MISSIONARI ALL’ESTERO
“Sulle rotte del mondo” approda in Medio
Oriente
Gerusalemme vista da Oriente: un incrocio
di culture e religioni
TRENTO - C'è un
modo di guardare al mondo che è proprio degli occidentali, degli europei in
particolar modo: retaggio del passato coloniale, esso è detto "eurocentrico".
Ma se ci spostiamo ad Oriente le cose cambiano: nelle carte geografiche è
Ad aprire il confronto, dopo i saluti dell'arcivescovo di Trento Luigi Bressan e dell'assessore alla solidarietà internazionale Lia Giovanazzi Beltrami, Nibras Breigheche, che ha spiegato cosa Gerusalemme rappresenti agli occhi di tutti i musulmani, da quelli che vivono in Italia a quelli che vivono in Estremo oriente. "Per noi Gerusalemme è stata la prima 'direzione' nella quale rivolgerci durante la preghiera; poi dopo le persecuzioni subite, i musulmani si sono rivolti a Medina. Ma Gerusalemme è sempre rimasta nel cuore. Inoltre Gerusalemme è menzionata molte volte nel Corano. Anche Maometto compie un miracoloso viaggio notturno dalla Mecca a Gerusalemme e prega assieme ai profeti che lo hanno preceduto. Poi da lì viene elevato al cielo dove riceverà l’ordine di pregare cinque volte al giorno, uno dei pilastri della pratica religiosa dell’Islam. Gerusalemme è città di profeti e la città di Maria, a cui è dedicata un’intera Sura del Corano. E la figura di Maria – così come quelle dei profeti – accomuna cristiani e musulmani. Ed ancora: Gerusalemme per i musulmani è importante sul piano artistico, in particolare per la moschea che sorge sulla 'spianata delle moschee', appunto, con la sua cupola dorata.”
Infine, come ricordato da Breigheche, la città è importante sul piano politico e dei principi: quando cade in mani musulmane, il califfo Omar si impegnò (appunto con il 'patto di Omar, 637 d.C.) a rispettare i cristiani che la abitavano. "Il documento - ha detto - rappresenta uno dei più importanti esempi di tolleranza, o meglio di riconoscimento di un'altra fede, in epoca medioevale." Insomma, i motivi per i quali la città è particolarmente sacra anche ai musulmani sono molti.
Padre Pietro Kaswalder
vive a Gerusalemme da 31 anni. “Nel titolo dato a questo incontro - ha detto
- quel visto da Oriente è molto importante. Gerusalemme è metafora della vita,
metafora dell’esperienza del credente. Abramo, il fondatore delle religioni
monoteiste, viene da Oriente. E’ un uomo in cammino, è un pellegrino alla ricerca
di dio e dell’obbedienza a dio. Accoglie l’invito a lasciare la sua terra e
ad andare. Dove? A Gerusalemme. Gerusalemme diventa un punto di arrivo. Abramo
vive però nella terra promessa, Israele o
Ma anche Gerusalemme, a sua volta, guarda all’Oriente, anche da Gerusalemme si vorrebbe partire, verso Est: dall’Oriente viene la luce, metafora della vita. Il giardino dell’Eden è in Oriente. E’ dall’Oriente che Adamo ed Eva vengono cacciati. L'Oriente rimane nell’uomo come miraggio, come luogo al qual tornare.Ma se oggi Gerusalemme guarda a Oriente vede un pericolo, l’Iran. E viceversa: chi guarda da Oriente a Gerusalemme vede il Sionismo, una realtà che fa paura. Oggi, poi, Gerusalemme è meta di viaggio e punto di attrazione anche per chi non è legato ad Abramo, ovvero per l’ebreo, per il musulmano, per il cristiano. Ad esempio per i popoli dell’Asia orientale. Solo turisti? Probabilmente no. Gerusalemme può essere un punto di richiamo anche per i non-abramitici."
Infine padre Dall’Oglio.
"Anche nel mio monastero vengono molti visitatori dall’Asia Orientale.
Vengono ad esempio giovani cinesi; sono la generazione post-comunista, i genitori
non hanno passato loro nessuna conoscenza profonda delle tradizioni spirituali
della loro terra. Il Medio Oriente rappresenta per essi un polo, un punto verso
il quale guardare. Presto ci sarà il Sinodo sul Medio Oriente, un evento molto
importante.
"La problematica
di Gerusalemme non si risolve con la diplomazia dei compromessi, con la correttezza
politica. Si risolve solo in un dialogo che però tenga conto dell’inossidabilità
delle posizioni dei musulmani e degli ebrei. E’ solo a partire da qui che il
miracolo può avvenire. Il mistero del dialogo è questo: in quello che sembra
un tetto di piombo si aprono degli spiragli, delle possibilità. Riguardo al
Sionismo: il documento preparatorio del Sinodo dice che il Sionismo è una questione
politica e che come tale non riguarda