INFORM - N.185 - 6 ottobre 2010


EDITORIA

Da “La Voce del Popolo

Siano confermati i contributi per i giornali all'estero

I tagli a La Voce approdano sul Corsera

 

FIUME - L’editoria non può più attendere. Troppi gli eventi negativi, troppe le chiusure e troppi anche i silenzi e le promesse puntualmente mancate. Questo è, in sintesi, quanto ribadito ieri nel corso di una conferenza stampa voluta dalla Fnsi per “illustrare la pesante situazione che si è venuta a creare nel settore editoriale, e sollecitare il governo a definire un intervento straordinario in attesa della promessa riforma del settore”. Il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, ha stigmatizzato la situazione denunciando che “viene cancellato il principio dell’informazione di essere un bene pubblico. I tagli all’editoria, quelli ai giornali di idee, ai giornali che non vivono solo di mercato e che non appartengono ai grandi gruppi, mortificano le professionalità e strangolano il settore”.

Siddi non ha esitato ad ammettere che nella logica dei contributi all’editoria “ci sono zone d’ombra” e che si può fare pulizia “e ridistribuire equamente le risorse”, ma ha sottolineato che l’informazione riveste un “interesse pubblico” che coinvolge anche le testate giornalistiche italiane all’estero, tra le quali ha citato espressamente anche La Voce del Popolo.

Una crisi drammatica, insomma, che ha travolto, come tristemente noto, anche questo quotidiano, cancellando anni di sforzi e sacrifici. E creando un “caso” che impone l’individuazione di soluzioni. Un “caso” del quale si è occupato anche il Corriere della Sera che ha riportato il trascorso dei contributi della legge 250/90 “mancati”, e le conseguenze prodotte dalla mancanza di fondi attraverso il racconto del direttore dell’Edit, Silvio Forza. Una vicenda fatta di promesse e di attese che si protraggono da anni e che porta a concludere, come si legge sul Corsera: “Ciò che colpisce di più è che i problemi non derivano da un calo dei lettori, né da difficoltà con i governi di Zagabria e Lubiana. L’intoppo viene da Roma”.(La Voce del Popolo, 6 ottobre/Inform)

 

 


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