto
e poi il giorno successivo) e perché sono state ripetutamente cambiate le versioni
dei fatti (era ancora vivo, no era già morto; era sdraiato con un giornale sul
volto, no era riverso a terra e così via).
Di un fatto la mamma è sicura. «Mio figlio — ribadisce
— non è morto d’infarto. Fosse stato infarto sarebbe morto subito, invece era
tre giorni che diceva di stare male. Non lo hanno ascoltato, non lo hanno curato,
hanno lasciato che morisse. Come un cane. Ma noi non ci daremo pace finché non
avremo scoperto la verità. E lo faremo con tutte le nostre forze. Lo facciamo
per lui, perché non si meritava questa fine, e non si meritava gli oltraggi
successivi alla sua morte».
La salma di Daniele Franceschi
è atterrata ieri mattina poco dopo le 11 all’aeroporto militare di Pisa a bordo
di un aereo militare messo a disposizione dalla Farnesina. Ad attendere l’areo, oltre ai parenti, c’era anche il sindaco Luca Lunardini. Il feretro è stato quindi trasferito all’obitorio
dell’ospedale Versilia con un carro funebre della Misericordia. E’ arrivato
a mezzogiorno e immediatamente è stato messo a disposizione del dottor Alessandro
Grazzini che ha effettuato una ricognizione esterna.
I familiari attendono adesso qualche giorno per capire se è il caso di effettuare
un esame più approfondito oppure no. Poi potranno finalmente celebrare i funerali.
(Paolo Di Grazia-La Nazione, 15 ottobre 2010)