CONVEGNI
Coordinamento
nazionale delle MCI in Svizzera in collaborazione con
“Essere Chiesa nel segno delle migrazioni”
BASILEA - La multiculturalità in Svizzera non è solo un principio tutelato dalla Costituzione elvetica. Nel preambolo leggiamo: “In nome di Dio Onnipotente, il popolo svizzero e i Cantoni... determinati a vivere la loro molteplicità nell’unità, nella considerazione e nel rispetto reciproci...”. Di fatto con l’arrivo sempre più consistente di immigrati di varie nazionalità, non è solo il volto della società ad essere notevolmente mutato. Il cambiamento è visibile anche nella composizione dei fedeli della chiesa cattolica e riformata. Non per nulla nelle riviste protestanti specializzate in missiologia (purtroppo si registra un silenzio allarmante in quelle cattoliche) il tema e il significato della presenza di immigrati è uno dei più dibattuti.
Alle fila dei fedeli locali si sono aggiunti cattolici provenienti da molte altre nazioni con manifestazioni religiose di pietà popolare, riti, modi di pregare ed esigenze legate alla loro cultura, tali da costituire una sfida di non poco conto, che obbliga le diocesi, le commissioni e le amministrazioni a proporre un pastorale che sia rispettosa della diversità e accomuni tutti nell’unica fede per non tradire il progetto di Dio Uno e Trino, che ha creato e ama la diversità.
La pastorale migratoria non è una pastorale temporanea, ma un ramo della pastorale ordinaria e pertanto deve far parte a pieno titolo del piano pastorale di una diocesi.
Il Coordinamento
nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera in collaborazione con
Il convegno è inteso come momento propedeutico per intraprendere con più vigore un cammino comune di ripensamento teologico-pastorale. Non si tratta di rincorrere nuove rivendicazioni, o soffermarsi su questioni di strutture da aprire e chiudere, di modelli nuovi da adottare, di finanze da condividere, ma di puntare su una riflessione sulla comunione e sulla cattolicità, che segni l’inizio di un modo di essere chiesa in Svizzera più conforme al piano di Dio.
Questa ricerca aiuterà il migrante a leggere in un’ottica di fede la sua esperienza di vita, scoprendovi una vocazione particolare all’interno della chiesa locale. Questa presenza, a sua volta, farà emergere, la necessità di intraprendere con maggiore coraggio la pastorale comunionale e l’urgenza di una cattolicità qualitativa. Questa funzione paradigmatica del migrante porta a cogliere la preziosa intuizione di un noto studioso di emigrazione quando afferma: "Non è la chiesa a salvare i migranti, ma sono i migranti a salvare la chiesa".
Per l’immediato futuro non si tratterà di un cammino facile e non mancheranno conflitti. Si tratta di ipotizzare una nuova road map insistendo non tanto sulle strutture, quanto piuttosto sulla pratica dell’ascolto reciproco, sulla messa in comune di doni, sulla spiritualità comunionale, sulla cattolicità qualitativa: un esercizio che non può essere solo di facciata, ma deve andare in profondità e coinvolgere tutti.
«Essere Chiesa
nel segno delle migrazioni» 25-28 ottobre 2010 Centre St. Francois, Delémont
Route du Vorbourg 4
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CSERPE Basilea, presidente commissione Scuola e Cultura del CGIE