STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“Tribuna Italiana”, Buenos Aires, 29 settembre 2010
Lettere al direttore
Il sen. Pallaro “tenne in ostaggio” il
governo Prodi?
Caro Direttore,
nelle ultime
settimane, a causa della crisi nel partito di maggioranza e della perdita di
alcuni parlamentari del Pdl che sono andati con Fini, ho letto due volte sul
“Corriere della Sera”, dell’allora senatore Luigi Pallaro citato come responsabile
della tenuta o della caduta del governo Prodi. In un sottotitolo dice addirittura
“quando Prodi era ostaggio del ‘senador’ Pallaro”.
Ma è stato proprio
così? Cosa può dirmi al riguardo? Grazie e cordiali saluti. (Salvatore Aquilano)
Caro Aquilano,
come Lei ricorderà, il risultato delle elezioni politiche del 2006, le prime alle quali abbiamo partecipato gli italiani all’estero, è stato deciso per una manciata di voti, in favore dell’Unione, la coalizione del centrosinistra guidata da Romano Prodi. Una coalizione molto variegata composta da ben undici partiti che spaziava dal centro all’estrema sinistra. Da ex democristiani e liberali al partito dei comunisti italiani.
In ragione della legge elettorale, la distribuzione dei seggi al Senato, comportò un sostanziale pareggio tra le coalizioni capeggiate da Prodi e da Berlusconi. C’è da ricordare inoltre che sia il centrodestra che il centrosinistra o i partiti che conformavano le rispettive coalizioni, presentarono una o più liste nella Circoscrizione estero. Tra tutti i 18 eletti all’estero, in quelle prime elezioni, solo due, Luigi Pallaro e Ricardo Merlo, non appartenevano ai partiti che facevano parte delle due coalizioni, ma alla “Associazioni Italiane in Sud America”.
Certamente lei ricorderà quanto annunciava Pallaro durante la campagna elettorale nel senso che non andava in Italia per decidere chi doveva governare, ma ad appoggiare il governo eletto dagli italiani in Italia. Governo al quale avrebbe spiegato la realtà delle comunità italiane all’estero, portato le nostre richieste e cercato di sensibilizzare per ottenere un rapporto nuovo con la diaspora. Un rapporto nuovo e positivo e favorevole, sia per l’Italia, sia per gli italiani all’estero, sia per i Paesi che ci accolgono.
Come dicevo, la maggioranza alla Camera era di oltre quaranta voti in favore della coalizione di Romano Prodi. Al Senato il centrosinistra conquistò 158 scranni, contro 156 del centrodestra. C’erano poi sette senatori a vita, che non modificavano l’equilibrio tra le due coalizioni e un senatore indipendente, cioè Pallaro.
Al momento quindi di decidere l’appoggio al governo Prodi, il voto di Pallaro non era matematicamente determinante. In altre parole, non è che il governo Prodi nacque grazie al voto di Pallaro. Il “professore”, pur se con una differenza ridotta all’osso, aveva conquistato nelle urne la sua maggioranza. Quindi, quando Pallaro votò in sostegno del suo governo, non fece altro che essere coerente con quanto aveva annunciato nella campagna elettorale, appoggiando il governo che era stato formato secondo il voto degli italiani.
I contrasti interni a i voltafaccia di alcuni senatori, portarono ad una ulteriore riduzione del numero dei senatori dell’allora maggioranza di centrosinistra.
Infatti, prima fu Sergio De Gregorio, eletto nelle liste dell’Italia dei valori di Di Pietro, che faceva parte della coalizione di Prodi, ad annunciare il suo passaggio al gruppo misto, togliendo un voto all’Unione. Più tardi si dissociarono dalla coalizione del centrosinistra, i senatori della sinistra Turigliatto (Rifondazione comunista) e Fernando Rossi (Verdi - comunisti Italiani).
A quel punto - siamo già entrati nel 2007 - il voto di Pallaro è diventato più importante, più necessario. Ma il senatore residente a Buenos Aires non chiedeva la luna.
Infatti, nel suo primo incontro con Prodi, quando fu invitato per chiedere il suo sostegno al governo dell’Unione, Pallaro cercò di sensibilizzare il nuovo capo del governo, principalmente su tre punti, che erano urgenti per noi, italiani all’estero residenti nell’America Meridionale: rete consolare, assistenza agli anziani e la possibilità di trasmissione della cittadinanza ai nati da donne italiane prima del 1948.
