RASSEGNA STAMPA
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“La Discussione” intervista al sottosegretario agli Affari Esteri
Mantica: “I Talebani? Un esercito da cui
difendersi”
ROMA - Il velo
dell’ipocrisia sulle missioni di pace Alfredo Mantica, sottosegretario agli
Esteri, l’ha sollevato da tempo: «Abbiamo bisogno di nuovi e più efficaci strumenti
d’attacco in Afghanistan – di
Un’azione
difensiva e preventiva, dunque, da realizzare, come ha annunciato il ministro
della Difesa La Russa, armando di bombe i nostri aerei?
La Russa ha aperto un dibattito importante, nel giorno della morte dei quattro alpini, incentrato sull’opportunità che la presenza del contingente italiano in Afghanistan debba prevedere mezzi d’attacco, o se la missione deve proseguire attraverso un cambio di strategia, se cioè dobbiamo programmare la nostra presenza in quell’area in maniera diversa. Finora, abbiamo portato avanti una linea di difesa a Herat, una zona nella quale le istituzioni funzionano più che in altre parti del Paese e dove gli italiani hanno anche un discreto rapporto con la popolazione locale, prova ne è che quando fanno i rastrellamenti gli alpini della brigata Julia spesso dormono nei villaggi. Si sentono, cioè, abbastanza sicuri. Recentemente, inoltre, il generale Petraeus (il comandante della missione Isaf in Afghanistan, ndr) ha avuto parole di elogio per il comportamento dei militari del nostro Paese. Adesso, però, è corretto affrontare il problema sotto il profilo politico, oltre che militare.
E rivolgersi
al Parlamento?
Sì, il Parlamento
è sovrano e il dibattito va affrontato in quella sede. Finora sono 34 le vittime
italiane in Afghanistan e, come ha detto giustamente Piero Fassino, responsabile
Esteri del Pd, si tratta di persone cadute tutte per attacchi talebani. Non
si può ignorare il fatto che questo esercito di professionisti del terrore si
sta spostando in maniera consistente dalle aree meridionali di Helmand e Farah,
dove agiscono i soldati americani ed inglesi, alla zona di nostra pertinenza,
quella di Herat. Si tratta di formazioni di combattenti che sono stati in grado
di piazzare un ordigno da oltre
Prego.
Dobbiamo tener conto dei tre capitoli dell’agenda dei Talebani: la jihad, ossia i combattenti per l’Islam, quella afghana che riguarda i cosiddetti “nazionalisti” che vogliono scacciare lo straniero e l’oppio, che rende quel Paese il maggior produttore al mondo e dove c’è molta gente che vuole tutelare questa ricchezza. Senza considerare attentamente questi tre fattori, ogni azione messa in campo in Afghanistan risulterebbe incompleta. (Simona D'Alessio- La Discussione, 12 ottobre 2010)
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