ITALIANI ALL’ESTERO
Lingua ed emigrazione: il dialetto lombardo in Nord America
Roy Bottarini, figlio di emigrati di Lonate Pozzollo
(Varese), ha composto una guida semplice ad uso dei discendenti dei lombardi
nel mondo
MANTOVA – Ernesto Milani dedica un articolo ad una raccolta di parole e frasi idiomatiche del dialetto parlato a Lonate Pozzollo, cittadina in provincia di Varese, alla fine del 1800. Frasi che Roy Bottarini ha trascritto ascoltando la lingua parlata dai suoi genitori, emigrati a San Rafael in California oltre un secolo fa.
“Una guida semplice ad uso dei pronipoti dei lonatesi per soddisfare la loro curiosità, nostalgia e magari per uso personale – scrive Milani nel contributo pubblicato sul portale dei Lombardi nel mondo (www.lombardinelmondo.org). Il dialetto, parlato ancora da alcuni emigrati lombardi in Nord America e sfoggiato da questi ultimi con orgoglio nel corso delle visite in Italia, va scomparendo nell’area lombarda in tempi rapidi.
Anche in Nord
America però, è difficile sentirlo parlare diffusamente, visto l’alto livello
di integrazione raggiunto dagli emigrati con il passare del tempo. “Qualche
traccia potrebbe ancora essere seguita – scrive Milani.- E’ facile trovare lombardi
a Boston; in Vermont, soprattutto a Barre, dove lavorarono dapprima nelle cave
di granito; a Walla Walla, nello stato di Washington, dove all’inizio coltivarono
cipolle. Difficile adesso incontrare lombardi nei primitivi luoghi di lavoro,
le miniere del Michigan o dell’Illinois, semplicemente perché la maggior parte
di esse sono state
chiuse e le successive migrazioni sono state soprattutto a carattere individuale
o familiare”.
Ma a St. Louis, in Missouri, “dove continua a prosperare il quartiere a prevalenza italiano della Hill, che culmina con la chiesa di Sant’Ambrogio, il lombardo è ancora inteso e parlato su richiesta. Qui – segnala Milani - grazie anche ai vari club, alla presenza di italiani provenienti da diverse regioni d’Italia, ma soprattutto di lombardi dalla zona di Cuggiono, Inveruno e paesi limitrofi e di siciliani, l’evoluzione del loro modo di esprimersi e di comunicare è degna di molta attenzione”.
“La preponderanza
dell’inglese e il giusto desiderio di imparare l’italiano combaciano con quanto
succede in Italia. Non c’è molto spazio per il dialetto. Tuttavia, come dice
Roy Bottarini, bisogna trovare il modo di onorare la memoria dei nostri antenati
e del mezzo con cui comunicarono tra di loro. In fondo fa parte della nostra
storia e non è facilmente sostituibile”. (