POLITICA INTERNAZIONALE
Al Sioi un incontro
sul numero di Limes “Il ritorno del Sultano”
La nuova dimensione geopolitica della Turchia
Mantica: “Riportare il baricentro europeo sul Mediterraneo.
ROMA – In occasione della pubblicazione del nuovo numero
della rivista di geopolitica Limes - titolo
“Il ritorno del Sultano” - si è svolto a Roma, presso la sede della Società
Italiana per l’Organizzazione Internazionale (Sioi),
un incontro sulla realtà geopolitica della Turchia. Il dibattito è stato aperto
dal direttore di Limes Lucio Caracciolo che ha ricordato
come, a partire dal prossimo 15 novembre, prenderà il via il master in Geopolitica
“Il mondo nuovo: le potenze dell’anarchia”, organizzato dalla Sioi,
dall’associazione di cultura internazionale Oltreillimes
e da Limes.
Caracciolo ha spiegato come il titolo del numero della
rivista si riferisca alla ritrovata dimensione imperiale della Turchia che rimane
il principale erede di quell’impero ottomano che per secoli fu tra i protagonisti
della storia europea e non solo. Una riscoperta di antiche pulsioni di influenza
e di potenza, che
Del dopo guerra fredda ha parlato anche il sottosegretario
agli Esteri Alfredo Mantica che ha evidenziato come “la recente invasione dell’Iraq
da parte degli americani abbia fatto venire meno, mettendo in moto altri equilibri,
l’illusione che gli Stati Uniti possano essere l’unica potenza in grado di regolare
la vita di questa parte del mondo”.
“Questo nostro insistere sull’ingresso della Turchia
in Europa - ha aggiunto il senatore Mantica dopo aver ricordato l’importanza
dei Balcani e dell’Asia per la politica estera italiana - viene dato dalla convinzione
profonda di dover riportare il baricentro europeo sul Mediterraneo”. Per il
sottosegretario agli Esteri si assiste alla crescita politica ed economica della
Turchia e al crollo dell’Egitto in qualità di garante, nell’ambito della strategia
americana, di una presenza occidentale. Una crisi che apre uno spazio enorme
nel Mediterraneo”. In questo contesto,
“Il sultano sta dunque tornando - ha concluso Mantica
- ma non è solo un fenomeno promosso in maniera autonoma dalla Turchia. Sono
infatti in atto profondi cambiamenti tra gli assetti e gli equilibri dell’area
che fanno capo alla Turchia e che la nostra politica del Mediterraneo deve imparare
a guardare sempre di più”.
Dal canto suo Margherita Paolini, coordinatrice scientifica
di Limes, ha spiegato come negli ultimi anni il governo
turco abbia aperto gli archivi fiscali dell’impero ottomano anche per fare luce
sull’acquisizione da parte di Israele dei territori utilizzati per l’espansione
degli insediamenti. Appezzamenti privati che il governo israeliano, secondo
la ricercatrice, avrebbe trasformato in pubblici attraverso l’utilizzo di un’antica
legge agraria ottomana.
Marco Ansaldo, giornalista de “
Yasemin Taskin,
corrispondente del quotidiano turco Sabah e di Limes, ha sottolineato come a tutt’oggi l’esercito, dopo le
riforme di stampo europeo portate avanti nel paese, abbia visto in Turchia decrescere
la propria influenza. Una posizione, quella dei militari, che viene ulteriormente
indebolita dalle recenti aperture democratiche del governo verso la questione
curda. Un problema quest’ultimo, che invece viene visto dall’esercito solo in
termini repressivi.
“A noi ci conviene stare con
Secondo Quercia la nuova strada della Turchia, basata
anche su una politica finalizzata all’azzeramento dei problemi con i vicini,
conviene all’Italia, ma presenta dei rischi - come ad esempio la nascita di
problemi con Israele, gli Stati Uniti e l’Unione europea - con eventuali pressioni
da parte di queste realtà che