EVENTI
La rivitalizzazione della Perdonanza Celestiniana
Nel 1983 il sindaco dell’Aquila, Tullio
de Rubeis, avviò la rinascita del primo Giubileo della cristianità
L’AQUILA - Sarebbe
molto da scrivere sulla Perdonanza Celestiniana, sulle singolarità che segnano
la nascita del primo Giubileo della cristianità, sancito dalla Bolla pontificia
di Celestino V, emanata il 29 settembre 1294 ad un mese esatto dalla sua incoronazione
papale nella basilica di Collemaggio. Come pure del privilegio gelosamente conservato
dalla Municipalità aquilana, in virtù del possesso della Bolla custodita nella
cappella della Torre civica, d’indire annualmente le celebrazioni della Perdonanza.
Lo faranno altri, certamente con maggior proprietà. A me preme invece richiamare
alla memoria, da testimone molto addentro ai fatti della Municipalità, circostanze
e vicende che riportarono
Occorre ricordare
che fino allo scadere degli anni Settanta del Novecento, dopo secoli di splendore
della Perdonanza, verso il giubileo celestiniano c’era stato per decenni disinteresse
e una scarsa attenzione degli Aquilani, quasi un appannamento della memoria
collettiva della comunità.
Il sindaco, Tullio de Rubeis, assecondò quegli sforzi. Ma la sua grande intuizione fu quella di promuovere un forte investimento culturale e civile nella “rivitalizzazione” della Perdonanza, consapevole che l’evento portava con sé valori religiosi e civili talmente unici e così intimamente legati alla storia della città, per i quali valeva la pena di mettere in campo un grande progetto di valorizzazione. All’inizio del 1983, dunque, avviò con decisione quel progetto, tra qualche diffidenza e un malcelato scetticismo anche all’interno della sua stessa maggioranza. Errico Centofanti - uno dei fondatori del Teatro Stabile dell’Aquila e direttore fino al 1982 - fu chiamato ad essere l’artefice del progetto di recupero della Perdonanza nei suoi valori civici e degli aspetti creativi delle manifestazioni culturali collegate. Per la consulenza storica - cito a memoria - il sindaco si avvalse delle competenze di Alessandro Clementi, di padre Giacinto Marinangeli e Walter Capezzali; per gli aspetti religiosi di padre Quirino Salomone e di mons. Virgilio Pastorelli, vicario dell’Arcivescovo dell’epoca, Carlo Martini; della Giunta si avvalse particolarmente dell’assessore alla Cultura, Carlo Iannini, e di chi scrive, allora assessore alle Finanze.
Errico Centofanti, nel frattempo, portò brillantemente a compimento, con l’autorevole sostegno del sindaco, la riacquisizione alla Municipalità - dalla Soprintendenza ai Monumenti dell’Abruzzo - della Bolla celestiniana, che fino ad allora era esposta come un qualunque documento d’archivio in una sala secondaria del Forte Spagnolo. Tra genialità artistica e rigore storico, Centofanti progettò l’impianto per la rinascita della Perdonanza Celestiniana, attingendo alle fonti degli antichi Statuti della Città e della tradizione secolare. Quindi ricostruì la composizione del Corteo, con un attento e rigoroso cerimoniale, che quantunque codificato fu purtroppo malamente manomesso dopo che egli ebbe lasciata la soprintendenza dell’evento, all’inizio degli anni Novanta.
Pensando appunto
al Corteo del 28 agosto, per l’annuale traslazione della Bolla dal municipio
alla basilica, si ritenne doversi trovare un sistema che incorniciasse con la
dovuta dignità e adeguata solennità l’antica pergamena, cosicché, accompagnandola
a Collemaggio, ciascun aquilano potesse ammirarla. Fu Remo Brindisi, cui il
sindaco s’era rivolto, a realizzare un’opera adatta allo scopo. L’artista creò
una grande teca a forma d’aquila, di color verde, rimasta esposta in municipio,
lungo lo scalone tra il primo e secondo piano di Palazzo Margherita, fino al
terremoto del 6 aprile 2009. Andammo da Remo Brindisi a Lido di Spina - il sindaco,
Centofanti ed io - per ritirarla, alcuni giorni prima della Perdonanza, nell’agosto
dell’83. Il grande pittore ci tenne felicemente ospiti nella sua splendida villa
rivestita di formelle di ceramica bianca, in verità un Museo Alternativo d’arte,
che attualmente porta il suo nome, con centinaia di opere di sommi artisti contemporanei
- da Picasso a Chagall, Braque, Dalì, Fontana, Modigliani, De Chirico, Guttuso
e tanti altri, oltre alla collezione di opere di Brindisi - insomma il meglio
della pittura del Novecento. La prima Perdonanza Celestiniana “rivitalizzata”,
come allora si scrisse, fu certamente un evento spartano, rispetto a quelle
degli anni seguenti. Eppure fu bella e di grande respiro. Fu un miracolo inatteso
per gli Aquilani, per i turisti e per gli Abruzzesi venuti a parteciparvi. Grande
anche il ritorno della Chiesa, presente con il Cardinale Carlo Confalonieri,
già pastore della diocesi aquilana, legato del Papa per l’apertura della Porta
Santa, con l’arcivescovo Carlo Martini e con il vescovo ausiliare Mario Peressin,
con un’imponente partecipazione di religiosi, in piena sintonia con
Davvero un buon
inizio, con un Corteo della Bolla ben costruito, severo e dignitoso:
Rinacque così
Negli anni seguenti, specie ad opera di Raoul Manselli e Edith Pasztor, come di altri illustri storici, si sarebbe dato un notevole impulso alla ricerca storica sul monaco Pietro Angelerio, poi papa Celestino V, restituendo a quella figura tutta la sua grandezza nella storia della cristianità e correggendo alla radice il giudizio, tanto superficiale quanto distante dalla realtà, invalso per secoli, che aveva dipinto Celestino dapprima come un povero monaco ignorante e poi come un pontefice pavido, restituendogli il posto che merita nella spiritualità del suo tempo, accanto a Gioacchino da Fiore e Francesco d’Assisi.
Ora, ad oltre
cinque lustri di distanza da quell’avvio di rivitalizzazione, molta strada è
stata compiuta. Pur con i problemi che la città sta soffrendo, è apprezzabile
lo sforzo di aver voluto celebrare degnamente gli ottocento anni dalla nascita
di Pietro Angelerio. Come sarà del pari importante ricordare, con il giusto
rilievo, in occasione della 719ma Perdonanza, nel 2013, la ricorrenza del settimo
Centenario della canonizzazione si San Pietro Celestino, avvenuta ad Avignone
ad opera di papa Clemente V. E tuttavia è pure doveroso sottolineare che tutto
questo è oggi possibile per la lungimiranza d’un sindaco che, tra non poche
incredulità e sufficienze, nel 1983 ebbe il coraggio di crederci e di guardare
lontano, restituendo dignità e valore ad un evento che per secoli aveva accompagnato
la storia della nostra città e connotato la sua spiritualità. (Goffredo Palmerini-