ASSOCIAZIONI
Rino Giuliani (Istituto Fernando Santi) sul no di Tremaglia
alla fiducia posta da Berlusconi
“Il governo non fa nulla per gli italiani all’estero”
ROMA – “La motivazione
con
Commenta così
la decisione di Mirko Tremaglia, già ministro degli italiani all’estero e oggi
deputato del gruppo Futuro e Libertà per l’Italia, di non votare la fiducia
al governo Berlusconi (vedi
“Nell’assemblea del CTIM convocata a Ciampino a 24 ore dalla annunciata fusione delle due componenti del partito di Berlusconi, Tremaglia alla presenza del presidente della Camera si è battuto perché il CTIM non diventasse un settore di partito – ricorda Giuliani, - scomparendo dalla geografia dell’associazionismo nel quale ha il suo ruolo storico di associazione di italiani all’estero, con la sua peculiare cultura politica”.
“Sono andato a quella drammatica riunione come rappresentante della CNE per intervenire a sostegno delle ragioni avverse alla auto-liquidazione del CTIM, riscontrando in quella sede un senso di appartenenza all’associazionismo estesa e convinta. – egli prosegue - In una fase di incertezze e di novità decise centralisticamente, Tremaglia era riuscito a strappare al presidente Fini, arrivato all’assemblea di Ciampino per un saluto, la promessa del suo impegno affinché il CTIM non venisse sciolto d’autorità e così è avvenuto, il CTIM non è stato sciolto”.
“A fronte del peggioramento della condizione della stragrande maggioranza degli italiani, a fronte del processo di pauperizzazione progressiva di larghe fasce della popolazione, a fronte della caduta libera di molti nel buco nero della povertà, - prosegue Giuliani - ad alcuni potrebbe sembrare eccessivo il fatto che l’associazionismo seguiti a rilanciare gli obiettivi di giustizia sociale e di eguaglianza fra i cittadini, ivi compresi quelli all’estero”. Una sfida, quest’ultima, su cui però, precisa Giuliani, l’associazionismo non intende abbassare la guardia, “come ribadito di recente con il voto unanime nel rinnovo degli organismi della CNE che ha riconfermato la “piattaforma” elaborata negli ultimi anni”.
“Nei confronti delle associazioni, - afferma Giuliani - i partiti, da quelli a leadership ‘carismatica’ a quelli ‘liquidi’, non dovrebbero praticare una vocazione totalitaria che contrasta con i tempi che viviamo, ma anche con il tipo di strutture di partito esistenti. L’associazionismo piuttosto deve unirsi, deve darsi la sua nuova identità”.
“Un’identità,
che costantemente va costruita - egli conclude – e che deve nascere dal costante
evolversi della vita delle associazioni, dal ridefinirsi dei loro distinti profili,
attraverso il vaglio critico dell’esperienze in atto dell’associazionismo nazionale
ma anche di quello regionale, che deve essere messo al riparo dai rischi del
localismo auto-referenziato”. (