INFORM - N.180 - 29 settembre 2010


MISSIONARI ITALIANI ALL’ESTERO

“Sulle rotte del mondo”: incontro con don Nandino Capovilla, responsabile di Pax Christi in Palestina

Un prete veneto nell'inferno di Gaza

 

TRENTO - Quando sullo schermo della Sala della rappresentanza della Regione Trentino Alto Adige - teatro nell'ambito di "Sulle rotte del mondo" dell'incontro con don Nandino Capovilla, responsabile di Pax Christi per le attività in Palestina - scorrono le immagini del mare di Gaza, il combattivo sacerdote, per anni parroco a Murano, non può fare a meno di dirlo, quasi in un sospiro amaro e rassegnato: "Questo è un mare meraviglioso, molto migliore di quello della mia terra, del Veneto, ma è il mare di una terra prigioniera di un incubo. Perché Gaza è la più grande prigione del mondo". Parole ed immagini forti alla presentazione del libro di don Capovilla, "Un parroco all'inferno", edito dalle Paoline nel 2009. In una sala attenta e partecipe, è toccato ad Antonella Carlin condurre l'incontro.

In apertura don Capovilla sceglie di proiettare le immagini di una sua intervista ad Abuna Manuel Musallam, prete palestinese a Gaza, che è anche il protagonista del suo libro - testimonianza. "Come essere umano, come palestinese, e come arabo, prima che come cristiano e prete, finché avrò respiro, testimonierò quello che ho visto e vissuto per anni nella prigione di Gaza». Abuna Manuel ha trascorso 14 anni a Gaza, insieme ai suoi parrocchiani e ai fratelli musulmani con cui ha condiviso gioie e dolori, feste e lutti. E ai quali rivolge un chiaro messaggio: "Tra la schiavitù e la morte io preferisco la morte".

Nel libro racconta la sua esperienza a Gaza: le frasi di Vangelo inviate via sms a centinaia di famiglie per infondere forza e speranza; il pane preparato nei locali della scuola per sfamare la gente; la convivenza – eccellente – tra musulmani e cristiani, uniti dalla consapevolezza di appartenere all’unico popolo palestinese; i brandelli di un’umanità ferita fisicamente e moralmente, che però non abbandona mai la speranza. Chiudono il volume una lettera aperta di Abuna Manuel a papa Benedetto XVI e l’estratto di un’inchiesta internazionale sulle violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza.

Non ha dubbi, don Capovilla: "Gaza è l’inferno, oggi. E' una prigione a cielo aperto. Elettricità, acqua, gas, sono razionati, le frontiere sono controllate da militari israeliani e la popolazione riesce a procurarsi cibo solo attraverso i tunnel. A tutto questo si aggiungono gli effetti devastanti dell’operazione ‘Piombo Fuso’, messa in atto da Israele il 27 dicembre 2008, quando i bombardamenti hanno causato più di 5000 feriti e circa 1400 morti, di cui più di 300 bambini".

E' amara la sua riflessione: "Proprio i fatti di queste ore ci dicono che la pace si allontana e che l'incubo continuerà. Anche perché c'è un silenzio assordante da parte dei grandi mezzi di comunicazione. Venerdì prossimo io sarò nel quartiere di Gerusalemme Est, sempre più smembrato e colonizzato, a protestare insieme a David Grossman, il grande scrittore israeliano che è testimone della possibilità che arabi ed ebrei si impegnino, per davvero, a favore di una convivenza pacifica. Sfidando chi, invece, punta solo sulla costruzione di muri e sulle divisioni. Quella che si perpetua è una colossale ingiustizia ai danni del popolo palestinese. Ci prendono in giro perché la pace sarebbe possibile domani mattina",

Don Nandino Capovilla aggiunge: "Quando papa Giovanni Paolo II disse che non di muri ma di ponti aveva bisogno la terra di Palestina, descrisse mirabilmente il nostro stato d'animo. Il paradosso è che il nostro impegno venga bollato come antisemita. Quando invece cerchiamo di organizzare pellegrinaggi di giustizia, di dare voce e dignità ad un milione e mezzo di persone che - e questo ancora mi stupisce, sempre -, nell'assenza di speranza riesce a lanciare messaggi di speranza. Ogni volta che ritorno a Gaza mi sorprendo: 21 mila studenti universitari, il no ad una politica che punta a creare una società basata sui tunnel, dove i collegamenti e le strade passano sotto terra, in quello che qualcuno vorrebbe come lo Stato dei topi".

"La Chiesa ha sempre condiviso la sofferenza del popolo palestinese - aggiunge don Capovilla - e il 19 ottobre prossimo, al Sinodo dei vescovi, ci sarà un momento importante. La presentazione del volume "Kalos Palestina", il seguito ideale di quel "Kairos Sudafrica" che fu tappa importante nella lotta all'apartheid. In questo libro sarà rappresentato il grido dei figli che soffrono e questo non ha nulla a che vedere con l'antisemitismo. E' una battaglia di dignità e di giustizia". (Inform)

 

 

 


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