CAMERA DEI
DEPUTATI
Conferenza internazionale su “Sicurezza, Sviluppo, Democrazia”
Frattini, promuoviamo la democrazia con il dialogo
ROMA - L’Italia vede nella democrazia “una base per lo
sviluppo e la sicurezza internazionale” perché le democrazie, “più degli altri
regimi/forme di governo, creano le condizioni migliori per lo sviluppo economico
e le opportunità di vita per la persona umana” e poi riescono a risolvere i
conflitti “senza il ricorso alla violenza”. I valori della democrazia, però,
vanno promossi con “il dialogo, il rispetto e la persuasione” e non imposti.
Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini, intervenendo alla
Camera dei deputati ad una conferenza internazionale organizzata dall’Alliance
of Democrats sul tema ‘Sicurezza,
Sviluppo, Democrazia’.
Questo approccio vale anche per l’Afghanistan. L'Italia
- ha spiegato il ministro - da tempo sostiene “l'importanza di un approccio
onnicomprensivo che dia sempre più rilievo alla componente civile” e che lavori
alla “solidità delle istituzioni, in modo da renderle capaci di rendere irreversibile
il processo democratico”. Inoltre, “siamo convinti che realizzare scuole, ospedali,
strade, università, tribunali siano obiettivi alla portata dello sforzo internazionale”.
Approfondendo poi la questione sicurezza, Frattini ha
ricordato che dopo l’11 settembre 2001 la natura della minaccia “è passata da
quella più facilmente intuibile dell’epoca della guerra fredda, a quella più
globale e sfaccettata rappresentata da una rete di fattori di instabilità potenzialmente
interconnessi: terrorismo, narcotraffico, tratta di persone, criminalità organizzata,
proliferazione nucleare”.
Frattini ha citato il caso di un’area in cima alle preoccupazioni
dell’Italia. “L'arco di instabilità che va dal Corno d'Africa allo Yemen getta
ombre inquietanti sulla sicurezza internazionale”, ha detto il Ministro, evidenziando
che in quest'area il quadro “sembra caratterizzato dalla coesistenza di tutti
quei fenomeni critici che minacciano il mondo contemporaneo”, la presenza di
un “failed State” come
Le soluzioni, secondo il titolare della Farnesina, passano
attraverso “strategie coordinate” tra i principali attori globali ed il “sostegno
ai processi di consolidamento istituzionale e riconciliazione politica interna”.
Inoltre, “non bisogna trattare una situazione critica come avulsa dalla realtà
circostante ma come aspetto di un quadro regionale e con l’imperativo di rimettere
il dialogo al centro dell’azione internazionale”. L’Italia, ha ricordato Frattini,
è in prima linea “per mantenere viva l’attenzione della Comunità internazionale
sulla Somalia e sensibilizzare i Paesi dell’area”. Ma “ci vuole più Europa:
non solo più fondi, ma più impegno politico, a cominciare da un inviato speciale
UE per il Corno d’Africa”. (