Naturalmente c’erano altre cose, quali le possibilità di accesso a corsi di formazione per i discendenti, maggiori e migliori rapporti economici, politici e culturali tra l’Italia e i paesi di accoglienza.
Prodi e il viceministro Franco Danieli, si trovarono concordi nel ritenere necessario dare un segnale di cambiamento verso gli italiani nel mondo e capirono ciò che Pallaro era andato a dire a Roma.
Frutto di quell’opera di sensibilizzazione fatta da Pallaro e della sensibilità dimostrata da Prodi e Danieli, nella Finanziaria 2007 ci fu un aumento dei fondi per la rete consolare e per l’assistenza diretta e indiretta. Intendiamoci, non una montagna di soldi, ma 24 milioni di euro.
Nei consolati furono assunti contrattisti e inviato altro personale da Roma e per l’assistenza furono assicurati maggiori fondi e, per quanto riguarda i connazionali indigenti residenti in Argentina, si studiò una formula, il contratto con una ditta locale con la quale contrattare una assicurazione sanitaria, per un periodo di due anni, poi rinnovato. Un contratto del quale si occupò l’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires e che, a causa degli aumenti dei costi e della contemporanea riduzione dei fondi a disposizione decisa dall’attuale governo e votata da chi è andato al Senato in questa legislatura, è stato disdetto dalla Swiss Medical, che aveva vinto la gara a suo tempo, a partire dal 1º gennaio dell’anno venturo.
Tornando a Pallaro, neanche la caduta del governo Prodi può essere addebitata a lui, perché se è vero che stava con la famiglia a Punta del Este quando fu chiesta la fiducia a Prodi, il 24 gennaio 2008, è anche vero che a quel punto altri senatori condizionavano il suo appoggio al governo dell’Unione e in definitiva furono Clemente Mastella e Lamberto Dini, che erano stati eletti nella coalizione di governo, coloro che votarono contro Prodi, dando il colpo definitivo per la sua caduta.
Lei, caro Aquilano, forse si chiederà perché i giornali italiani continuano a dare quell’immagine di Pallaro.
Posso solo rispondere che Pallaro non è mai stato un politico per cui, quando ha parlato con i giornalisti italiani, è sempre stato fedele al suo modo di essere.
Inoltre, buona parte della stampa italiana, compreso il Corriere della Sera, non si è quasi mai occupata degli italiani all’estero. E quando lo ha fatto, è stato in genere per dipingere se non gli aspetti negativi, quelli più coloriti, folcloristici. Oppure, come fa il bravo Gianantonio Stella, per sostenere la tesi che gli italiani che durante decenni sono stati costretti a emigrare, erano uguali, e facevano le stesse cose che fanno gli immigrati che oggi arrivano in Italia. Non entriamo in quella polemica. Ma certamente nessun giornalista si è messo a raccontare quel che hanno fatto gli italiani in questo Paese, lungo oltre un secolo di presenza al Plata, né il contributo economico, sociale e di immagine che hanno dato all’Italia.
Non lo raccontano perché non hanno idea, oppure perché lo ritengono poco interessante.
Quando l’allora senatore Pallaro parlava coi giornalisti italiani di queste cose a Roma, ha ricevuto qualche pacca sulle spalle, qualche congratulazione, ma poi hanno continuato a chiedergli se avrebbe continuato ad appoggiare il governo, oppure se aveva deciso di farlo cadere.
Dopo continuavano - e continuano - a scrivere che Pallaro teneva in ostaggio il governo Prodi. Si dirà che sono le regole del giornalismo. Certamente. Di un giornalismo provinciale, come provinciale è la politica italiana. Soltanto che, come comunità italiana in Argentina, non possiamo semplicemente leggere acriticamente ciò che vengono a raccontarci dall’Italia.
L’esperienza di Pallaro al Senato fu l’inizio di un cambiamento positivo per gli italiani nell’America meridionale. La fine della legislatura segnò anche la fine di quell’esperienza positiva. Quel che è venuto dopo, sono stati solo tagli, riduzione di fondi, disprezzo nei confronti dei rappresentanti che noi abbiamo eletto e noncuranza nei confronti degli italiani all’estero. (Marco Basti)
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