PARTITI
Nel Pd dibattito sull’immigrazione
Michele Schiavone (Svizzera): Dalle organizzazioni Pd
all’estero possono venire proposte e soluzioni normative per rendere il fenomeno
migratorio una risorsa
SAN GALLO - Il recente dibattito apertosi all’interno
del Partito Democratico sul fenomeno dell’immigrazione in Italia rischia di
produrre una sterile e inconcludente proposta programmatica se nella ricerca
di una proposta di governance attenta anche a soluzioni
sovranazionali, invece di perseguire una prospettiva di società aperta, liberale
e multietnica, il percorso di ricerca fosse affrontato sul terreno delle semplicistiche
risposte di sicurezza ed intolleranza messe in campo dal nostro governo per
afrrontare le difficoltà dell’oggi, che si presentano
sulla via dei numerosi migranti, che per molteplici ragioni scelgono di vivere
in un luogo diverso da quello d’origine.
Il fenomeno, del resto, non è solo italiano, ma investe
anche altri paesi europei esposti ai flussi migratori.
Il PD commetterebbe un errore esiziale se, al contrario
delle caratteristiche innate di una forza politica ispirata al perseguimento
del progresso civile, nella sua proposta inserisse scelte, paletti e steccati
dettati dalla ricerca immediata di consensi elettorali, cavalcando l’ondata
populista e discriminatoria che in questi ultimi lustri ha fatto le fortune
della Lega e che dilaga in Europa.
Né protezionismo, né buonismo, quanto meno repressione
o frontiere incondizionatamente aperte, ma una progressiva forma d’integrazione
e di riconoscimento dei diritti civili e sociali, di una normativa ordinaria
tale da far maturare nei nuovi cittadini stranieri, ospiti nel nostro Paese,
le forme di civismo necessarie per concorrere alla costruzione di un paese libero
e democratico e per avere il diritto alla cittadinanza.
Del resto sono questi i desideri che alimentano i sogni
dei cittadini italiani in giro per il mondo, siano essi di emigrazione storica
o di ultima generazione, e per non andar lontano da casa nostra anche di quelli
residenti a due passi, dall’altra parte del confine svizzero, dove da alcune
settimane una campagna pubblicitaria di manifesti panoramici, raffiguranti dei
topi italiani che minacciano di rosicchiare il formaggio Emmentaler svizzero, rivestono gli spazi pubblici delle città
ticinesi. Questo sentimento che sembrava circoscritto alle vallate dell’Emmentaler, narrate dalla penna di Geremias
Gotthelf, in cui le distese di verde continuano a
preservare lo spirito confederato e le pulsazioni più profonde di quel Paese,
sono scandite dal sole alpestre e dalle stelle alpine, che ispirano gli egoismi
sociali restii alla mescolanza e all’accettazione di simboli alieni alle culture
ancestrali, hanno raggiunto i centri metropolitani e le città sincronizzate
sulla perfezione tipica dei laboratori degli orologi e delle aziende chimiche.
Ancora una decina di giorni or sono, nell’ultimo dei tanti referendum svizzeri,
i cittadini di due cantoni hanno rifiutato ai cittadini stranieri residenti
in forma stabile, il diritto di partecipazione alle scelte amministrative locali
e cantonali.
L’allarmante spia di questi fenomeni nazionalisti dovrebbe
spingere il PD a tenere alta l’asticella della ricerca e della proposta normativa,
per esprimere inequivocabilmente, con convinzione, i principi sui quali dovrà
reggersi ed edificare la società italiana del futuro prossimo venturo, indicando
un discrimine con quanto avviene oggi nel nostro Paese. Una normativa che dovrebbe
aprire la strada alla responsabilizzazione di chi ha a cuore il futuro dell’Italia
favorendo – e non penalizzando, rendendolo più difficile – il diritto alla cittadinanza
e all’integrazione.
La fenomenologia espressa dal numero esorbitante di italiani
emigrati, il lavoro prodotto dalle numerose associazioni presenti nei paesi
di insediamento e dagli istituti di rappresentanza – tra questi il Consiglio
Generale degli Italiani all’Estero presieduto dal Ministro degli esteri – hanno
fornito materiale a sufficienza dal quale trarre indicazioni necessarie per
promuovere norme di comportamento e giuridiche capaci di apportare i correttivi
necessari all’attuale legge Bossi-Fini.
La stessa proposta di costituire un’agenzia europea affidata
a un commissario con delega per i cittadini europei residenti nei paesi diversi
da quello d’origine, su cui si è dibattuto a Palais
Matignon e a Palazzo Madama in due convegni presieduti
dai ministri italiani e francesi, rappresenta uno dei tanti tasselli che potrebbero
arricchire il mosaico di questa normativa che
ha urgente bisogno di esser riveduta. In questo dibattito
le organizzazioni del PD all’estero hanno già detto molto, molto ancora hanno
da dire e possono arricchire il dibattito pubblico se, come stiamo faticosamente
facendo, vengono messe in condizioni di portare, oltre alle testimonianze, anche
proposte e soluzioni normative utili a rendere il fenomeno migratorio non un
problema, ma una risorsa per i paesi di accoglienza. L’hanno già fatto nel mondo,
possono farlo anche in Italia. (Michele Schiavone*/
*Segretario Pd in Svizzera